Le “bizze” della Lega, la sfida per Venezia, il caso De Luca: tutto quello che c'è da sapere sulle Comunali
Il 24 e 25 maggio si vota per 743 sindaci. E in quasi un comune su 4 il partito di Salvini si presenta distinto dal centrodestra: un segnale per sperare di contare di più. Mentre a Fermo si stacca Forza Italia

Alle elezioni comunali l’eterna sfida bipolare fra le due coalizioni maggiori, pronte a misurare il loro peso, da sempre si “colora” con la miriade di liste civiche, da quelle radicate alle più bizzarre. Stavolta, a caratterizzare in qualche modo la tornata amministrativa che domenica e lunedì vedrà tornare ai seggi 6,2 milioni d’italiani (con Venezia come sfida principale, unico capoluogo di Regione dove si vota e città da cui dipende buona parte delle sorti di questo appuntamento), è soprattutto lo “smarcamento” della Lega. A spulciare le liste nei 743 Comuni interessati (18 capoluoghi di provincia), si scopre difatti che in quasi uno su 4 dei maggiori il partito di Matteo Salvini si presenta distaccato dal resto della coalizione.
I leghisti si “distinguono” in particolare ad Avellino, in Campania, e a Chieti, in Abruzzo, dove fanno asse con l’Unione di Centro. Scelte analoghe ad Agrigento (qui l’alleanza è Lega-Dc) e Crotone, mentre a Fermo (sempre nelle Marche) è Forza Italia a correre in solitaria. In una fase di continui sfilacciamenti a livello nazionale della maggioranza che appoggia il governo Meloni (vedi l’ultimo caso della mozione, stoppata, per rivedere l’impegno a portare al 5% del Pil le spese per la difesa), sono segnali che colpiscono anche se Salvini, pur rivendicando le scelte locali, poi ne minimizza il significato,
L’obiettivo di fondo resta però quello di strappare più sindaci possibile all'avversario. Nel bilancio finale peseranno soprattutto i ribaltoni. Due le sfide emblematiche: Venezia, ora guidata dal centrodestra, e Reggio Calabria, attualmente di centrosinistra. Non a caso sono le città scelte da molti big nazionali per le ultime miglia di campagna elettorale. Sulla laguna veneta nessuna foto di gruppo: dopo la tappa di martedì del presidente M5s, Giuseppe Conte, e ieri del leader Iv, Matteo Renzi, oggi sono attesi a Mestre sia Angelo Bonelli per Avs, nel pomeriggio, sia la segretaria del Pd, Ellu Schlein, qualche ora più tardi. Tutti in orari diversi per appoggiare lo stesso candidato: il senatore Pd Andrea Martella. Punta invece a Reggio Calabria il centrodestra: in giornata arrivano il vicepremier Salvini e, qualche ora dopo, il segretario di FI, Antonio Tajani, che però deve vedersela con un'agenda piuttosto complicata, di ritorno da una missione Nato in Svezia.
Come detto, tuttavia, gli occhi di tutti sono in particolare su Venezia. Qui sono otto i candidati alla successione di Luigi Brugnaro, il sindaco uscente dopo 11 anni che aveva strappato la città alla sinistra. L'imprenditore “decisionista” si congeda con un'inchiesta per presunta corruzione, tra problemi irrisolti nella città storica e nella terraferma, ma rivendicando successi come il risanamento del bilancio, il nuovo stadio e il palasport. A raccoglierne l'eredità per lo schieramento è Simone Venturini , suo assessore al Sociale e all’Economia e Turismo, che si accredita come “civico” anche se ha già una notevole esperienza amministrativa alle spalle. Lo sostiene una coalizione che vuole verificare il peso dei singoli partiti, surclassati nel 2020 dalla lista “fucsia” di Brugnaro (prese quasi il 32%), esperimento politico ormai svanito. FdI cerca di conquistare il primato in coalizione già ottenuto alle Politiche del 2022, la Lega ha impostato una campagna aggressiva imperniata sul no all'ipotesi di una moschea per i tanti immigrati bengalesi.
