Il vescovo: il Papa nella Terra dei fuochi, fra la gente avvelenata dai rifiuti tossici

di Giacomo Gambassi, inviato ad Acerra (Napoli)
Il vescovo di Acerra, Antonio Di Donna, accoglie Leone XIV in un territorio ferito dall'inquinamento e dalla camorra. «Io, convertito all'ecologia integrale dai lutti e dalle malattie della mia gente. Chiamati alla denuncia profetica. La Chiesa in campo non per un impegno green ma per la tutela del creato donato da Dio e per la difesa della vita»
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May 22, 2026
Il vescovo: il Papa nella Terra dei fuochi, fra la gente avvelenata dai rifiuti tossici
L'incendio di una discarica abusiva di rifiuti tossici ad Acerra / ANSA
«No, nella Terra dei fuochi la Chiesa non è mossa da un impegno green. È stata ed è animata da una prospettiva di fede: crediamo in un Dio che ha creato il cielo e la terra e che ci ha affidato il creato da custodire, non da devastare». Il vescovo di Acerra, Antonio Di Donna, riprende fiato. «E io sono un pastore convertito: convertito all’ecologia integrale. Sono stato cambiato dalla mia gente, dalle sofferenze e dai lutti che hanno vissuto per il dramma dell’inquinamento ambientale: l’interramento dei rifiuti nocivi, i roghi tossici, i fumi alla diossina, le malattie, le morti. La Chiesa ha ascoltato il grido degli ultimi e se n’è fatta carico di fronte alla sordità della politica». La stampa lo ha ribattezzato il “vescovo sulle barricate” per riassumere la sua missione in un angolo della Campania, compreso fra Napoli e Caserta, che lui definisce «sacrificato allo scempio ambientale» cominciato almeno trent’anni fa. Un angolo «dove oggi il riscatto è cominciato, seppur lento», dice Di Donna. E alla svolta hanno contribuito «la comunità ecclesiale, le madri coraggio, i comitati che hanno scosso le coscienze e le istituzioni», aggiunge. Domani 23 maggio, sia come vescovo di Acerra, sia come presidente della Conferenza episcopale regionale, accoglierà Leone XIV che arriva in visita pastorale nella Terra dei fuochi: nome mutuato dagli incendi clandestini dei rifiuti pericolosi che sono comparsi in quella che per i latini era la “Campania felix” e che sono stati la punta dell’iceberg di un intreccio fra aziende senza scrupoli, profitti a ogni costo, criminalità organizzata, indifferenza. Tre ore che vedranno il Papa essere ad Acerra a partire dalle 8.45 e avere due appuntamenti in agenda: il primo in Cattedrale, l’altro in piazza Calipari per incontrare i sindaci e gli abitanti degli 80 Comuni “avvelenati”.
Il vescovo di Acerra, Antonio Di Donna, presidente della Conferenza episcopale campagna / SICILIANI
Il vescovo di Acerra, Antonio Di Donna, presidente della Conferenza episcopale campagna / SICILIANI
La scelta della data dice il significato del viaggio-lampo: è la vigilia del giorno in cui ricorrono gli undici anni dalla firma dell’enciclica Laudato si’ di papa Francesco sulla cura della casa comune. «Testo che ancora deve essere compreso a pieno nel mondo cattolico - afferma il vescovo di 73 anni -. E testo che indica, almeno in questo ambito, una continuità fra i due Papi: entrambi convinti che la tutela del creato sia urgenza ecclesiale e la crisi ecologica anche crisi sociale». Una pausa. «Come un secolo e mezzo fa la Chiesa aveva affrontato la questione operaia con la Rerum novarum - sottolinea Di Donna - oggi si esprime su un’emergenza che ormai è prioritaria. E lo fa sia con il documento di Francesco, sia attraverso la sensibilità di Leone XIV. Una sensibilità che posso testimoniare in prima persona: infatti ha accettato subito di venire qui quando l’abbiamo invitato, addirittura stabilendo di tornare due volte in Campania in meno di quindici giorni dopo la visita dell’8 maggio a Pompei e Napoli». E anche nell’imminenza della pubblicazione della sua prima enciclica sociale Magnifica humanitas in programma lunedì.
Eccellenza, quale messaggio dalla presenza del Papa ad Acerra?
«La Terra dei fuochi non è un luogo, ma un fenomeno. In Italia non esiste una Terra dei fuochi, ma tante Terre dei fuochi. Sversamenti, inquinamento, degrado, siti pericolosi si trovano nell’intero il Paese. Secondo il Ministero dell’Ambiente, i siti altamente inquinati sono almeno una cinquantina e si trovano al Nord, al Centro e al Sud. Lo chiamo un fenomeno perché tutto parte dallo smaltimento illegale dei rifiuti: quelli pericolosi che qui in Campania sono giunti in prima battuta dalle industrie del Nord. Gli alti costi aziendali per lo smaltimento sono stati “abbattuti” con i roghi nelle nostre campagne. Ecco, Leone XIV mostra che la Chiesa è chiamata alla denuncia profetica, alla vicinanza, ma anche alla formazione delle coscienze e alla costruzione di una mentalità nuova. Inoltre conferma la forza della Laudato si’ che qui ha ispirato l’impegno delle Chiese: dodici diocesi in campo per salvare un popolo. E papa Leone riannoda un filo con il nostro comprensorio che si era interrotto nel 2020 quando era prevista la visita di papa Francesco per il quinto anniversario dell’enciclica: visita sospesa a causa della pandemia».
