L'ipotesi (stupefacente) di tornare alla Dad per ridurre i consumi di energia? «Non è contemplata»
Il ministro Valditara sgombera il campo e assicura: la scuola non chiuderà per la crisi energetica. Tutto è nato da una proposta del sindacato autonomo Anief. Famiglie sulle barricate

«La Didattica a distanza non è contemplata». Così, il ministro dell'Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara, ha smorzato sul nascere i timori per un possibile ritorno alla Didattica a distanza a causa della crisi energetica derivata dalla guerra nel Golfo. La proposta era stata avanzata, nei giorni scorsi, dal sindacato autonomo Anief, che ipotizzava il ricorso alla Dad da maggio a fine anno scolastico, con il collocamento in smart working dei dipendenti pubblici. La ragione? Fronteggiare «la crisi energetica che potrebbe portare l'Italia entro giugno ad un tasso di inflazione altissimo». Per sostenere il costo della vita, era la proposta del presidente di Anief, Marcello Pacifico, «il Governo e il Parlamento potrebbero valutare l'adozione della Didattica a distanza dal prossimo 1° maggio, con i lavoratori pubblici della scuola collocati in smart working». Secondo Pacifico, questa proposta sarebbe stato «il male minore» di fronte alla crisi energetica globale che sta impoverendo le famiglie. Ora, di fronte all'indisponibilità del Ministro, il sindacato aggiusta il tiro. «Abbiamo semplicemente aperto gli occhi sui rischi derivanti dalla guerra - ricorda Pacifico -. Per la nostra organizzazione sindacale è bene ricordare che la scuola non dovrebbe mai sospendere le lezioni in presenza, all’interno delle classi. E se dovesse accadere, dovrebbe essere l'ultimo comparto a farlo. Intanto, però, potremmo organizzare sicuramente le riunioni collegiali in modalità online e salvare l’anno scolastico in presenza. Rimane chiaro, a nostro avviso, che se aumentano i prezzi del carburante, a chi lavora fuori sede, costretto a percorrere ogni giorno decine e decine di chilometri, se non centinaia, dovranno essere assegnati dei ristori», conclude Pacifico.
Contrarissimi alla sospensione delle lezioni in presenza sono i vari comitati di genitori che, già negli anni della pandemia, si erano battuti contro la Dad e che in questi giorni sono tornati a farsi senire. «L'esperienza degli anni scorsi - si legge in una nota della Rete della scuola in presenza - ha già mostrato con chiarezza quanto la Didattica a distanza abbia amplificato il disagio psicologico, relazionale ed educativo di bambini e adolescenti, colpendo in modo ancora più grave gli studenti più fragili. La Dad ha inoltre compromesso il diritto all'inclusione degli alunni con disabilità e ha fortemente limitato il diritto all'istruzione, alla relazione e alla socialità, che devono essere garantiti a tutti i minori. Per questo riteniamo gravissimo che, di fronte alle conseguenze economiche di un conflitto internazionale, si torni ancora una volta a pensare di sacrificare la scuola. È una prospettiva inaccettabile non solo sul piano educativo, ma anche su quello culturale e civile».
Dello stesso avviso il Comitato “A Scuola!”, che già sei anni fa si era battuto contro la Dad, vincendo anche un ricorso al Tar. Tre le ragioni per bocciare la proposta: sotto l'aspetto energetico, con i riscaldamenti spenti e la luce naturale più forte, non si avrebbe alcun vantaggio reale. Anzi. «Costringere bambini e ragazzi a casa, questo sì, significherebbe aumentare il consumo elettrico nelle abitazioni. Se si pensa ai mezzi pubblici e al consumo di carburante, iniziamo a chiedere lo smart working ad aziende e uffici», scrive il Comitato in un documento. Anche sul «piano didattico, immaginare la Dad nell'ultimo mese di scuola è semplicemente assurdo: è il mese in cui si definiscono le valutazioni o, nell'ultimo anno, si perfeziona la preparazione all'esame finale». Infine, ma non certo per ultimo, c'è da considerare la ricaduta di questa scelta sui ragazzi, sotto l'aspetto «relazionale e psicologico». «Non sono bastati gli effetti della Dad negli anni scolastici tra il 2020 e il 2022? - chiede il Comitato -. Eppure se ne parla quasi quotidianamente. Ciononostante, c'è ancora qualcuno che arriva a ipotizzare questa modalità, come se fosse a costo zero. Mentre il costo sono le vite di bambini e ragazzi». Da qui le richieste alla politica: «Chiediamo che la scuola smetta di essere sacrificabile e troppo spesso sacrificata. Sacrificata per lo svolgimento delle elezioni, sacrificata per il passaggio della fiaccola olimpica, sacrificabile come vittima delle guerre e delle decisioni prese dagli adulti e, chissà perché, fatte pagare ai più piccoli. Proviamo a diventare un vero Paese, cominciando a curare e salvaguardare la scuola, culla dei futuri cittadini».
Preoccupazioni accolte dal ministro Valditara, che, appunto, ha chiuso la questione ribadendo l'indisponibilità a riconsiderare la Dad, anche solo per l'ultima parte dell'anno scolastico. «Ringrazio di vero cuore il ministro Valditara che ha affermato con chiarezza che la didattica a distanza non è tra le misure con cui il Governo pensa di far fronte alla situazione di emergenza energetica - sottolinea suor Anna Monia Alfieri, esperta di diritto scolastico -. Le parole del Ministro costituiscono un chiaro segnale dell'attenzione riservata dal Governo all'apprendimento dei giovani e al loro benessere formativo e sociale. Sono certa che tutte le forze politiche sapranno sostenere questa scelta in modo responsabile e costruttivo».
© RIPRODUZIONE RISERVATA






