Non bastano leggi e progetti: ai minori nelle periferie serve «una rete»

di Marco Birolini, Roma
Save the Children fa il punto sulle disuguaglianze e propone una norma per rilanciare i quartieri più difficili. Il presidente: «Il futuro di un bambino non può dipendere dal luogo di nascita»
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May 21, 2026
Non bastano leggi e progetti: ai minori nelle periferie serve «una rete»
"Impossibile 2026", la Biennale dei diritti dell'infanzia e dell'adolescenza organizzata da Save The Children a Roma / ANSA
«Ci siamo abituati alle buche, alle strade buie e ai treni che saltano. Ed è questo che ti fa arrabbiare. Perché lo sanno che è così. E non fanno nulla per cambiare la situazione». Mentre legge il suo diario, aprendo la Biennale dei diritti dell’infanzia e dell’adolescenza organizzata a Roma da Save the Children, Olivia sorride amaramente. Le parole della 17enne di Ostia dipingono i desolati panorami delle periferie italiane meglio di qualsiasi trattato.
«Il mio è un quartiere dove non succede niente. Sempre le stesse facce, gli stessi posti. Senza un luogo dove noi giovani possiamo trovarci senza pagare nulla». Poi la frase che scatena un minuto intero di applausi. «Vivere in periferia significa partire indietro e dover recuperare su tutto. Non abbiamo molto, ma quel poco me lo tengo stretto. Come il diritto di stare qui oggi su questo palco». Perché in fondo chi vive ai margini chiede soprattutto di accorgersi che esiste. «Il destino dei nostri bambini è il termometro della tenuta democratica del nostro Paese. Disuguaglianze educative e territoriali continuano a segnare le vite di troppi minori – riflette Claudio Tesauro, presidente di Save the Children –. Il futuro di un ragazzo non può essere determinato dal luogo in cui è nato: è una lotteria inaccettabile. Ma per fortuna la periferia non è solo disagio. Ci sono molte risorse che attendono di essere valorizzate. Investire nelle periferie significa investire nel nostro Paese». In modo strutturato, però: Save the Children sosterrà una proposta di legge per garantire una rete di spazi aggregativi nei quartieri più fragili.
La palla rimbalza nel campo della politica. Alfredo Mantovano, sottosegretario alla presidenza del Consiglio, indica la rigenerazione di Caivano come modello da seguire. «Rilanciare le periferie è diventata per noi una sfida sociale e culturale. A Caivano abbiamo investito 54 milioni di euro, attivando anche il Genio militare per rimuovere tonnellate di immondizia che ricoprivano il campo sportivo. In meno di due anni abbiamo portato a termine circa 50 interventi, tra cui il parco che riapriremo il 12 giugno. Grande merito va all’associazionismo, che ha svolto un ruolo propositivo decisivo». Il metodo Caivano è in fase di replica in altre 8 aree urbane depresse, sperando che riesca a produrre lo stesso impatto positivo. Ma per cambiare le cose servirà anche lo sforzo degli enti locali. «I Comuni sono il primo presidio istituzionale sui territori – sottolinea Elena Carnevali, sindaca di Bergamo e delegata per l’istruzione e le politiche educative dell’Anci –. La prima leva su cui agire è la disponibilità di posti negli asili nido. Ne abbiamo creati 130 mila in più. Ma stiamo lavorando anche sul tempo pieno, per garantirlo anche dove non c’è». Il collega Roberto Gualtieri invita ad andare oltre i numeri: «Le medie sono incoraggianti per Roma, ma in alcuni quartieri i tassi di abbandono scolastico sono superiori al 10%, molto più rispetto al dato cittadino. Proprio dove ci sono più disuguaglianze spunta però una vitalità enorme: noi dobbiamo aiutare le tante realtà associative esistenti». Save the Children ha «acceso» nella Penisola 27 Punti Luce, spazi sicuri dove svolgere attività ricreative e creative, che aiutano a scoprire i propri talenti. Posti che «spargono semi di bellezza – sottolinea Antonella Piccolo, coordinatrice del Punto Luce Gallaratese, il terzo aperto a Milano –. Ma per farli germogliare servono tante mani e tanti cuori. Compresi quelli di chi ci governa». Non tutto, però, va delegato ad altri. La povertà educativa può sfociare in devianza giovanile. Roberto Massucci, questore di Roma, invita i giovani delle periferie a «fare le scelte giuste. Se certi luoghi diventano degradati è anche per colpa di chi ci abita. Evitate la via della rassegnazione, preferite il valore dell’impegno».
Don Marco Pagniello, direttore di Caritas italiana, allarga lo sguardo: «Per capire alcuni luoghi bisogna esserci, senza però sostituirsi a chi già ci vive. Non è un problema solo di risorse, però: bisogna uscire dalla logica del progettificio e costruire insieme una visione più ampia, magari connettendo il tema delle periferie allo spopolamento delle aree interne». Save the Children ha scelto per l’evento di Roma un titolo provocatorio: “Impossibile”. Ma salvare i bambini non lo è. Basta volerlo.

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