«La Meloni non è furiosa»: perché la campagna anti-premier di Iv nelle stazioni potrebbe continuare
La presidente del Consiglio scrive a La Stampa: «Non è vero che mi ha irritato. Così come non è vero che qualcuno a Palazzo Chigi abbia chiesto spiegazioni al Mit. L'ho trovata molto efficace». Renzi: «Mi fa piacere che abbia apprezzato. Ora avanti senza censura»

«Quando c’era lei...», legge di sfuggita il pendolare affaccendato passando davanti a un cartellone pubblicitario. Si ferma interdetto in mezzo alla stazione, suscitando le imprecazioni di qualcuno. Sudore freddo. Lentamente torna indietro e continua a leggere: «...i treni arrivavano in ritardo». Sospiro di sollievo. Non era un manifesta neofascista, ma soltanto una pubblicità di Italia Viva per il 2 per mille. Circola ormai da giorni sui social e nelle stazioni ferroviarie di Roma e Milano e riprende i toni e i caratteri della propaganda del Ventennio, nonché il celebre slogan dei nostalgici «quando c’era lui» (Mussolini). La frase si conclude però sempre con una nota negativa, un riferimento ai presunti fallimenti del Governo: quando c’era Meloni «si pagavano più tasse, i treni arrivavano in ritardo, i giovani scappavano all’estero, la benzina e la spesa costavano di più, l’Italia era meno sicura». Segue un’esortazione a versare il due per mille al partito di Matteo Renzi. E non finisce qui, il leader di Iv ha anche condiviso su YouTube un video in stile cinegiornale di regime, che ripropone le stesse modalità delle pubblicità, ma in bianco e nero: «Nella solenne stagione in cui il governo del presidente Meloni celebrava i fasti della prosperità annunciata - declama la voce fuori campo, imitando il tono di Guido Notari , celebre annunciatore dell’istituto Luce -, le famiglie italiane assistevano al magnifico spettacolo della vita quotidiana, divenuta impresa eroica. Dai forza alle idee giuste».
Un vero caso politico maturato ieri quando, al termine di una giornata di fibrillazioni, Grandi stazioni retail ha imposto al partito di cambiare il contenuto della pubblicità. «È censura! Una palese violazione della Costituzione», denuncia Francesco Bonifazi, tesoriere del partito. In ogni caso, la polemica ha giocato tutta a favore di Iv: «Ringraziamo la Meloni perché ci ha fatto pubblicità - ha commentato Renzi -. Giorgia, non devi arrabbiarti con me per i cartelloni: devi arrabbiarti con Salvini per i treni in ritardo. Come al solito hai sbagliato Matteo. A questo punto raddoppiamo la campagna, perché funziona talmente bene. Grazie Giorgia!».
Ad alimentare il caso anche le indiscrezioni diffuse ieri dal quotidiano La Stampa (ma nettamente smentite da Ferrovie dello Stato), la premier non avrebbe affatto gradito la campagna promozionale. Lo staff di Meloni avrebbe persino chiesto spiegazioni al ministero dei Trasporti e FdI si sarebbe lamentato direttamente con Fs. Da lì, l’indiscrezione (anch’essa smentita) secondo cui Stefano Donnarumma, amministratore delegato del gruppo ferroviario, avrebbe convocato una riunione d’emergenza. Da Fs spiegano, però, che gli spazi pubblicitari dei principali snodi ferroviari sono gestiti da una società esterna, appunto Grandi stazioni retail, che opera in piena autonomia. «Non vi è stata alcuna riunione, telefonata o lamentela, né alcuna manifestazione di irritazione da parte del Governo o del ministero», sottolineano.
Ma la premier Meloni ha smentito tutto, con una lettera pubblicata oggi proprio sul quotidiano di Malaguti. «Non è vero che la campagna di Italia Viva mi ha irritato. Così come non è vero che qualcuno a Palazzo Chigi abbia chiesto spiegazioni al Mit. Anzi, devo dire che ho trovato la campagna molto efficace dal punto di vista comunicativo e l'ho detto direttamente a chi l'ha ideata, cioè Matteo Renzi. - ha scritto la premier -. D'altronde «c'era lei» perché dopo che «c'è stato lui» quasi nessuno lo ha più votato. Ma questa, ovviamente, è un'altra storia..».
E ancora: «Leggo - prosegue Meloni nella lettera - che qualcuno avrebbe chiesto di modificare la campagna di Italia Viva. Non so se sia vero e non ho gli elementi per dirlo, perché mi occupo di tante cose ma grazie a Dio non degli spazi pubblicitari nelle stazioni, ma a scanso di equivoci mi permetto di suggerire a chi ha questa responsabilità che la campagna di Italia Viva non dovrebbe essere toccata e dovrebbe proseguire così com'è. Anche perché gli italiani sono molto più intelligenti e consapevoli di quanto si pensi, e sanno distinguere perfettamente tra la propaganda di partito e la realtà delle cose». Infine, ha ribadito: «la Meloni non è "furiosa", non si occupa dei manifesti nelle stazioni, non chiama ministri e ministeri per lamentarsi di sciocchezze di questo tipo. Sono cose che facevano altri prima di me. Io mi occupo dei problemi concreti delle persone, e continuerò a farlo».
Parole che sono state accolte con grande entusiasmo da Matteo Renzi: «Mi fa piacere che anche Giorgia Meloni abbia apprezzato la campagna "Quando c'era lei" - ha detto il leader di Italia Viva -. Mi auguro che dopo l'autorevole intervento della Premier sia consentito a Italia Viva di continuare la campagna - compresa quella sui treni in ritardo - senza alcuna censura».
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