«Lascio il sacerdozio»: la scelta di don Alberto Ravagnani, lo «smarrimento» dei suoi ragazzi
È una decisione che genera «sofferenza» quella del sacerdote influencer milanese di non essere più prete. I giovani della Fraternità che aveva fondato si dicono però decisi a proseguire la loro esperienza ecclesiale

«Ciao a tutti, mi chiamo don Alberto Ravagnani, sono un prete e ho scelto di lasciare il ministero sacerdotale». In pochi secondi di video su Instagram il 32enne prete milanese reso celebre dal suo talento comunicativo online ha dissolto l’idea che la notizia circolata sabato potesse non essere del tutto vera. Invece, come già annunciato dal vicario generale della diocesi ambrosiana monsignor Franco Agnesi, è proprio così: «Don Alberto Ravagnani ha comunicato all’Arcivescovo la decisione di sospendere il ministero presbiterale». Quel “sospendere” poteva lasciare un margine di interpretazione, anche se Agnesi parlava di «sofferenza che una simile decisione provoca in tante persone». E invece il prete influencer ha davvero deciso di non essere più prete. E lo spiega con il linguaggio visivo che in questi anni lo ha fatto conoscere ovunque: «Le ragioni della mia scelta sono tante e complesse», spiega nel video, aggiungendo di essere «molto consapevole di quello che sto facendo, ci ho pensato tanto, mi sono confrontato tanto. Certo, ora non so esattamente che cosa succederà, però sono sereno perché continuerò a vivere la mia missione, a seguire la mia vocazione, a fare del bene. Non indosserò il colletto, non celebrerò la Messa, ma il mio cuore sarà sempre lo stesso. Anzi, adesso forse persino più libero e più vero».
Per saperne di più c’è un’ora di dialogo su YouTube con Giacomo Poretti per i suoi “Poretcast”, la serie di colloqui con personaggi noti di ogni ambiente, in cui don Alberto spiega che «il treno è rimasto lo stesso però sono cambiati i binari. Desidero vivere per Dio, seguire il messaggio di Gesù, vivere la mia umanità il più possibile in maniera divina, però non più da prete. In questi anni mi sono reso conto che è molto difficile, forse impossibile, comunque non è sano che mi sforzi di stare dentro un ruolo, un vestito che ormai mi sta stretto». Un percorso del quale davvero si fatica ora a capire i passi e gli approdi, e che suscita una moltitudine di domande, emerse anche nelle reazioni online alla sua dichiarazione. La prima delle quali è se vorrà continuare a fare ciò che l’ha reso così popolare tra tanti giovani anche lontani dalla fede, che hanno mostrato di apprezzare la sua capacità di comunicare l’essenziale del Vangelo in un linguaggio comprensibile alle generazioni di “nativi digitali”, con la forza e la credibilità che può avere un sacerdote sempre chiaramente identificabile come tale. Dal primo video in piena pandemia, Ravagnani ha seminato online risposte sulla Chiesa e la fede accessibili a tutti, tanto che la sua crescente insofferenza a ciò che quella stessa Chiesa indica e – quando necessario – dispone, affiorata nei video degli ultimi mesi, ha suscitato in molti sorpresa e dissensi, come per una fiducia tradita.
Ora l’abbandono del sacerdozio è uno shock per chi ancora credeva nel suo impegno a essere testimone dentro la Chiesa nella galassia digitale, una ferita per quanti hanno creduto sino all’ultimo che un creativo come lui trovasse la sua strada per dare ancora più frutto, una delusione per i tanti che non lasciano il loro servizio ecclesiale per la fatica della dedizione quotidiana. Altri invece hanno visto confermata purtroppo l’idea che il suo disagio avesse superato il punto di non ritorno e che la decisione fosse solo questione di tempo. Il suo nuovo libro dal significativo titolo “La scelta”, in uscita nei prossimi giorni, chiarirà le ragioni di una distanza dalla Chiesa che sembra essersi fatta incolmabile. Sullo sfondo, la riflessione sugli effetti della fortissima e continua esposizione di un sacerdote su una ribalta come quella dei social dove tutto si gioca sui numeri dei follower (per don Alberto quasi 300mila) e la popolarità può tracimare sino a distorcere – per chiunque – la percezione della realtà.
I più costernati sono però i ragazzi della Fraternità che Ravagnani ha fondato e che parlano di «smarrimento e sofferenza». E se don Alberto si dice convinto che l’esperienza giovanile «crescerà, troverà la sua strada, continuerà a fare del bene», i suoi ormai ex ragazzi non vogliono mollare: «Questo passaggio segna per Fraternità un momento decisivo. Il desiderio è di continuare a camminare nella Chiesa e con le Chiese locali, nella convinzione che anche le fasi più complesse possano diventare occasione di crescita e di rinnovata consapevolezza». Quasi un messaggio a don Alberto. Lo stesso che, nella preghiera, gli rivolge chi continua a volergli bene.
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