Il Papa: «La guerra è tornata di moda, preghiamo per la pace»
di Agnese Palmucci, Roma
Stamattina, nell'udienza generale, Leone XIV ha proseguito la meditazione sulla Costituzione conciliare "Dei Verbum", incentrando la sua catechesi su «Gesù Cristo rivelatore del Padre». Poi ha pregato per l’unità dei cristiani.

«L’umanità di Gesù che rivela il Padre, ci aiuti a trovare cammini di giustizia e di riconciliazione», ha detto papa Leone XIV durante il saluto ai fedeli dopo l'udienza generale di stamattina. In Aula Paolo VI il Pontefice ha proseguito, con la seconda meditazione sulla Costituzione dogmatica Dei Verbum, incentrata stavolta su «Gesù Cristo rivelatore del Padre», il ciclo dedicato ai Documenti del Concilio Vaticano II, annunciato e voluto dallo stesso Prevost. Non poteva mancare oggi, proprio a partire dall’«umanità» di Gesù, che conosce le sofferenze del mondo, la preghiera per la pace, «in un momento della storia che sembra segnato da una crescente perdita del valore della dignità umana e in cui la guerra è tornata di moda», ha denunciato il Papa. Pace «autentica» che è dono di Dio stesso, ha ricordato rivolto ai fedeli di lingua araba presenti all’udienza, «nostra speranza in ogni circostanza».

«Gesù ci rivela il Padre coinvolgendoci nella propria relazione con Lui», ha detto poi iniziando il suo intervento, in un’Aula Nervi ancora una volta gremita di fedeli provenienti da ogni parte del mondo. «Nel Figlio inviato da Dio Padre "gli uomini [...] possono presentarsi al Padre nello Spirito Santo e sono fatti partecipi della natura divina" - ha proseguito citando la Costituzione -. Giungiamo dunque alla piena conoscenza di Dio entrando nella relazione del Figlio col Padre suo, in virtù dell’azione dello Spirito». Mercoledì scorso nella prima catechesi su Dei Verbum il Papa aveva iniziato sottolineando come Dio si riveli agli uomini «in un dialogo di alleanza», nel quale si rivolge a loro «come ad amici». Si tratta, ha aggiunto stamattina, di una «conoscenza relazionale», che «non comunica solo idee, ma condivide una storia e chiama alla comunione nella reciprocità». La rivelazione del Padre, dunque, ha proseguito Leone XIV, «si compie in un incontro storico e personale nel quale Dio stesso si dona a noi, rendendosi presente», e «noi ci scopriamo conosciuti nella nostra verità più profonda».


Grazie a Gesù Cristo, infatti, «conosciamo Dio come siamo da Lui conosciuti», ha ribadito il Pontefice, «in Cristo, Dio ci ha comunicato sé stesso e, allo stesso tempo, ci ha manifestato la nostra vera identità di figli, creati a immagine del Verbo». Come attesta anche l’evangelista Luca, che nel capitolo 10 (21-22) sottolinea le parole del Signore rivolto al Padre: «Tutto è stato dato a me dal Padre mio e nessuno sa chi è il Figlio se non il Padre, né chi è il Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio vorrà rivelarlo». Gesù Cristo «è il luogo in cui riconosciamo la verità di Dio Padre - ha aggiunto ancora il Papa - mentre ci scopriamo conosciuti da Lui come figli nel Figlio, chiamati allo stesso destino di vita piena».

Ma Cristo è «rivelatore del Padre» anche «con la propria umanità», ha specificato Prevost, e proprio «perché è il Verbo incarnato che abita tra gli uomini», egli «ci rivela di Dio con la propria vera e integra umanità». Perciò, ha aggiunto citando ancora Dei Verbum, Gesù «vedendo il quale si vede il Padre», «completa, compiendola, la rivelazione» (DV, 4). Non è possibile, quindi, conoscere Dio in Cristo senza «accogliere la sua umanità integrale»: infatti, ha proseguito Leone XIV, «la verità di Dio non si rivela pienamente dove si toglie qualcosa all’umano, così come l’integrità dell’umanità di Gesù non diminuisce la pienezza del dono divino». A raccontare «la verità del Padre» è quindi «l’umano integrale di Gesù», e a salvare l’umanità non sono soltanto «la morte e la risurrezione di Gesù», ma «la sua persona stessa»: il Signore «che s’incarna, nasce, cura, insegna, soffre, muore, risorge e rimane fra noi», ha continuato.

Non si può considerare Cristo soltanto «come un canale di trasmissione di verità intellettuali», dunque, per «onorare la grandezza dell’Incarnazione», ha evidenziato il Papa. «Se Gesù ha un corpo reale, la comunicazione della verità di Dio si realizza in quel corpo, col suo modo proprio di percepire e sentire la realtà, col suo modo di abitare il mondo e di attraversarlo», ha concluso. E’ grazie a Cristo «che il cristiano conosce Dio Padre e si abbandona con fiducia a Lui».
Saluti dopo l’udienza
Nella "Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani", Leone XIV, rivolgendo il suo saluto ai fedeli di lingua tedesca, ha ricordato che Gesù, prima della sua Passione, «ha pregato per l’unità dei suoi discepoli». Allo stesso modo ha chiesto di pregare con lui «affinché tutti i suoi discepoli trovino l’unità, perché il mondo creda in lui e nella sua rivelazione». Rivolgendosi ai pellegrini italiani, il Papa ha esortato a pregare il Signore perché elargisca «il dono del suo Spirito a tutte Chiese sparse nel mondo» perché, attraverso di esso, «i cristiani allontanino la divisione per comporre saldi legami di unità».
Il Papa, poi, ha salutato, i pellegrini di lingua francese, esortandoli a «imparare dalla contemplazione della persona di Cristo ad amare» e «ad agire come Egli ci rivela, per servire al meglio i nostri fratelli e permettere loro di vedere in noi il riflesso del volto di Dio». Rivolto ai fedeli polacchi, invece, ha ricordato che con il Battesimo Dio «ha stabilito con ciascuno di noi un’alleanza che realizziamo attraverso la nostra umanità». Da qui la sua «ricetta sicura per una vita felice»: servirsi di «ogni gesto di gentilezza umana e di promozione dei valori cristiani per rivelare Dio al mondo, edificando il Regno di Cristo». Infine il Pontefice ha salutato i pellegrini di lingua inglese, specialmente quelli provenienti dalla Gran Bretagna, dall’Olanda, dagli Stati Uniti. Poi ancora i fedeli di lingua cinese e spagnola.
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