L'impegno della Chiesa in Sud Sudan: «Costruire ponti»

L’appello di Christian Carlassare, missionario comboniano e vescovo di Bentiu, diocesi creata nel 2024 da papa Francesco, suffraganea dell'arcidiocesi di Juba. “Il Paese aspira alla pace"
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September 5, 2025
L'impegno della Chiesa in Sud Sudan: «Costruire ponti»
“Costruire ponti e non muri”. Solo così si può camminare insieme “verso la pace”. È l’appello di Christian Carlassare, missionario comboniano e vescovo di Bentiu, diocesi creata nel 2024 da papa Francesco, suffraganea dell'arcidiocesi di Juba, in Sud Sudan.
“Il Paese – spiega monsignor Carlassare - aspira alla pace. Ma la pace non scende dal cielo se non siamo pronti ad accoglierla nei nostri cuori e costruirla a partire dalle comunità, giorno per giorno, superando le relazioni conflittuali. La chiesa può svolgere un ruolo cruciale nell’educazione alla pace delle giovani generazioni. Prima di tutto attraverso la denuncia e la profezia, parlando apertamente contro la proliferazione delle armi, l’arruolamento di giovani, violenze e ingiustizie. I media ci possono aiutare a trasmettere messaggi di speranza, piuttosto che alimentare sconforto con pregiudizi e ideologia”.
Il Sud Sudan ha una straordinaria diversità culturale con oltre 60 gruppi etnici e più di 80 lingue parlate e una grande ricchezza, il petrolio, che però alimenta corruzione e conflitti. È il Paese più giovane, ma anche tra i più poveri del mondo. È all'ultimo posto nella classifica dell'Indice di Sviluppo Umano dell'UNDP, segnato da instabilità politica e insicurezza, emergenze alimentari, siccità, inondazioni e collasso economico. Più della metà della popolazione è in condizioni di crisi umanitaria e il sistema sanitario dipende quasi interamente dai partner internazionali. Insieme al Ciad e all’Egitto ospita il maggior numero di persone in fuga dal Sudan. Nato il 9 luglio 2011, frutto di un referendum che ha posto fine a decenni di guerra civile, dopo 14 anni quel sogno sembra svanire. Le elezioni che dovevano svolgersi nel 2024, sono state posticipate di due anni.

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