Un corteo ad Acerra nel 2019 contro i roghi di rifiuti pericolosi nella Terra dei fuochi / ANSA
Un corteo ad Acerra nel 2019 contro i roghi di rifiuti pericolosi nella Terra dei fuochi / ANSA
Il Pontefice incontrerà in Cattedrale le famiglie con parenti vittime dell’inquinamento ambientale.
«Un gesto forte. Abbiamo combattuto il negazionismo di chi respingeva il nesso di causalità tra l’inquinamento ambientale e l’insorgere di patologie tumorali, soprattutto nei più giovani. Soltanto ad Acerra, negli ultimi tre decenni, abbiamo avuto 150 fra morti e malati. La correlazione è stata dimostrata scientificamente tre anni fa in un report dell’Istituto superiore di sanità: quindi si può parlare di vittime innocenti dell’inquinamento. La presenza delle loro famiglie accanto al Papa è appello a non dimenticare e monito per un territorio ferito».
A Napoli Leone XIV ha detto che la presenza dello Stato è «più che mai necessaria» di fronte al malaffare. Vale anche per la Terra dei fuochi?
«Quando questa sciagura è iniziata, la reazione delle istituzioni è stata debole. E per istituzioni intendo quelle nazionali, regionali e locali. Poi, a poco a poco, attraverso la mobilitazione dal basso, si è intrapreso un cammino che ci sta consentendo di risalire la china. Perché da una crisi così profonda se ne esce soltanto insieme. Oggi occorre continuare il percorso di effettiva bonifica, mentre il problema principale rimane la qualità dell’aria per la presenza della diossina».
Le pattuglie dell'Esercito in azione per fermare i roghi dei rifiuti tossici nella Terra dei fuochi / ANSA
Le pattuglie dell'Esercito in azione per fermare i roghi dei rifiuti tossici nella Terra dei fuochi / ANSA
Anche la criminalità organizzata ha sfruttato l’affare rifiuti.
«Sicuramente. Il sistema che qui si è creato è stato intercettato dalla camorra che lo ha gestito e ci ha costruito un mercato. Ma quanto accaduto è la sommatoria di più fattori. Non dimentichiamo che Acerra ospita l’unico inceneritore della Campania che, certo, è monitorato, ma non pienamente controllato. Non è giusto che la città porti da sola questo peso e la gestione dei rifiuti andrebbe redistribuita in maniera più equa».
La comunità ecclesiale è stata volano di cambiamento. Eppure c’è chi sostiene che la Chiesa dovrebbe occuparsi dei bisogni dell’anima, non di crisi ecologica…
«Le prime voci che si sono levate sono state quelle di singoli sacerdoti. E poi di Avvenire, spesso unica testata che ha raccontato il nostro dramma. Perché la Chiesa in azione? Non per una passione ecologista. Ma perché è accanto alla gente, soprattutto dei poveri e dei sofferenti, dando voce a chi non ha voce. E perché il creato è dimensione biblica. San Francesco parlava di “nostra madre terra”. Una terra che entra anche nella liturgia quando rendiamo grazie al Signore per i doni della terra stessa, in particolare del pane e del vino al centro del mistero eucaristico».
Un corteo ad Acerra nel 2019 contro i roghi di rifiuti pericolosi nella Terra dei fuochi / ANSA
Un corteo ad Acerra nel 2019 contro i roghi di rifiuti pericolosi nella Terra dei fuochi / ANSA
Papa Leone ha chiesto di non separare nella fede lo spirituale dal sociale. C’è questo rischio?
«Sì, è una tentazione permanente nella Chiesa. Non solo. Si ha una sorta di contrapposizione fra chi agisce alla scuola del Buon Samaritano e chi difende la vita dal concepimento alla sua naturale conclusione. Anche noi, con il nostro impegno nella Terra dei fuochi a sostegno di un ambiente salubre, difendiamo la vita».
Il Papa insiste sulla formazione. C’è bisogno di educare alla tutela del creato?
«Ritengo che si debbano intrecciare l’educazione alla pace richiamata da Leone XIV, l’educazione alla giustizia e l’educazione alla salvaguardia del creato. Quest’ultima è ancora riservata a una élite nella Chiesa: non è uno degli assi della predicazione, della catechesi, dei cammini comunitari. Invece c’è in gioco ciò in cui crediamo».

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