Via carne, poi la frutta e il latte. Elsy e la fame nell’America ricca

Direttrice della banca alimentare statale, Cipriani coordina aiuti nel New Hampshire, territorio prospero del Nordest dove però una persona su nove fatica a mangiare tutti i giorni
April 7, 2026
Via carne, poi la frutta e il latte. Elsy e la fame nell’America ricca
Elsy Cipriani, direttrice esecutiva del New Hampshire Food Bank, l’unica banca alimentare dello Stato del New Hampshire
Una madre entra in una mensa per i poveri del New Hampshire con due bambini per mano. I piccoli si guardano intorno, lei stringe la borsa come se potesse proteggerla dall’imbarazzo. Ha un lavoro stabile, paga l’affitto e le bollette, ma da mesi la lista della spesa si assottiglia: prima è sparita la carne, poi la frutta fresca, infine il latte. «Il cibo è l’unica spesa su cui le famiglie possono davvero tirare – spiega Elsy Cipriani, osservando la scena da un angolo dello stanzone –. Non puoi smettere di pagare il mutuo o la luce. Ma puoi mangiare meno». Per Cipriani è un copione che si ripete ogni settimana, con volti diversi e la stessa rassegnazione negli occhi. È anche la ragione per cui ha deciso di dedicare la vita a combattere la povertà. Oggi, a 49 anni, è la direttrice esecutiva del New Hampshire Food Bank, l’unica banca alimentare dello Stato del Nordest americano, un programma di Catholic Charities – l’equivalente statunitense della Caritas – che ogni anno distribuisce 7.700 tonnellate di cibo attraverso una rete di oltre 400 mense, dispense e programmi sociali.
Dietro la scrivania della direttrice non c’è solo un curriculum, ma una biografia che spiega molto della sua missione. Cipriani è nata in Colombia, in una regione dove la violenza spesso decideva il destino delle famiglie più dei sogni o dei progetti. Quando le minacce si sono fatte troppo vicine, la sua famiglia ha fatto le valigie e ha attraversato un confine, rifugiandosi in Ecuador. Lì, tra lavori precari e nuovi inizi, Cipriani ha conosciuto lo studente americano del Maine che sarebbe diventato suo marito. Più tardi, un altro salto: la partenza per gli Stati Uniti, un master in amministrazione pubblica e l’idea di «servire meglio la comunità» che le aveva aperto la porta. Da allora, il suo percorso assomiglia a una lunga marcia accanto ai più vulnerabili. In California ha lavorato con i braccianti agricoli, uomini e donne piegati nei campi e nei salari, spesso sfruttati nelle ore e nelle condizioni di lavoro. A Boston ha diretto rifugi di emergenza per i senzatetto, imparando a riconoscere la stanchezza di chi cerca un letto sicuro per una sola notte. Nel New England ha coordinato programmi per madri e bambini senza casa. «E ovunque andassi – racconta oggi – l’insicurezza alimentare era sempre presente».
Lo scorso marzo, quando le è stato proposto di guidare la banca alimentare dello Stato del Nordest Usa, le è sembrato quasi un ritorno alle origini del suo impegno. Il New Hampshire, con le sue case di legno, i boschi ordinati e uno dei redditi medi più alti d’America, non è il primo posto che viene in mente quando si parla di fame. Eppure, dietro le facciate curate, una persona su nove e un bambino su sette non sanno con certezza da dove arriverà il prossimo pasto. Il cuore del lavoro del Food Bank batte lontano dai riflettori. I grandi magazzini pieni di scatoloni sono solo la parte visibile di un meccanismo molto più complesso. Solo una porzione del cibo transita fisicamente da lì: la maggioranza viene intercettata e ridistribuita direttamente grazie a una rete di oltre 420 organizzazioni partner che coprono lo Stato come una ragnatela di piccole solidarietà quotidiane. L’obiettivo è semplice e ambizioso allo stesso tempo: salvare il cibo ancora buono prima che finisca nei bidoni e portarlo il più rapidamente possibile sulle tavole delle famiglie che ne hanno bisogno.
