Non solo veleni: nella Terra dei fuochi che accoglie Leone XIV ci sono storie di riscatto. Ve le raccontiamo
Il Papa ad Acerra alla vigilia dell’11° anniversario della pubblicazione dell’enciclica "Laudato si'" di papa Francesco. C'è una Campania ancora animata dalla speranza

Alla vigilia dell’undicesimo anniversario della pubblicazione dell’enciclica Laudato si’ di papa Francesco – avvenuta il 24 maggio 2015 – oggi Leone XIV si reca in visita pastorale ad Acerra (Napoli). E si fa così incontro alla Terra dei fuochi e alle sue comunità ferite dai traffici di rifiuti tossici che, nell’arco di alcuni decenni, hanno seminato inquinamento, malattie e morte tra le province di Napoli e di Caserta. Una devastazione ambientale, sociale e umana avvenuta nello scenario di un intrecciarsi perverso di interessi economici, politici e criminali. E per lungo tempo negata o ridotta al silenzio, mentre il business dei rifiuti si trasformava in profitti per la camorra e i suoi complici. Le Chiese della Campania – con la loro azione di denuncia, la vicinanza alle vittime, l’opera di formazione delle coscienze – sono state – e sono – fra i protagonisti del cammino di riscatto della Terra dei fuochi. Un cammino illuminato dalla Laudato si’ e dalla sua proposta di ecologia integrale, che si è tradotta anche in esperienze concrete che coinvolgono le comunità integrando cura del creato, inclusione di persone fragili o in difficoltà, promozione di relazioni sociali orientate al bene comune. È questa, la realtà pronta oggi ad accogliere, abbracciare, ascoltare Leone XIV. E ad affidargli le proprie fatiche, i lutti, le speranze. Il Papa decolla stamani alle 8 dall’eliporto del Vaticano e atterra ad Acerra alle 8,45. La sua prima tappa: la Cattedrale, dove alle 9,15 incontra i vescovi della Campania – guidati dal loro presidente, il vescovo di Acerra Antonio Di Donna –, il clero, i religiosi, e con loro le famiglie che hanno avuto vittime a causa dell’inquinamento ambientale. Alle 10,30 il Pontefice sarà in piazza Calipari per l’incontro con i sindaci e i fedeli dei Comuni della Terra dei fuochi. Il decollo per il rientro in Vaticano è previsto per le 12. Saluterà così una terra segnata non solo da sfruttamento e devastazione ambientale ma anche da tanti segni di riscatto e di rinascita (come quelli che raccontiamo di seguito), proprio nella scia di quella "ecologia integrale" che è il cuore del messaggio della Laudato si'.
Nuova vita agli abiti usati (e alle persone fragili)
Fra le tracce di speranza generate dalla Laudato si’ c’è quella di Impronta Solidale srl, società benefit fondata dal trentanovenne Vincenzo Liguoro per operare nella raccolta e nel trasporto dell’abbigliamento usato. È un progetto che nasce dall’esperienza di Liguoro come volontario presso la Caritas di Nola. Oggi, quel progetto è un’azienda con cinque dipendenti che si avvia a compiere dieci anni di vita. «È un traguardo importante. Arrivare a un decennio dimostra che la nostra è una azienda vera, solida, che sa stare sul mercato da sola. Siamo riusciti a trasformare il cammino di accoglienza nato con la Caritas in un lavoro vero e proprio, un’azienda di economia circolare, con posti di lavoro stabili e l’offerta di un’alternativa a chi resta indietro», racconta Liguoro. Non sono mancate le difficoltà: la diffidenza iniziale, spiega il fondatore di Impronta Solidale, «riuscire a far capire alle persone che dietro la raccolta di abiti usati c’è un progetto sociale caratterizzato da legalità e trasparenza, in un settore che spesso ha vissuto di opacità, ha richiesto molto impegno»; ma anche la complessità della burocrazia e il complesso lavoro con persone che arrivano da forti marginalità che richiede tempo e ascolto. Oggi però, aggiunge Liguoro, «possiamo dimostrare che bisogna dare dignità attraverso il lavoro».
Impronta Solidale è impegnata a promuovere lavoro inclusivo, tutela dell’ambiente, solidarietà e legalità: «È una responsabilità enorme che assolviamo dimostrando sul campo che un’azienda può produrre valore economico e, nello stesso momento, risanare l’ambiente, rispettare le leggi e dare una mano a chi è rimasto indietro – spiega Liguoro –. Il lavoro inclusivo e la solidarietà si traducono in formazione seria, un contratto regolare, rispetto dei tempi di recupero di ogni persona. L’impegno nei confronti dell’ambiente viene realizzato attraverso la raccolta degli indumenti usati, valorizzando al massimo il riutilizzo del dismesso prima di avviarlo nei canali di recupero e operando in modo consapevole attraverso la piena tracciabilità dei flussi del rifiuto. Infine, la legalità, che in questo settore è fondamentale, la promuoviamo certificando ogni singolo passaggio della filiera». Il tutto con uno sguardo di fede: «Ci supporta nei momenti di maggiore difficoltà – conclude il titolare di Impronta Solidale –, ci apre gli occhi verso coloro che hanno ferite dell’anima molto profonde e ci insegna a vedere in ognuno di loro una piccola fiamma di giustizia che aspetta solo di essere riaccesa».
