Ventunomila sfratti in un anno: in Italia l'emergenza è silenziosa
di Cinzia Arena
I dati relativi al 2024, ripresi da un'indagine di SoloAffitti, ribadiscono che la morosità è il problema principale. Il sindacato Sicet contesta il ddl del governo su provvedimenti più veloci: la metà delle famiglie povere vive in affitto

Una media di 57 sfratti al giorno. Quasi sempre per morosità. In Spagna l’emergenza abitativa, con i canoni di affitto raddoppiati in dieci anni per la speculazione edilizia, ha mobilitato il Paese con centinaia di manifestanti in piazza e diviso la politica, causando le elezioni anticipate. Il premier Sanchez, battuto in Parlamento sull’approvazione di due decreti che avrebbero bloccato gli sfratti sino al 2030 e previsto il rinnovo automatico dei contratti di locazione per due anni, ha annunciato stamattina le elezioni anticipate.
In Italia la situazione non è poi molto diversa da quella spagnola, proteste a parte. L’aumento dei prezzi delle case è andato di pari passo con la crescita degli affitti, esponendo le famiglie che non vivono in una casa propria, già in partenza più fragili, ad un concreto rischio di povertà.
Nel 2024 sono stati eseguiti 21mila sfratti, tre su quattro per morosità
Il quadro ricostruito dall’Ufficio studi SoloAffitti sui dati nazionali del 2024 parla di 21.337 sfratti eseguiti sul territorio nazionale, 40 mila provvedimenti emessi dai giudici in un anno (in tre casi su quattro per morosità) a fronte del doppio di richieste di esecuzione, relative a decisioni prese anche negli anni precedenti. I dati non consentono di sapere con certezza cosa se dietro la morosità si nasconde l'effettiva impossibilità a pagare l’affitto. L'indagine SoloAffitti restituisce però un quadro delle difficoltà economiche legate all'abitare: il 37% degli inquilini segnala affitti superiori al proprio budget tra gli ostacoli nella ricerca di casa, mentre il 74% dei proprietari ammette di non avere sempre incassato i canoni pattuiti. Le richieste di esecuzione sono aumentate di circa il 10%; gli sfratti effettivamente eseguiti sono rimasti sostanzialmente stabili, seguendo un trend iniziato dopo il Covid quando furono bloccati.
Il 43% dei proprietari avvia una procedura di sfratto in caso di morosità, un altro 33% un accordo diretto economico con l’inquilino e il 17% si accontenta di tornare in possesso dell’immobile pur vantando ancora dei crediti. Dai tentativi di accordo all'esecuzione, sempre secondo l'indagine di SoloAffitti, passano parecchi mesi: la fase stragiudiziale, nella quale si tenta una conciliazione tra le parti ha una durata media di due o tre mesi, quella giudiziale, per ottenere la convalida dello sfratto e il rilascio dell'immobile ha una durata mediana di 6,5 mesi, con un minimo di tre mesi e un massimo eccezionale di quattordici. Anche dopo il provvedimento del giudice, il rilascio può richiedere ulteriori passaggi e accessi dell'ufficiale giudiziario.
Nonostante il 78% dei proprietari selezioni l'inquilino in base alla capacità di reddito, il rischio di morosità è dietro l'angolo.
Il ddl 1896 sugli sfratti del governo e le contestazioni del Sicet
Nella direzione di tutelare i proprietari ed evitare che i tempi si dilatino si muove il disegno di legge 1896 presentato in Senato punta a rendere gli sfratti più rapidi in caso di morosità ed istituisce l’ingiunzione di rilascio per fine locazione. Una stretta contestata da sindacati e opposizioni. Il Sicet, sindacato degli inquilini ha inviato alla Commissione Giustizia le proprie osservazioni. Il giudizio è netto: il provvedimento, puntando ad accelerare gli sfratti senza considerare le conseguenze sulle famiglie più fragili, contrasta con l’obiettivo di salvaguardare la coesione sociale e andrebbe ritirato o, quanto meno, radicalmente rivisto. «Non è certamente questo il momento per velocizzare i procedimenti di sfratto», osserva il segretario generale del Sicet Cisl Fabrizio Esposito. «Secondo gli ultimi dati Istat, nel 2024 quasi la metà delle famiglie in povertà assoluta viveva in affitto, mentre gli inquilini rappresentano meno di un quinto delle famiglie italiane. Parliamo di oltre un milione di nuclei in povertà assoluta che vivono in locazione, a fronte di un’offerta di edilizia pubblica del tutto insufficiente».
I dati Eurostat: canoni di affitto in aumento del 3% nell'ultimo anno
Intanto i prezzi continuano a lievitare. Gli ultimi dati Eurostat evidenziano una crescita inesorabile degli affitti e del valore delle case in vendita nell'Ue. Aumentano le compravendite anche se il fenomeno, in tempi di tassi di interesse alti, è destinato a calare notevolmente. Nel secondo trimestre del 2026 i prezzi delle abitazioni nell'Ue sono aumentati del 4,7%, mentre gli affitti sono aumentati del 3% rispetto al secondo trimestre del 2025. Il dato italiano è in linea con quello Ue.
Un recente rapporto presentato nel corso del “Forum locazione-Tra mercato e società” presentato a Milano ha evidenziato come in Europa l’affitto stia diventando sempre più costoso: negli ultimi dieci anni nei principali Paesi dell’Ue (Regno Unito, Francia, Germania e anche Italia) i canoni di locazione sono cresciuti mediamente del 41,5%.
In Italia nel 2000 il 23% delle famiglie abitava in una casa in locazione, mentre oggi la percentuale è salita al 26% ed è in crescita. Non si tratta solo un fenomeno economico ma anche un diverso approccio al modo di vivere che è partito dai giovani ma adesso ha contagiato anche gli adulti. Le famiglie italiane hanno speso per pagare l’affitto oltre 5,8 miliardi di euro lo scorso anno, cifra che è cresciuta del dieci per cento in cinque anni.
Il 10 ottobre è la giornata mondiale "Zero sfratti"
L’emergenza sfratti non riguarda ovviamente solo Italia e Spagna. Un miliardo e 600mila persone in tutto il mondo soffre attualmente per l’insicurezza abitativa causata da grandi investimenti del capitale finanziario ed immobiliare, discriminazioni sociali, economiche e razziali, guerre e disastri naturali.
Dal 2004 la rete di associazioni International Alliance of Inhabitants ha lanciato la campagna e la giornata Sfratti zero (fissata per il 10 ottobre) che ha mobilitato sindacati di inquilini, università, movimenti sociali, associazioni non governative e autorità locali.
L’anno scorso ci sono state una ventina di manifestazioni in Italia, tra le quali la conferenza “Roma Chiama Europa” per l’auto recupero degli alloggi vuoti e un piano di edilizia pubblica con la partecipazione di Balakrishnan Rajagopal, relatore speciale Onu sul diritto alla casa.
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