Leone XIV: «Perseveriamo nell'invocare il dono della Pace»
Stamattina Leone XIV, durante la preghiera del Regina Coeli dal Palazzo Apostolico, ha rivolto un pensiero speciale «ai popoli tormentati dalla guerra, ai cristiani perseguitati per la loro fede, ai bambini privati dell’istruzione». Poi il ricordo di papa Francesco, morto lo scorso anno proprio nel giorno del Lunedì dell'Angelo.

«Perseveriamo nell'invocare il dono della pace per tutto il mondo». In una piazza San Pietro assolata, nella mattina del Lunedì dell’Angelo, papa Leone XIV ha concluso la preghiera del Regina Coeli dal Palazzo Apostolico rilanciando, ancora una volta, il suo appello per la cessazione dei conflitti. «Annunciare in parole e opere la Pasqua di Cristo significa dare nuova voce alla speranza, altrimenti soffocata tra le mani dei violenti - ha sottolineato -. Quando viene proclamata nel mondo, infatti, la Buona Novella rischiara ogni ombra, in ogni tempo». Un'invocazione alla pace che prosegue, dopo che ieri il Papa aveva concluso il suo consueto Messaggio pasquale, dalla loggia centrale della Basilica vaticana, invitando i fedeli alla veglia per la pace del prossimo 11 aprile, presieduta da lui stesso nella Basilica di San Pietro.

Iniziando la preghiera mariana, Prevost ha ricordato che oggi, nel giorno che segue la Pasqua, «la liturgia celebra l’ingresso dell’intera creazione nel tempo della salvezza», in cui «la disperazione della morte è tolta per sempre, nel nome di Gesù». Poi si è soffermato sul brano di Vangelo del Lunedì dell’Angelo (Mt 28, 8-15), sottolineando come la Parola spinga a scegliere tra due racconti diversi rispetto alla Resurrezione. Quello «delle donne, che hanno incontrato il Risorto» o quello «delle guardie, che sono state corrotte dai capi del sinedrio». Le prime, ha spiegato il Papa, «annunciano la vittoria di Cristo sulla morte», mentre le seconde «annunciano che la morte vince sempre e comunque». Per i soldati, infatti, secondo il Vangelo, Gesù non è risorto, ma il suo corpo è stato rubato. «Da uno stesso fatto, il sepolcro vuoto, sgorgano due interpretazioni: - ha sottolineato ancora - una è fonte di vita nuova ed eterna, l’altra di morte certa e definitiva».

Queste due versioni opposte dello stesso avvenimento aiutano a riflettere, secondo il Pontefice, sul «valore della testimonianza cristiana e sull’onestà della comunicazione umana». Molto spesso infatti, ha proseguito, «il racconto della verità viene oscurato da fake news», cioè «da menzogne, allusioni e accuse senza fondamento». Mentre proprio la Pasqua diventa la «buona notizia da testimoniare nel mondo», che «redime dal sepolcro il nostro futuro», oggi più che mai in un tempo afflitto da guerre e violenze sempre più diffuse. E «quanto è importante che questo Vangelo raggiunga soprattutto quanti sono oppressi dalla malvagità, che corrompe la storia e confonde le coscienze!», ha aggiunto Leone XIV, il cui pensiero è andato «ai popoli tormentati dalla guerra, ai cristiani perseguitati per la loro fede, ai bambini privati dell’istruzione». Prima di concludere Prevost ha ricordato nella preghiera, «con particolare affetto», papa Francesco, che «proprio il Lunedì dell’Angelo dello scorso anno ha consegnato la vita al Signore», il 21 aprile 2025. E poi ha ringraziato quanti, nei giorni appena trascorsi del Triduo pasquale, gli «hanno fatto pervenire espressioni di augurio per la Santa Pasqua».
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