Martiri di Spagna, altri 80 beati. Sugli altari anche il "padre" del Libano moderno
di Andrea Galli
Dichiarati anche quattro nuovi venerabili, di cui due italiani, il salesiano missionario in India Costantino Vendrame e il cappuccino sardo Nazareno da Pula

Sono 81 i nuovi beati che vanno ad arricchire l’albo della santità della Chiesa cattolica, di cui ben 80 dichiarati martiri. Questo secondo i decreti di cui il Papa ha autorizzato la promulgazione ricevendo in udienza il cardinale Marcello Semeraro, prefetto del Dicastero delle Cause dei santi. I martiri sono il sacerdote diocesano Francisco González de Córdova e 79 compagni uccisi tra il 1936 e il 1937, in odio alla fede, nel territorio della diocesi di Santander, nel corso della guerra civile di Spagna. Per la precisione, si tratta di 67 sacerdoti diocesani ed extra-diocesani, 3 seminaristi del seminario diocesano, 3 religiosi carmelitani scalzi e 6 laici, cinque dei quali appartenenti all’Azione Cattolica. Francisco González de Córdova, nato a Viérnoles, insegnò in Seminario e fu parroco a Santoña. Durante la persecuzione religiosa, ebbe l’opportunità di fuggire, ma scelse di rimanere nella sua parrocchia. Gli fu proibito di celebrare la Messa, suonare le campane, amministrare i battesimi o visitare gli ammalati senza il permesso del sindaco; le chiavi dei registri parrocchiali furono confiscate e la chiesa fu trasformata in un deposito di esplosivi. Detenuto nella stiva di una nave trasformata in prigione, si prodigò nel confessare gli altri prigionieri e nel recitare con loro il Rosario ogni giorno. Il 27 dicembre 1936, quando fu chiamato al patibolo, chiese di essere l’ultimo per poter confessare i suoi compagni e benedirli. Prima di morire, scrisse una lettera incompiuta alla madre.
Il Dicastero delle Cause dei santi ricorda che nella provincia di Santander, nel complesso, furono assassinati 77 sacerdoti diocesani, 17 monaci cistercensi, 14 seminaristi, 14 domenicani, 9 claretiani, 8 gesuiti, 5 agostiniani, 5 piaristi, 4 maristi, 3 cappuccini, 3 carmelitani, 1 salesiano e 1 suora oblata. Anche 54 chiese furono demolite o completamente abbattute e nella maggior parte delle altre furono distrutte pale d’altare o altari, immagini, ornamenti, libri parrocchiali, ecc. Le chiese furono profanate; le tombe dei conventi furono violate. Il seminario diocesano fu trasformato in una prigione, e fu completamente distrutto: la sua biblioteca e il suo museo furono smantellati.
Padre Jorge López Teulón, uno dei massimi esperti della persecuzione religiosa in Spagna negli anni ’30, oltre che postulatore della causa di beatificazione di 464 consacrati e laici assassinati nella provincia ecclesiastica di Toledo e nella diocesi di Avila, spiegò ad Avvenire nell’agosto del 2024 che degli oltre diecimila uomini e donne che la Chiesa in Spagna e gli storici considerano uccisi a causa della loro fede – 12 vescovi, 4.235 sacerdoti secolari, 2.365 religiosi, 297 suore e più di tremila laici – probabilmente la metà alla fine salirà agli onori degli altari.
Secondo i decreti appena promulgati un altro venerabile che verrà prossimamente beatificato, per una guarigione miracolosa attribuita alla sua intercessione, è Elias Hoyek, che fu patriarca di Antiochia dei Maroniti dal 1899 al 1931 ed è considerato uno dei padri del Libano moderno. Nato nel 1843 nel nord del Libano, quando il Paese era ancora parte dell’Impero ottomano, studiò a Roma e venne ordinato sacerdote nel 1870. Da patriarca promosse la formazione del clero, la catechesi e le opere sociali, fondando anche la congregazione delle Suore Maronite della Sacra Famiglia. Durante la Prima guerra mondiale difese la popolazione libanese colpita dalla fame e dalle repressioni ottomane, aprendo le porte di monasteri e conventi ai poveri senza distinzione. Ebbe inoltre un ruolo politico decisivo: alla Conferenza di Versailles del 1919 sostenne la nascita di un Libano indipendente e contribuì al progetto del “Grande Libano”, proclamato nel 1920 sotto mandato francese.
Infine quattro sono i servi di Dio che sono stati dichiarati venerabili. Madre María Ana Alberdi Echezarreta, spagnola, nata nel 1912 ad Azcoitia e morta nel 1998 a Madrid: fu badessa del Monastero delle suore concezioniste francescane a Madrid per 34 anni, stimata per equilibrio, prudenza e capacità di rinnovare senza rompere con la tradizione dell’istituto.
Don Costantino Vendrame, salesiano, nato nel 1893 a San Martino di Colle Umberto (Treviso) e morto nel 1957 a Dibrugarh (India): ebbe uno straordinario zelo missionario nel Nord-Est dell’India, tra popolazioni tribali spesso ancora animiste o ostili al cristianesimo; imparò rapidamente le lingue locali e conquistò la fiducia della gente vivendo tra i più poveri.
Padre Nazareno da Pula (al secolo Giovanni Zucca), cappuccino nato nel 1911 a Pula (Cagliari) e morto nel 1992 a Cagliari. Da giovane emigrò in Etiopia in cerca di lavoro e durante la Seconda guerra mondiale fu internato dagli inglesi in un campo di prigionia in Kenya. Fu lì che maturò la sua fede. Si fece frate a 40 anni dopo un incontro con san Pio da Pietrelcina e attirò moltissime persone per la sua santità di vita, consolando e dispensando consigli spirituali.
Infine fra Jean-Thierry di Gesù Bambino e della Passione (al secolo Jean-Thierry Ebogo), religioso professo dell’Ordine dei Carmelitani Scalzi, nato nel 1982 a Mfou-Awaé, in Camerun, e morto nel 2006 a Legnano (Milano). A 22 anni gli venne diagnosticato un osteosarcoma aggressivo. Subì l’amputazione di una gamba ma il tumore si aggravò con nuove metastasi: reagì con una serenità che impressionò sia i medici sia i confratelli. Offrì le sue sofferenze «per il Carmelo camerunese e per la Chiesa». Trasferito in Italia, a Legnano, comprese che sarebbe morto presto. Ottenne allora una dispensa speciale per emettere i voti solenni da carmelitano direttamente nel letto d’ospedale.
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