«Pestati, insultati e persino molestati»: il racconto del deputato a bordo della Flotilla
Intervista al 5s Dario Carotenuto: «Io chiuso in un container. Qualcuno ha detto: “Welcome to Israel”, poi calci e pugni. Vergognoso il ritardo con cui si interviene contro il governo Netanyahu»

Il resoconto è agghiacciante. E Dario Carotenuto è uno di quelli a cui “è andata bene”, se così si può dire. Probabilmente perché è un deputato della Repubblica eletto con il M5s. Ma quando sali sulla Flotilla per raggiungere Gaza, per Israele sei comunque un nemico, un terrorista. E come tale vieni trattato. Lo raggiungiamo al telefono, risponde da Napoli, casa sua. Mentre ci parla tiene suo figlio in braccio e ritrova un po’ del calore che gli è stato negato (letteralmente) durante la detenzione.
Onorevole, ci racconti cosa è accaduto quando siete stati intercettati.
Abbiamo iniziato a percepire una situazione pesante quando internet è andato in down. Mentre l’Idf intercettava alcune barche ci siamo diretti verso Port Said (in Egitto ndr ). A quel punto abbiamo visto una nave militare all'orizzonte e tre piccole imbarcazioni rapide che si dirigevano verso di noi. Abbiamo spento i motori. I militari israeliani hanno urlato istruzioni al megafono chiedendo chi fosse il capitano, ma l'equipaggio non lo ha rivelato per non aggravare la sua posizione. Questo li ha resi più nervosi: hanno iniziato a sparare colpi, non so dire che tipo di proiettili fossero, ma so che hanno rotto alcuni vetri. Fingevano di sparare contro l’equipaggio e poi cambiavano mira. Dopodiché si sono avvicinati, hanno chiesto di aprire alcuni degli sportelli visibili. La barca era turca e questo forse li preoccupava. Avevamo già buttato in mare tutto ciò che avrebbero potuto usare contro di noi. Perfino i coltelli da cucina. Sono saliti a bordo e ci hanno trasferito su una prima nave da guerra. Ci hanno legato le mani con fascette da elettricista, strettissime. E ci hanno messo in posizioni degradanti, scomode e dolorose.
Abbiamo iniziato a percepire una situazione pesante quando internet è andato in down. Mentre l’Idf intercettava alcune barche ci siamo diretti verso Port Said (in Egitto ndr ). A quel punto abbiamo visto una nave militare all'orizzonte e tre piccole imbarcazioni rapide che si dirigevano verso di noi. Abbiamo spento i motori. I militari israeliani hanno urlato istruzioni al megafono chiedendo chi fosse il capitano, ma l'equipaggio non lo ha rivelato per non aggravare la sua posizione. Questo li ha resi più nervosi: hanno iniziato a sparare colpi, non so dire che tipo di proiettili fossero, ma so che hanno rotto alcuni vetri. Fingevano di sparare contro l’equipaggio e poi cambiavano mira. Dopodiché si sono avvicinati, hanno chiesto di aprire alcuni degli sportelli visibili. La barca era turca e questo forse li preoccupava. Avevamo già buttato in mare tutto ciò che avrebbero potuto usare contro di noi. Perfino i coltelli da cucina. Sono saliti a bordo e ci hanno trasferito su una prima nave da guerra. Ci hanno legato le mani con fascette da elettricista, strettissime. E ci hanno messo in posizioni degradanti, scomode e dolorose.
Non si è qualificato come deputato?
Uno degli organizzatori lo ha gridato loro e per tutta risposta hanno sparato un altro colpo. Ma in quel frangente non ho mostrato il mio documento.
Uno degli organizzatori lo ha gridato loro e per tutta risposta hanno sparato un altro colpo. Ma in quel frangente non ho mostrato il mio documento.
Continui il racconto.
Ci hanno trasferiti su questa sorta di nave prigione. Ci hanno trascinati di peso. Pensavo che il peggio fosse passato. Mi sbagliavo. Mi hanno tirato su in modo violento e mi hanno trascinato mentre mi torcevano il collo. Ci hanno ammassati. Poi è arrivato il mio turno per dare il documento, e a quel punto ho mostrato il passaporto diplomatico.
Ci hanno trasferiti su questa sorta di nave prigione. Ci hanno trascinati di peso. Pensavo che il peggio fosse passato. Mi sbagliavo. Mi hanno tirato su in modo violento e mi hanno trascinato mentre mi torcevano il collo. Ci hanno ammassati. Poi è arrivato il mio turno per dare il documento, e a quel punto ho mostrato il passaporto diplomatico.
Ma questo non l’ha aiutata.