Per Cipriani, però, distribuire pacchi di pasta e scatole di verdure in scatola non basta. È una boccata d’aria, non una cura. «Possiamo dare una borsa della spesa oggi – ripete spesso ai volontari – ma dobbiamo anche assicurarci che quella famiglia abbia stabilità nel lungo periodo». Così la banca alimentare aiuta le persone a orientarsi tra i programmi federali come Snap – il Supplemental Nutrition Assistance Program che fornisce alle famiglie a basso reddito buoni per comprare cibo nei supermercati –, organizza corsi di cucina per insegnare a sfruttare al meglio ciò che si ha in dispensa e sostiene programmi estivi che garantiscono un pasto ai bambini quando le mense scolastiche chiudono. Proprio quei programmi, però, stanno cambiando sotto i suoi occhi. Nella sua prima settimana da direttrice, le sono piombati addosso tagli federali che ridurranno quasi di un milione di dollari i fondi destinati alla New Hampshire Food Bank entro il 2028. Una cifra che rischia di svuotare gli scaffali.
Non è un caso isolato. Il programma Snap è diventato uno dei terreni di scontro più feroci nella politica americana. Le modifiche ai criteri di accesso, i cambiamenti nei finanziamenti sanitari e le tensioni economiche legate a dazi e inflazione stanno mettendo sotto pressione l’intero sistema di assistenza sociale. Il risultato si vede già nelle statistiche, ma soprattutto nelle file davanti alle dispense. Nel New Hampshire la distribuzione di cibo è aumentata del 12% solo nei primi mesi dell’anno. La fotografia non migliora allargando l’inquadratura. Negli Stati Uniti circa 47 milioni di persone faticano a mettere il cibo in tavola, pari a circa il 14% delle famiglie americane. Dal 2019 i prezzi degli alimenti sono cresciuti di oltre un quarto, spinti dall’effetto combinato della pandemia, delle interruzioni nelle catene di approvvigionamento, delle malattie negli allevamenti e delle tensioni commerciali internazionali. Le nuove crisi geopolitiche promettono di aggiungere nuovi rincari al supermercato. Uno degli aspetti più difficili da spiegare, dice Cipriani, è che la fame non ha un volto preciso. «Può capitare a chiunque», ripete. Nel suo ufficio arrivano famiglie con due stipendi che non riescono a tenere il passo con gli affitti in aumento, le assicurazioni sanitarie, le bollette. Molti si giustificano: «È solo per questo mese». Ma Cipriani sa che la linea che separa la sicurezza dalla vulnerabilità è molto più sottile di quanto si creda.
I più esposti sono bambini e anziani. Quasi il 60% dei beneficiari dei buoni pasto appartiene a queste categorie: per loro il sussidio alimentare è spesso ciò che permette di avere una dieta equilibrata. Snap assiste ogni mese circa 42 milioni di persone. Secondo il Dipartimento dell’Agricoltura, quasi il 90% dei beneficiari sono cittadini statunitensi, mentre solo una piccola quota è composta da rifugiati o residenti legali senza cittadinanza; eppure, nel dibattito pubblico circolano spesso numeri distorti per alimentare la percezione di abusi diffusi. «È più facile colpevolizzare i poveri che guardare alle cause strutturali», commenta Cipriani. La nuova legge di bilancio voluta dall’Amministrazione Trump introduce tagli per 186 miliardi di dollari in dieci anni, la riduzione più grande nella storia del programma alimentare. Le banche alimentari e le organizzazioni religiose provano a resistere. In tutto il New Hampshire, migliaia di volontari dedicano sere e weekend a scaricare camion, riempire scatole, ordinare frutta e verdura. In certe giornate, i parcheggi delle parrocchie si trasformano in piccoli mercati all’aperto, dove i sacchetti di cibo passano di mano in mano. Ma, avverte Cipriani, nessuna rete di solidarietà può sostituire le politiche pubbliche. Guardando le file che si allungano davanti alle dispense, capisce che basta una malattia, una separazione, un licenziamento per ribaltare una vita. «La verità – dice – è che siamo quasi tutti a un’emergenza dalla fame». Ed è proprio qui che la sua storia personale incrocia una delle contraddizioni più profonde dell’America contemporanea: la fame cresce nei luoghi più prosperi del Paese. Quando Cipriani ripensa al percorso che l’ha portata fin qui vede una linea continua, fatta di fragilità condivise e di porte aperte all’ultimo momento. La stessa incertezza che ha segnato la sua infanzia è quella che oggi scorge nei volti di molte famiglie. Per questo non si rassegna a considerare la fame una statistica: «Ogni numero è una persona. E ogni persona merita la possibilità di sedersi a tavola senza paura del domani».

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