Italia, la protezione dei minori entra a scuola: insegnanti di religione “attori di tutela”

Oltre duemila i docenti che hanno seguito i seminari promossi dal Servizio Cei per la tutela dei minori con l’Ufficio nazionale scuola. La sfida: offrire una formazione che aiuta a “intercettare” le cicatrici invisibili di bambini e ragazzi
April 7, 2026
Italia, la protezione dei minori entra a scuola: insegnanti di religione “attori di tutela”
La tutela dei minori parte dall’aula. E chiama all’alleanza docenti, educatori e genitori / foto Siciliani
Un dovere morale e un impegno educativo. Ma anche uno stile di vita che deriva da una somma di conoscenze non improvvisate, da una formazione attenta e dallo scambio continuo di esperienze tra specialisti e persone che vivono quotidianamente accanto ai ragazzi. Ecco il cuore del programma portato avanti dalla Chiesa italiana per diffondere una nuova cultura della generatività e della consapevolezza capace di trasformarsi nell’antidoto più efficace per contrastare e guarire la piaga vergognosa degli abusi sui minori. Il principio della tolleranza zero non va soltanto enunciato, ma approfondito e nutrito con conoscenze precise, informazioni capaci di offrire a genitori, insegnanti, educatori, allenatori sportivi le indicazioni più opportune per comprendere e intervenire nel modo più corretto e più tempestivo. I tre seminari conclusi il mese scorso con l’Ufficio nazionale scuola si inseriscono nella linea inaugurata dal Servizio nazionale Cei per la tutela dei minori che punta alla diffusione di competenze specifiche per radicare in ogni ambito ecclesiale un approccio nuovo, capace di declinare l’obiettivo della generatività educativa in una logica preventiva nutrita certamente di tensioni etiche ma anche di conoscenze puntuali, come sottolinea Chiara Griffini, presidente del Servizio tutela minori e persone fragili: «Il terzo ciclo di webinar, rivolti agli insegnanti di religione, ha segnato un punto di svolta nel percorso di responsabilizzazione comunitaria. Non si è trattato di un semplice aggiornamento, ma di una chiamata a essere “attori di tutela” nel cuore della scuola. Ogni studente porta con sé una storia di figlio, e l'aula deve saper diventare quel perimetro di sicurezza capace di accogliere ferite invisibili e trasformarle in percorsi di resilienza».
Opporsi a tutte le forme di abusi e di maltrattamenti, quelli morali, psicologici, spirituali, di potere e, naturalmente, quelli sessuali che sono quasi sempre l’esito finale dei precedenti, vuol dire anche “intercettare le cicatrici che non vedi”, come recitava il titolo del primo seminario seguito, come i due successivi, da oltre duemila insegnanti di religione. Federica Giannotta, responsabile advocacy e programmi Italia di Terre des Hommes, ha illustrato in premessa quanto emerso dall’indagine realizzata dall’Autorità garante per l’infanzia e l’adolescenza in collaborazione con la stessa Terres des hommes e con il Cismai, sui minori vittime di trattamento. Ne abbiamo già parlato su queste pagine ma è il caso di ricordare almeno i numeri. Degli oltre 347mila bambini e ragazzi in carico ai servizi sociali in Italia, circa 113mila sono vittime di maltrattamenti, con un aumento del 58 per cento negli ultimi sette anni. Ma cosa intendiamo quando parliamo di maltrattament? Nel 54% dei casi – parlando di maschi – grave trascuratezza educativa, nel 52% violenza assistita, nel 47% violenza psicologica, nel 54% patologie delle cure (cioè carenti o sproporzionate), nel 23% abuso sessuale. Percentuali simili per le femmine.
Intercettare i segni di malessere di un bambino abusato è tutt’altro che semplice. L’ha spiegato Stefania Losi, pediatra dell’Ospedale Meyer di Firenze, che ha sgomberato il campo da alcuni luoghi comuni sul tema. Non esiste un profilo tipico degli adulti abusanti, come non esiste un profilo tipico dei bambini abusati. «Ogni singolo indicatore va contestualizzato e connesso con il quadro complessivo degli elementi emersi». Importanti, per esempio, gli indicatori clinici dei cambiamenti comportamentali, diversi in base all’età dei minori. Ma esistono anche indicatori ineludibili che segnalano l’inizio di una sessualizzazione precoce, spesso connessa con gli episodi di abuso. Campanelli d’allarme che vanno colti dagli educatori e che vanno analizzati da persone esperte. Tocca agli educatori, agli insegnanti – e naturalmente ai genitori – vedere quei segnali e agire di conseguenza.
È importante anche, come ha ben evidenziato l’avvocato Marisa Maraffino, consulente giuridica di Terres des Hommes, sapere come intervenire di fronte a un possibile reato, cosa fare e cosa non fare (per esempio indagini proprie o interrogatori improvvisati), seguendo un iter corretto. Di grande interesse, nei webinar successivi, gli approfondimenti su bullismo e cyberbullismo (Michele Montemarano, legale nazionale Fidae, Federazione Istituti di attività educative) e sugli aspetti educativi proposti da Francesco Tota, educatore salesiano. Infine Loretta Lombardelli avvocata e referente diocesana di Macerata, ha messo in fila alcune buone prassi che sarebbe opportuno adottare in ambito scolastico. Per esempio, cosa deve fare concretamente un insegnante per prevenire i rischi di abuso e per proteggere gli alunni, per evitare che si determinino situazioni spiacevoli, per intervenire con tutte le cautele del caso.
E la risposta degli insegnanti di religione? «La partecipazione numerosa – osserva don Alberto Gastaldi, responsabile Ufficio Scuola Cei – dimostra che c'è necessità di una preparazione adeguata. Inoltre è stato importante che i relatori abbiano unito competenza, passione e concretezza per rispondere alle domande che i docenti tutti i giorni possono trovarsi davanti nel loro impegno».
Nei prossimi mesi i percorsi di formazione del Servizio nazionale Cei per la tutela dei minori continuano e si allargano. Dopo l’iniziativa realizzata con la pastorale giovanile, il percorso concluso con la pastorale della Salute e con la pastorale per le Persone disabili, si sta realizzando un progetto specifico con e per la Caritas. «Vigilare sulle relazioni – conclude Chiara Griffini – significa per esempio intercettare precocemente i segnali di bullismo e cyberbullismo, impedendo che il disagio trovi terreno fertile nel silenzio degli adulti. In questa prospettiva l'educazione non è solo trasmissione di sapere, ma cura costante dello spazio scolastico come luogo di relazioni in crescita, dove ogni incontro umano è protetto e valorizzato».

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