Come saranno gli oratori di domani? A Milano si costruisce il futuro

L’introduzione ormai consolidata delle figure di educatori professionali di oratorio risponde alla necessità di offrire un riferimento certo e competente mentre si dirada la presenza dei sacerdoti, ma mostra anche l’esigenza di mettere in rete gli oratori tra loro e con le realtà del territorio
January 17, 2026
Come saranno gli oratori di domani? A Milano si costruisce il futuro
Una delle immagini-simbolo scelte dalla cooperativa sociale Pepita per il suo sito Pepita.it
La diocesi di Milano continua ad accompagnare la riflessione sull’oratorio, interrogandosi seriamente sulle molteplici sollecitazioni che l’oratorio riceve in questo momento storico. Non stanno cambiando solo le epoche: sta cambiando l’uomo, nella percezione e consapevolezza che ha di sé stesso, e di sé stesso di fronte alle grandi trasformazioni culturali e sociali che sono in corso, e di cui non possiamo – se siamo onesti – stabilire la fine e anticipare gli esiti.
L’oratorio è rimasto sé stesso cambiando. La possibilità di rimanere è dipendente dalla capacità di cambiare, di adattarsi alla nuova situazione umana che ogni stagione della storia presenta.
Questa riflessione si concretizza su alcuni punti di grande evidenza. Tra essi – senza dubbio – notiamo il contributo che gli educatori professionisti stanno offrendo, con grande motivazione, intelligenza e una buona dose di creatività. Vale la pena parlarne e conoscere sempre più approfonditamente la loro esperienza, anche in ragione del fatto che – sempre di più – li troviamo coinvolti in posizioni non marginali nei processi della vita oratoriana. Essi si trovano a elaborare di volta in volta un equilibrio difficile tra la necessità di provvedere alla sostituzione di presbiteri e religiosi, una volta completamente dedicati all’oratorio, e l’intenzione di non spegnere l’altruismo del volontariato locale, ma di sostenerlo nella maturazione di una relazione ecclesiale veramente educativa ed evangelica.
L’iniziativa della Cooperativa sociale Pepita – con il convegno di sabato 17 gennaio a Milano su “Il territorio che educa” in collaborazione con la Fom – merita un’attenzione particolare, perché intende sostenere concretamente una delle sperimentazioni che la diocesi di Milano sta seguendo in questi anni: immaginare che l’educatore di oratorio cresca sempre più nella capacità di favorire la collaborazione e la relazione tra oratori dello stesso ambito e aiutare questi ad attivare una relazione costruttiva e duratura con i soggetti più significativi del proprio territorio. Non solo quindi avere relazioni con i giovani del proprio territorio, ma coltivare una relazione vera anche con tutti quelli che – nel territorio – hanno relazione con i giovani.
Il nodo è questo: immaginare un oratorio in relazione con il proprio contesto, impegnato seriamente come animatore del proprio tessuto sociale di riferimento, coinvolto nella responsabilità educativa insieme con tutti coloro che – a diverso titolo – la vivono. Penso alle famiglie, alle scuole, alle società sportive, alle varie agenzie ricreative. L’idea è tutt’altro che nuova, dobbiamo ammetterlo. Ma i tempi di gestazione sono particolarmente lunghi e richiedono pazienza. Il tempo della lenta maturazione non è però tempo perso, se tutti coloro che hanno a cuore l’oratorio ne approfittano per incontrarsi, per motivarsi, per raccontarsi con stupore le imprevedibili storie di vita buona che – ancora oggi – incoraggiano a proseguire nel percorso.
Pur tra le crisi e le difficoltà – che valgono un po’ per tutti, con i tempi che corrono – l’oratorio è ancora vivo. Esso rappresenta uno dei pochi presìdi sociali rimasti, uno dei pochi spazi aperti in cui le persone si incontrano, crescono insieme e costruiscono rapporti che vanno oltre l’ambito familiare o individuale e oltre la dimensione meramente commerciale e funzionale. Preoccupa l’idea di uno spazio sociale che si organizza quasi unicamente stabilendo luoghi di consumo e di servizi. I nostri ragazzi – ma anche noi adulti – abbiamo invece estremo bisogno di frequentare liberamente spazi di relazione. L’oratorio su questo punto può fare molto.
Sacerdote, direttore
Don Stefano Guidi è direttore della Fondazione Oratori Milanesi (Fom)

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