Il centrosinistra ha lanciato, invece, Andrea Martella , senatore in carica e segretario veneto del Pd, con un campo “larghissimo” (anche se non vuole farsi ritrarre assieme) che si estende all’area riformista di Iv-Psi-Più Europa e alle civiche. Al centro della campagna ha messo i temi della sicurezza, contro la pura repressione predicata da Brugnaro, e per la rigenerazione urbana, soprattutto delle aree intorno alla stazione di Mestre. Tra gli altri temi figurano la crisi storica di Porto Marghera, l’ overtourism senza controllo in centro storico e il contestato “ticket d’accesso” già in vigore.
Intorno alle due coalizioni maggiori si sono formate altre sei candidature indipendenti, tra le quali spiccano Giovanni Andrea Martini (Tutta la città insieme) che come 5 anni fa si ritaglia uno spazio autonomo a sinistra, e l'economista Michele Boldrin (Ora!) che misura nelle urne una certa notorietà ottenuta sui social con piglio aggressivo e proposte di riforme profonde. Altri candidati minori sono Claudio Vernier (Città vive), ex presidente dei commercianti di San Marco, Pierangelo Del Zotto (Prima il Veneto), Roberto Agirmo (Resistere Veneto) e infine Luigi Corò (Futuro per Venezia Mestre), quest'ultimo aderente a Futuro Nazionale, ma che tuttavia il movimento di Vannacci non appoggia ufficialmente.

A Salerno ci riprova il De Luca senza simbolo del Pd
Il finale a Salerno sembra già scritto. E non si tratta di un déjà vu. Ma in caso non si potrà parlare di un «nuovo sceriffo in città». Perché Vincenzo De Luca, il grandissimo favorito delle elezioni comunali, non è di certo un nome nuovo da queste parti. Per lui sarebbe la quinta volta da sindaco di Salerno. L’ex governatore della Campania ha davanti a sé delle praterie nella corsa alla fascia tricolore, nonostante il Pd gli abbia negato il simbolo. Molto frammentata l’alternativa, tra liste civiche, i pentastellati con un loro nome e un centrodestra che si è messo d’accordo solo in “zona Cesarini”.
In gioco c’è anche la tenuta degli equilibri nati dal trionfo in Regione Campania di Roberto Fico. Che devono fare i conti proprio con il ritorno sulla scena cittadina dello «Sceriffo» De Luca, il soprannome che gli hanno affibbiato per il suo piglio politico e comunicativo. L'ex presidente guida una coalizione formata da 7 liste, cinque civiche e due di partito (Psi e Davvero). In campo non ci sarà il simbolo del Pd che, tuttavia, sosterrà l’ex governatore schierando molti dei suoi esponenti nelle storiche civiche d’ispirazione deluchiana e nella lista “A Testa Alta”. Il Movimento 5 Stelle, invece, sosterrà la candidatura di Franco Massimo Lanocita, avvocato che può contare sul sostegno di tre liste.
Guarda con interesse alla sfida di Salerno anche il centrodestra che, dopo le fibrillazioni che hanno preceduto la presentazione delle liste, è riuscito a ricompattarsi in extremis attorno a Gherardo Maria Marenghi, docente universitario che potrà contare sul sostegno di Fratelli d'Italia, Forza Italia, Lega e Noi Moderati.
Tre liste sostengono Armando Zambrano, già presidente nazionale dell'Ordine degli Ingegneri che, dopo la 'giravolta' di Forza Italia (gli azzurri inizialmente gli avevano garantito il sostegno nella fase pre-unità) sarà espressione dell'area moderata. Sul fronte partitico c'è da registrare anche la presenza in partita di Dimensione Bandecchi con il consigliere uscente Domenico “Mimmo” Ventura e di Potere al Popolo! con Pio Antonio De Felice. In campo con progetti civici la consigliera comunale uscente Elisabetta Barone (Semplice Salerno) e Alessandro Turchi, a capo della lista Salerno Migliore.