Non direi. Mi hanno assegnato un numero, il 147, me lo hanno messo al polso. Poi è arrivato il passaggio nella panic room .
Non direi. Mi hanno assegnato un numero, il 147, me lo hanno messo al polso. Poi è arrivato il passaggio nella panic room .
Cosa intende?
Un container buio in cui sono visibili a malapena le sagome dei soldati. Qualcuno ha detto: «Welcome to Israel», poi ho preso diversi calci al costato, alla coscia e un pugno al volto. Ho urlato. A quel punto mi hanno fatto uscire. Sono uno di quelli a cui è andata bene. C’è chi ha preso il taser, chi è stato colpito con i mitra.
Un container buio in cui sono visibili a malapena le sagome dei soldati. Qualcuno ha detto: «Welcome to Israel», poi ho preso diversi calci al costato, alla coscia e un pugno al volto. Ho urlato. A quel punto mi hanno fatto uscire. Sono uno di quelli a cui è andata bene. C’è chi ha preso il taser, chi è stato colpito con i mitra.
Dopo?
Una volta fuori c’erano medici e infermieri. Ero ridotto male. Mi hanno curato l’occhio. Poi è arrivata la notte, tremenda, perché faceva molto freddo. Eravamo ammassati, stretti l’uno sull’altro, scomodissimi. Il pavimento era fatto di legno e metallo. Ci hanno dato del pane e dell’acqua dentro ad alcuni cartoni, che abbiamo usato per isolarci dal pavimento. Il giorno dopo hanno fatto un resoconto medico: 30 probabili fratturati, 5 traumi cranici e 11 denunce di molestie sessuali. Una ragazza romana mi ha raccontato di essere stata spinta con la testa contro quella di un altro prigioniero nella panic room. Aveva gli occhiali rotti e non riusciva a vedere. Per consegnare acqua e pane. I militari entravano nei container usando granate assordanti e puntando i mitra. Le coperte richieste non sono mai arrivate. Più tardi sono stato chiamato per numero e portato in isolamento in una stanzetta con letti a castello senza materassi. Da lì mi hanno trasferito al porto e infine all'aeroporto Ben Gurion. Nonostante le scuse iniziali di un funzionario del ministero degli Esteri, sono stato ammanettato mani e piedi dalla polizia. Come “trattamento di favore” per il mio status, sono stato spostato dalla cella all'ufficio di un comandante, ma costretto a stare sotto un condizionatore a 17 gradi puntato direttamente su di me e obbligato a sedere su una sedia nonostante ci fossero delle poltrone.
Una volta fuori c’erano medici e infermieri. Ero ridotto male. Mi hanno curato l’occhio. Poi è arrivata la notte, tremenda, perché faceva molto freddo. Eravamo ammassati, stretti l’uno sull’altro, scomodissimi. Il pavimento era fatto di legno e metallo. Ci hanno dato del pane e dell’acqua dentro ad alcuni cartoni, che abbiamo usato per isolarci dal pavimento. Il giorno dopo hanno fatto un resoconto medico: 30 probabili fratturati, 5 traumi cranici e 11 denunce di molestie sessuali. Una ragazza romana mi ha raccontato di essere stata spinta con la testa contro quella di un altro prigioniero nella panic room. Aveva gli occhiali rotti e non riusciva a vedere. Per consegnare acqua e pane. I militari entravano nei container usando granate assordanti e puntando i mitra. Le coperte richieste non sono mai arrivate. Più tardi sono stato chiamato per numero e portato in isolamento in una stanzetta con letti a castello senza materassi. Da lì mi hanno trasferito al porto e infine all'aeroporto Ben Gurion. Nonostante le scuse iniziali di un funzionario del ministero degli Esteri, sono stato ammanettato mani e piedi dalla polizia. Come “trattamento di favore” per il mio status, sono stato spostato dalla cella all'ufficio di un comandante, ma costretto a stare sotto un condizionatore a 17 gradi puntato direttamente su di me e obbligato a sedere su una sedia nonostante ci fossero delle poltrone.
Si è sentito protetto dal Governo?
Non ho avuto contatti onestamente.
Non ho avuto contatti onestamente.
Che ne pensa dell’idea di sanzioni a Ben-Gvir proposte da Tajani all’Ue?
Mi pare il minimo. Ma in ogni caso è vergognosa la latenza nel punire questi criminali. Questi provvedimenti andavano presi da tempo. E ovviamente il punto non è il solo Ben-Gvir ma l’intero governo Netanyahu.
Mi pare il minimo. Ma in ogni caso è vergognosa la latenza nel punire questi criminali. Questi provvedimenti andavano presi da tempo. E ovviamente il punto non è il solo Ben-Gvir ma l’intero governo Netanyahu.
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