Un fisco "amico" e più sportelli: ecco la ricetta del Cnel per le aree spopolate
Pronto un disegno di legge per aiutare i Comuni più distanti dai servizi essenziali, specie per quelli con maggiori criticità demografiche e occupazionali

Il tema non ha mai unito, almeno in Parlamento. Tranne nel novembre 2024 quando l’Aula di Montecitorio ha approvato all’unanimità la “Mozione per le iniziative per il sostegno e lo sviluppo delle aree interne” presentata dall’Intergruppo parlamentare Sud, Aree fragili e Isole minori e condivisa dai gruppi parlamentari del Movimento 5 Stelle, Pd, Alleanza Verdi e Sinistra e Italia Viva. Nella stessa seduta anche la maggioranza e il gruppo misto hanno presentato loro mozioni, sempre approvate all’unanimità. Da quel giorno però le strade dei partiti si sono divise, con il governo che a luglio 2025 ha presentato il Piano strategico nazionale per le aree interne «per contrastare spopolamento e declino economico, garantire servizi essenziali adeguati e promuovere sviluppo locale sostenibile». Nello stesso mese il Pd ha elaborato una proposta di legge, a firma della segretaria Elly Schlein e, tra i primi firmatari, Marco Sarracino, responsabile dem Coesione e Sud, in cui si prevede lo stanziamento di 6 miliardi di euro per interventi strutturali (da sottrarre alle risorse previste per il Ponte sullo Stretto), assicurare i servizi fondamentali ad un tempo di raggiungimento di massimo 30 minuti, incentivi fiscali per chi della sanità e della scuola opera in questi comuni, agevolazioni fiscali per le imprese che investono lì e un piano di assunzioni straordinario per la Pa di questi territori.
Ma è dalle novità appena approvate dal Cnel che potrebbe nascere un nuovo terreno di confronto tra i diversi partiti politici. Il 28 gennaio scorso l’assemblea del Consiglio nazionale dell’Economia e del lavoro ha approvato il disegno di legge sulle Aree interne e montane, trasmesso a fine febbraio al Parlamento. Il ddl, in estrema sintesi, istituisce una “clausula sociale” cioè un insieme di misure selettive per i Comuni più distanti dai servizi essenziali, con priorità per quelli con maggiori criticità demografiche e occupazionali. Inoltre, prevede in via sperimentale incentivi fiscali per favorire il rientro nella residenza e sostenere nuove realtà lavorative e imprenditoriali nei territori interni. In più, introduce il principio della “prossimità territoriale” come criterio guida per le politiche pubbliche, mirando a decentrare servizi e funzioni per ridurre i tempi di accesso dei cittadini.
Pur con diverse sensibilità, sia maggioranza che opposizione sono pronte a ragionare sul tema delle aree interne a partire dal ddl del Cnel. «Ci auguriamo che possa essere un tema di confronto, certo che non siamo contrari a ragionare insieme – spiega Marco Sarracino del Pd, tra i firmatari della pdl dei dem –, soprattutto dopo la mozione del 2024 approvata all’unanimità che però non ha avuto seguito. Certo, va detto, è un segnale importante di attenzione quello del Cnel su un tema che riteniamo molto importante, più di quello che si pensa anche a destra, che nel piano strategico, al punto 5, ha definito lo spopolamento un fenomeno demografico irreversibile. Noi la pensiamo diversamente e la nostra proposta di legge lo dimostra».
La definisce una «idea interessante quella alla base del ddl del Cnel», la deputata M5s Ida Carmina, tra i componenti dell’Intergruppo Sud e Aree fragili, perché «nel testo non si punta all’assistenzialismo, ma ad una strategia di sviluppo sostenibile. Perciò siamo assolutamente d’accordo a ragionare senza pregiudizi, perché è nell’interesse di tutti». Secondo lei occorre partire dall’aumento di tutti quei servizi che aumentano la residenzialità in quei territori, per far crescere la popolazione. «La strategia nazionale però va nella direzione opposta – chiarisce –, perché parla di aree non più recuperabili. Ecco perché serve ritrovare prima una coerenza all’interno del governo».
Anche il senatore di Italia Viva Enrico Borghi, nonostante premetta che «siamo sempre disposti al dialogo e a ragionare insieme ancor più perché in Italia non abbiamo una reale strategia per le aree interne», ricorda però che «nella maggioranza vanno superate le incoerenze interne in materia di territori». E sulla mozione del 2024, sottolinea che «non è finita nel dimenticatoio, ma al governo si è scelto di approvare una legge sulle aree montane che ha creato disastri, perché delimita troppo le aree ed esclude alcuni territori interni. In questo modo si è andati in una direzione diversa dalle politiche integrate, rendendo l’idea di politica nazionale più lontana». Sul fronte della maggioranza – almeno nelle intenzioni – c’è la volontà di intavolare un percorso condiviso. «Siamo pronti a discutere l’interessante ddl del Cnel – dice il senatore Fdi e commissario alla Ricostruzione sisma Centro Italia Guido Castelli – ma bisogna condividere delle premesse. A partire dal fatto che le aree interne sono una questione nazionale, o meglio un’emergenza nazionale, visto che sono legate a livello interstiziale alle aree di altra densità; quindi, abbandonando le prime si danneggia anche le seconde». Inoltre, va nobilitato come tema a livello europeo, «con un cambio di paradigma connettendo le politiche pubbliche alle politiche di coesione Ue. Sono convinto comunque che è possibile trovare punti di convergenza e fare le cose insieme, perché non è vero che è ineluttabile l’abbandono delle aree interne, ma è stato frutto di scelte precise del passato, perché finora si è pensato che solo le zone ad alta densità producessero sviluppo». Unica accortezza, conclude Castelli: «Non musealizziamole, non servono diritti speciali, lo sviluppo in questi luoghi non lo fa lo Stato, ma occorre creare luoghi dove possono svilupparsi le relazioni».
La mozione del 2024, aggiunge poi Annarita Patriarca di Forza Italia, vicepresidente dell’Intergruppo Sud e Aree fragili, «dimostra che esiste lo spazio concreto per un confronto ampio, in grado di superare gli steccati ideologici e le posizioni di parte. Quando c’è da risolvere emergenze sociali e problemi non più rinviabili una classe politica matura deve remare nella stessa direzione. È ragionevole ritenere che tutte le forze politiche possano contribuire a un percorso condiviso, con l’obiettivo di definire una risposta normativa efficace contro lo spopolamento e a favore della coesione nazionale». Ecco perché si dice pronta a ragionare sul disegno di legge presentato dal Cnel, che «si inserisce in un percorso già avviato, orientato a superare logiche assistenziali e a costruire interventi strutturali» per superare il «peccato di residenza» e dare a tutti i cittadini gli stessi diritti.
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