A Messina e Reggio Calabria: ai lati dello Stretto urne con l’incognita di Sud chiama Nord
Non solo un crocevia geografico, ma sempre più politico. Reggio Calabria e Messina si preparano alle elezioni comunali. Proprio mentre il tanto discusso progetto del Ponte sullo Stretto continua ad aizzare lo scontro parlamentare. Con il vicepremier Matteo Salvini che ieri ha ribadito che «unirà il Paese», Angelo Bonelli (Avs) che ha chiesto a Meloni di «fermare» la sua pazzia» e Maurizio Landini, segretario della Cgil, che ha aggiunto: «Forse sarà in grado di unire solo le mafie».
La città dei Bronzi di Riace va al voto con una consultazione amministrativa estremamente contrapposta tra i due principali schieramenti. Un braccio di ferro che ha caratterizzato la gestione amministrativa del centrosinistra, durata 12 anni, con Giuseppe Falcomatà, eletto sindaco nel 2014 dopo due anni di commissariamento dell'ente per contiguità mafiose. Dopo anni difficili, l'ente ha ripianato i debiti, come rivendicato dal candidato sindaco del centrosinistra Mimmo Battaglia, ora sindaco facente funzioni dopo l'elezione di Falcomatà al Consiglio regionale. E sta soprattutto in questa risanata condizione finanziaria del Comune l'alta posta in gioco di queste elezioni. A contendersi la poltrona che proietterà Reggio nel futuro sono lo stesso Battaglia e il deputato di Forza Italia e coordinatore regionale del partito, Francesco Cannizzaro, candidato del centrodestra unito (noto anche per alcuni comizi ripresi sui social), sostenuto anche da Azione e da una lista ispirata dall'ex governatore ed ex sindaco Giuseppe Scopelliti. «Reggio Calabria merita di essere valorizzata, perché è un crocevia strategico sul Mediterraneo», ha sottolineato negli scorsi giorni Arianna Meloni, responsabile della segreteria politica nazionale di Fratelli d’Italia. Battaglia, invece, è supportato, tra gli altri, da Pd, Alleanza Verdi Sinistra e Casa Riformista. Della contesa saranno anche i civici Eduardo Lamberti Castronuovo, imprenditore ed editore, e Saverio Pazzano. In gioco c'è anche la gestione della Città metropolitana, istituita nel 2016 con la “legge Delrio” ed ancora in attesa di ricevere le deleghe da parte della Regione, per l'esercizio delle funzioni amministrative, incentrate su pianificazione territoriale, infrastrutture, mobilità, ambiente e sviluppo.
Dall’altra parte dello stretto, a Messina, a correre per la poltrona di sindaco ci sono invece l’uscente Federico Basile, di Sud chiama Nord (il movimento di Cateno De Luca, vulcanico ex sindaco), che ha deciso di dimettersi prima per superare le tensioni in consiglio comunale; Antonella Russo, dal 2013 consigliera comunale Pd, per il centrosinistra; Marcello Scurria, che ha fondato il movimento civico Partecipazione, con cui si candida sostenuto dal centrodestra. Tra i punti cardine del suo programma l'istituzione della città metropolitana dello Stretto con una legge speciale che finanzi un'unica realtà metropolitana che comprenda Messina e Reggio. Per Rinascita Messina, che gode dell'appoggio del Partito comunista, corre invece Gaetano Sciacca, con numerosi incarichi ricoperti nell’amministrazione pubblica. Infine, c’è l’outsider Lillo Valvieri, di professione barbiere. Al primo punto del programma ha la formazione e lavoro con percorsi professionali per ragazzi che hanno lasciato la scuola e la realizzazione di porticcioli da diporto lungo la costa.
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