Superare le dipendenze grazie al lavoro nei campi
Il centro è la relazione. Non esita a ripeterlo Laura Mele, operatrice della comunità pedagogica riabilitativa “La locanda del Gigante”, che accoglie giovani e adulti con storie di dipendenza, a volte passate anche dalla detenzione in carcere. Non tanti, «abbiamo al massimo otto posti, anche se adesso gli ospiti sono nove; siamo in esubero – ci racconta l’operatrice e animatrice di comunità –. Questo perché il rapporto con ciascuno è personale. Tutto si fonda sulla relazione». Oggi il Papa fa visita anche a loro, arrivando nella piazza di Acerra che dista pochi minuti a piedi dalla Locanda. E loro saranno lì, carichi di emozione. Questa è l’occasione per essere finalmente «attenzionati, dopo che per tanto tempo come Terra dei fuochi siamo stati abbandonati e addirittura additati per ciò che accadeva qui. Adesso abbiamo bisogno che questo stigma venga rimosso: non dobbiamo essere più la Terra dei fuochi, ma la terra della speranza e visita del Papa servirà anche a questo», dice.
La storia di questa terra ricorda quella di chi, lasciato solo, è scivolato nella spirale della droga, per poi arrivare a rapine ed estorsioni «a volte per procurarsi sostanze stupefacenti, a volte perché finito in un giro più grosso di lui». Per curare quelle ferite, serve una casa, come quella che «il sociologo Carlo Petrella, un tempo direttore del Sert di Torre Annunziata volle costruire dopo essere stato accusato di spacciare metadone, aver passato un periodo in carcere e essere poi assolto». Nasce così la Locanda del Gigante, luogo dove la guarigione inizia dal lavoro nei campi: «Abbiamo coltivazioni di carciofi, patate, zucche e olivi e ogni periodo dell’anno per noi è il tempo della raccolta». Anche gli operatori lavorano la terra a fianco agli ospiti, ricucendo, mentre la natura prende forma grazie alle loro mani, quel passato di ferite che li ha portati a passare lì un periodo di 18 mesi, che a volte si allunga a volte si accorcia a seconda delle storie di ciascuno. Per tutti, però, questo è un cammino paziente: «Il più giovane adesso ha 34 anni, ma quasi sempre abbiamo davanti storie di dipendenza che iniziano già verso i 14», conclude.
La bonifica del fiume Sarno, una vittoria per tutti
La storia del fiume Sarno racconta oggi un cambiamento profondo che coinvolge l’intera area sarnese-vesuviana e che punta non solo al risanamento ambientale, ma anche alla costruzione di una nuova coscienza collettiva, legata alla tutela dell’acqua e del territorio. In questa direzione cammina l’iniziativa promossa dall’Ente idrico campano, in collaborazione con Gori, che ha dato il via a un ciclo di proiezioni del docufilm “Fiume Madre”. Il progetto nasce con l’obiettivo di sensibilizzare le giovani generazioni sull’importanza della salvaguardia delle risorse idriche e sul valore ambientale, sociale e culturale del territorio campano. Le proiezioni si inseriscono nel più ampio calendario di appuntamenti dedicati alla settimana delle bonifiche, durante la quale anche il Consorzio di bonifica integrale del fiume Sarno ha promosso eventi rivolti ai cittadini, alle scuole e alle istituzioni locali.
Proprio sul tema della custodia del Creato, si era soffermato già lo scorso anno Francesco Alfano, arcivescovo della diocesi Sorrento-Castellammare di Stabia, intervenendo nell’ambito del pellegrinaggio «Sulle orme della Laudato si’» promosso dalla Conferenza episcopale campana. In quell’occasione, aveva invitato la comunità a riflettere sulla necessità di sviluppare una nuova cultura della cura e della sostenibilità. «Le comunità cristiane devono trasformarsi in luoghi di conversione ecologica, capaci di tradurre i valori in azioni concrete», aveva detto.
Il percorso di risanamento del Sarno, oggi nella sua fase finale, continua a produrre risultati tangibili per l’ambiente e per le comunità locali, frutto di interventi infrastrutturali mirati, della collaborazione con le amministrazioni comunali e del dialogo con i cittadini. A evidenziare il significato profondo di questo processo è stato anche Luca Mascolo, presidente dell’Ente idrico campano e dell’Associazione nazionale Anea: «L’esperienza del Sarno ci dà la possibilità di raccontare un’azione sinergica che ha cambiato il corso della vita di un territorio e di mezzo milione di cittadini».
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