SpaceX si quota in Borsa, OpenAI la insegue: assalto a Wall Street
La società aerospaziale di Musk punta alla più grande offerta pubblica iniziale della storia, con una valutazione di 1.750 miliardi di dollari e il debutto al Nasdaq fissato per il 12 giugno. Anche OpenAI si prepara a sbarcare in Borsa, in una stagione che potrebbe riscrivere le regole del settore. Per Nvidia ricavi cresciuti dell'85%

C'è una data cerchiata sul calendario di Wall Street: il 12 giugno. Quel giorno SpaceX, la società aerospaziale di Elon Musk, dovrebbe sbarcare al Nasdaq con una valutazione di 1.750 miliardi di dollari, la più grande offerta pubblica iniziale della storia. Ma il colpo di scena è che non arriverà da sola. A pochi giorni di distanza, anche OpenAI, la società dell'intelligenza artificiale che produce ChatGpt, si appresta a depositare la propria domanda di quotazione in Borsa. Fondata nel 2015 dallo stesso Musk insieme a Sam Altman (oggi rivali su tutto), OpenAI punta a raccogliere tramite l'Ipo circa 60 miliardi di dollari — a fronte di una valutazione complessiva che potrebbe superare i mille miliardi — con un debutto in Borsa atteso entro fine anno. Dopo anni in cui le grandi aziende dell'IA hanno preferito restare private, crescendo grazie a fondi di venture capital e valutazioni che nessuno metteva seriamente in discussione, la stagione delle quotazioni è finalmente arrivata. E promette di essere storica.
Il prospetto depositato mercoledì da SpaceX alla Securities and Exchange Commission, il regolatore della Borsa americana, è un documento che non assomiglia a nessun altro nella storia della finanza americana. Alle cifre di bilancio si affiancano dichiarazioni come "non vogliamo che gli esseri umani facciano la stessa fine dei dinosauri", mentre tra le opportunità future figurano l'estrazione di minerali dagli asteroidi, la produzione industriale in orbita e le basi energetiche su Marte. È il Musk-pensiero applicato alla finanza: visionario fino ai limiti del credibile, ma con un fondatore che ha già dimostrato di saper trasformare le promesse impossibili in realtà. "La sua capacità di far diventare senso comune ciò che sembrava stravagante aggiunge indubitabilmente fascino a SpaceX", osserva Aswath Damodaran, professore di finanza alla Stern School of Business della New York University. Per chi investe, è quasi impossibile trovare un termine di paragone: SpaceX non ha concorrenti quotati, e valutarla con i criteri ordinari è un esercizio a metà tra la finanza e la fantasia.
I conti, però, raccontano una storia più complicata. SpaceX ha chiuso il 2025 con ricavi per 18,7 miliardi di dollari, in crescita del 33%, ma con una perdita di quasi cinque miliardi. Il motore che sorregge tutto si chiama Starlink: il servizio di Internet satellitare, basato su una costellazione di circa 10.000 satelliti, ha generato da solo 11,4 miliardi di fatturato l'anno scorso, con profitti raddoppiati rispetto all'anno precedente. Nel primo trimestre del 2026, Starlink è stato l'unico segmento in attivo dell'azienda. La divisione di intelligenza artificiale, invece, brucia denaro a ritmi impressionanti: nel 2025 ha perso 6,4 miliardi a fronte di 3,2 miliardi di ricavi, e la situazione non è migliorata all'inizio di quest'anno. Gran parte di questo peso viene dall'acquisizione di xAi, completata a febbraio, che ha portato in dote il social network X e il chatbot Grok, insieme a investimenti in infrastrutture e tecnologia nell'ordine dei dieci miliardi solo nel primo trimestre. Eppure è proprio sull'IA che SpaceX fonda le sue ambizioni più grandi, identificando un mercato potenziale da 28.500 miliardi di dollari e annunciando l'intenzione di costruire data center alimentati da energia solare nello spazio.
