Pasqua di morte in mare: oltre 70 dispersi nell'ennesimo naufragio al largo della Libia

La barca, partita con 105 persone a bordo, s'è capovolta tra le onde a causa de meteo avverso. I superstiti, soccorsi da navi mercantili e portati a Lampedusa, sono sotto choc. Perego (Cei): «È una vergogna»
April 6, 2026
Il barcone capovolto in mare e i migranti disperati attaccati allo scafo / Sea Watch Italia
Il barcone capovolto in mare e i migranti disperati attaccati allo scafo / Sea Watch Italia
Erano partiti in 105 dalle coste della Libia, stipati su un’imbarcazione di legno lunga appena 12-15 metri. Oggi, di quel viaggio, restano 32 sopravvissuti, due corpi recuperati e oltre settanta persone disperse nel Mediterraneo centrale, dopo il ribaltamento del barcone avvenuto nella vigilia di Pasqua in area Sar libica. Secondo quanto riferito dalle organizzazioni umanitarie impegnate nel monitoraggio delle rotte migratorie, l’imbarcazione era salpata dalla zona di Tajoura, nei pressi di Tripoli, ed è affondata a causa delle condizioni meteo avverse. I superstiti, rimasti per ore in mare aggrappati ai rottami dello scafo, sono stati soccorsi da due navi mercantili intervenute dopo la segnalazione di un velivolo in pattugliamento. Trasferiti sull’isola di Lampedusa, sono ora ospitati nell’hotspot locale, in stato di forte choc e sottoposti a controlli sanitari.
Le testimonianze raccolte parlano di una scena drammatica: alcune persone aggrappate allo scafo capovolto, altre disperse tra le onde, mentre il mezzo risultava ormai completamente affondato. I migranti provenivano in gran parte da Pakistan, Bangladesh ed Egitto. Saranno ascoltati nelle prossime ore per chiarire con precisione la dinamica del naufragio. Secondo i dati diffusi dall’Organizzazione internazionale per le migrazioni (Oim), con questa tragedia salgono ad almeno 725 le persone morte o disperse nel Mediterraneo centrale dall’inizio del 2026, nonostante una riduzione complessiva degli arrivi. Un bilancio che conferma come la rotta tra Nord Africa ed Europa resti tra le più pericolose al mondo. Durissima la reazione del presidente della Fondazione Migrantes e della Commissione episcopale per le migrazioni della Conferenza Episcopale Italiana, Carlo Perego, che parla senza mezzi termini di «Pasqua di morte». «Uomini, donne e bambini per i quali la Pasqua non ha significato vita, ma morte», ha dichiarato, denunciando quella che definisce una grave responsabilità politica e comunicativa: «Si pensa a tutto in questa Pasqua tranne che a loro, alle persone in fuga dalle guerre combattute anche con le nostre armi».
Nel suo intervento, Perego ha rilanciato la richiesta di una missione europea stabile nel Mediterraneo e di una revisione degli accordi con la Libia, sostenendo che l’attuale sistema espone i migranti a ulteriori violenze e sfruttamento già prima della traversata. Intanto, sull’isola di Lampedusa, l’emergenza torna a imporsi con la sua dimensione più drammatica: non solo l’arrivo dei sopravvissuti, ma soprattutto l’assenza di decine di vite di cui non resta traccia. In un tempo liturgico che richiama alla speranza e alla rinascita, il Mediterraneo restituisce ancora una volta il volto più tragico delle migrazioni contemporanee.

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