Le scelte "giuste" per gli investimenti, ecco la guida Cei per una finanza etica
di Cinzia Arena
La Cei ha aggiornato il vademecum per le comunità ecclesiastiche e i cittadini invitando a fare scelte responsabili alla luce dei profondi mutamenti su pace e giustizia

La finanza può svolgere un ruolo positivo nella promozione di un’economia giusta e solidale a condizione che sia guidata dal desiderio di contribuire al bene comune. È questo il filo conduttore delle “Linee guida in materia di investimenti etici e sostenibili” approvate dal Consiglio episcopale permanente lo scorso marzo e pubblicate martedì. Un aggiornamento a quelle indicazioni che la Chiesa aveva già messo nero su bianco sei anni fa, alla luce dei profondi cambiamenti in atto nel panorama finanziario e delle sfide etiche sempre più complesse che riguardano giustizia, pace e dignità umana. Il documento, redatto da un gruppo di lavoro coordinato dal segretario generale della Cei, Giuseppe Baturi, e composto da teologi e docenti, si propone di offrire criteri chiari per una gestione trasparente e responsabile in cui la prima applicazione dell’etica riguarda proprio la prudenza e la competenza con cui si amministrano i beni. Si rivolge innanzitutto alle comunità ecclesiali ma anche a tutti i fedeli e agli “uomini di buona volontà” affinché compiano una riflessione più matura sulla destinazione delle risorse economiche.
«Insieme al vademecum per la gestione dei fondi 8xmille, questo documento segna un ulteriore passo della Cei nel promuovere trasparenza, responsabilità e coerenza evangelica nella gestione delle risorse, orientata al servizio del bene comune e a una visione etica e sostenibile, in attuazione concreta delle indicazioni del Cammino sinodale delle Chiese in Italia», spiega don Claudio Francesconi, economo della Cei. Le linee guida saranno presentate presso la Borsa di Milano il 9 giugno 2026 dal cardinale Matteo Zuppi, presidente della Cei, in dialogo con Stefano Caselli, economista e direttore della Sda Bocconi School of Management, modererà l’incontro il vicedirettore di Avvenire, Marco Ferrando. «La premessa è che si tratta di un aggiornamento delle linee guida del 2020, che in realtà sono state elaborate nel corso dei due anni precedenti. Si è reso necessario per il peso specifico che hanno assunto alcuni temi, come ad esempio quelli degli armamenti e dell’utilizzo delle criptovalute», aggiunge don Francesconi, ma anche «da alcuni passi indietro che sono stati fatti sugli Esg». «La prima edizione è stata accolta favorevolmente dal mondo della finanza. La scelta di presentare il nuovo documento in Borsa, che per noi è un luogo testimoniale, va nella direzione di apertura verso l’esterno. Non è un testo di categoria, per pochi. L’annuncio del Vangelo è per tutti: ciò che è cristiano è pienamente umano».
La gestione del denaro non è mai neutrale, ma comporta sempre una responsabilità morale e sociale. Ad ispirare le linee guida i principi fondamentali della Dottrina sociale della Chiesa: la destinazione universale dei beni, il giusto profitto e l’impegno per un modello economico che non generi esclusione ma favorisca al contrario partecipazione e sviluppo sostenibile. Il legame tra finanza ed ecologia integrale diventa imprescindibile: la sostenibilità economica non può infatti prescindere dalla tutela della casa comune come evidenziato da papa Francesco nell’enciclica Laudato si’ e dal messaggio del Giubileo della speranza del 2025 che ha richiamato l’urgenza di riequilibrare le relazioni economiche segnate da disuguaglianze profonde. Nello stesso solco si muove il magistero di Papa Leone XIV, attento alla giustizia sociale, alla dignità del lavoro umano, alla solidarietà tra i popoli. Ogni scelta economica, sottolinea il documento, deve essere finalizzata alla missione e alla carità. Vengono approfondite le implicazioni operative della gestione finanziaria, ampio spazio è dedicato agli investimenti ESG, una parte specifica è dedicata alle linee operative che definiscono criteri di inclusione (sociali, ecologici ed equitativi) ed esclusione, con particolare attenzione alla tutela della vita, alla promozione della pace, della dignità umana, della giustizia economica e della sostenibilità ambientale.
«Oggi come non mai esiste una quantità di risparmio senza precedenti. Il Pil mondiale è di 110 trilioni di dollari e la ricchezza otto volte superiore, nel 2000 era appena 3,5 volte il Pil. Questo fa sì che la responsabilità di chi investe il denaro sia senza precedenti, sia che si tratti di grandi società che di un singolo. Il messaggio che arriva dalle linee guida è che fare impatto non vuol dire solo ottenere un rendimento per l’investitore ma generare aspetti positivi su ambiente e lavoratori. Uno degli equivoci che dobbiamo sfatare è che non è vero che la finanza diventa “buona” solo se rende meno e vive di divieti, può migliorare in maniera significativa la società, ad esempio riducendo le possibilità di conflitti e di guerre. In questo la Chiesa può giocare un ruolo da protagonista facendo passare questo messaggio di uno sviluppo economico più giusto», sottolinea il professor Caselli. Di strada ne è stata fatta tanta negli ultimi anni, ad esempio con l’introduzione dei parametri Esg che, «al di là di alcune esagerazioni - aggiunge - hanno avuto il merito di spingere le aziende a confrontarsi su alcuni macro temi dai cambiamenti climatici alla parità di genere. Adesso occorre andare oltre le etichette e interrogarsi sui contenuti valutando l’impatto concreto».
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