Sul fronte della governance, la struttura dell'Ipo è disegnata per lasciare il controllo assoluto nelle mani di Musk. Le azioni riservate al pubblico daranno agli investitori il diritto a un voto ciascuna, mentre quelle detenute da Musk e da un ristretto gruppo di soci fondatori valgono dieci voti l'una: il risultato è che Musk manterrà l'85% del potere decisionale complessivo. Nessun altro azionista supera il 5%. Il prospetto include clausole che obbligano i conflitti legali all'arbitrato privato e rendono di fatto impossibile rimuovere Musk dall'incarico se non per sua stessa volontà. Per i piccoli investitori è una scelta da prendere o lasciare: si compra la visione di Musk, non la possibilità di influenzarla.
Il prospetto illumina anche la fitta rete di rapporti commerciali tra le aziende del miliardario, quella che in America è già stata ribattezzata "Muskonomy". Nel 2025, SpaceX e la sua controllata xAi hanno acquistato da Tesla beni e servizi per 650 milioni di dollari, incluso un migliaio abbondante di Cybertruck, i controversi pick-up in acciaio inossidabile prodotti da Tesla. La stessa Tesla ha investito due miliardi in SpaceX e ne detiene oggi una quota azionaria. Le due società stanno lavorando insieme su Terafab, un progetto congiunto per la produzione di chip per l'IA. Tesla sta costruendo un impianto solare per rifornire i data center orbitali di SpaceX. The Boring Company, altra creatura di Musk, lavora in Texas per SpaceX. Oltre a questo, emergono più di venti miliardi di obbligazioni legate a contratti di leasing per infrastrutture di intelligenza artificiale. Il prospetto stesso ammette che il controllo di Musk su più aziende contemporaneamente lo espone a potenziali "conflitti di interesse".
La quotazione di SpaceX non è un caso isolato, ma il colpo d'apertura di una stagione che potrebbe ridisegnare i mercati. OpenAI, che vale oggi 852 miliardi dopo aver raccolto 122 miliardi in un solo round di finanziamento a marzo, si appresta a depositare la propria documentazione alla Sec nelle prossime settimane. Il debutto in Borsa è previsto entro settembre. OpenAI arriva all'appuntamento dopo aver vinto lunedì una causa che avrebbe potuto rivelarsi fatale: Musk, ormai nemico dichiarato del suo ex socio Sam Altman, aveva tentato per via giudiziaria di bloccare la trasformazione della startup da ente no-profit a società a scopo di lucro. La giuria californiana ha stabilito che le accuse erano prescritte. Una sconfitta avrebbe messo a rischio non solo la quotazione, ma l'esistenza stessa di OpenAI nella sua forma attuale.
Il contesto di mercato in cui queste operazioni si preparano è dominato dall'intelligenza artificiale in ogni sua dimensione. Nvidia ha pubblicato mercoledì sera risultati trimestrali record: ricavi cresciuti dell'85% a 81,6 miliardi nel primo trimestre, utile triplicato rispetto a un anno fa. I data center, cuore della domanda di chip per l'IA, hanno contribuito da soli per 75,2 miliardi. Il ceo Jensen Huang ha definito quello in corso "la più vasta espansione infrastrutturale della storia umana".
La vera domanda che Borsa e mercati si pongono è se questa stagione di grandi quotazioni tecnologiche reggerà alle aspettative che porta con sé. Matt Kennedy, stratega di Renaissance Capital, ha sintetizzato il messaggio con cui SpaceX si presenterà agli investitori: "Pochissime cose catturano l'immaginazione collettiva come il viaggio nello spazio. SpaceX si venderà come un'azienda generazionale, qualcosa da tenere in portafoglio per vent'anni, trent'anni." È un'offerta che mescola finanza e mitologia. Per ora, il mercato sembra disposto ad ascoltare.
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