I familiari delle vittime della Terra dei fuochi: «Il Papa a casa nostra, gioia che vince la paura»
Nella cattedrale di Acerra l'incontro di Leone XIV con chi affronta la malattia e chi piange i congiunti uccisi dall'inquinamento dei rifiuti tossici arrivati da tutta Italia. Sul business della Camorra c'è chi ha visto giusto fin dagli anni '90: come il poliziotto Mancini, poi morto di tumore. Così è stato rotto il silenzio

Tumori, morti e malattie andrebbero avanti altri venti, trent’anni, se adesso finissero gli sversamenti illeciti di rifiuti tossici nella Terra dei fuochi, la zona a sud di Caserta e nord di Napoli, dove vivono tre milioni di persone. Lo sa bene Maria Rita Giaccio che sorride, ha ventitré anni e il linfoma di Hodgkin, è di Acerra, era sportiva (piscina e palestra) e attenta all’alimentazione, alla quale i medici hanno spiegato che il tumore del sistema linfatico anche a lei è stato regalato dai trafficanti di rifiuti tossici. Così la sua storia è uguale e diversa a quella di migliaia di bambini, donne e uomini negli ultimi quarant’anni, qui.
Lo scorso settembre Maria Rita ha fatto la chemio, è stata operata e sta passando tutta la trafila di chi si prende il cancro. «La paura è umana e avrei voluto crollare, ma non potevo, voglio guarire – racconta –. Quindi vado avanti certa che ce la farò e se mi capita di piangere, non lo nascondo, né cambia la mia forza». Anche lei sarà domani davanti a Leone XIV nell’incontro con i familiari delle vittime dell’inquinamento ambientale che avrà come cornice la Cattedrale di Acerra durante la visita pastorale del Pontefice nella Terra dei fuochi. «Sono strafelice perché non è da tutti incontrare così da vicino il Papa e poi sono fortunata anche perché il Papa sta venendo a casa mia. Ma non solo, sono grata a Dio per questa opportunità, soprattutto perché vengo da un percorso difficile…».
Per decenni la parola d’ordine fu “negare” quel che accade da queste parti. Eppure, Roberto Mancini, poliziotto, medaglia d’oro al valore civile («Per essersi prodigato nell’ambito della lotta alle ecomafie»), il 12 dicembre 1996 aveva consegnato 239 pagine d’informativa con nomi, luoghi, dettagli dei traffici di rifiuti in Terra dei fuochi e che per questo morì di tumore il 30 aprile 2014. Informativa “dimenticata” nella procura di Napoli per quattordici anni. «Camorristi, imprenditori, usurai, banchieri, bancari e professionisti della finanza concorrono, da luoghi e con tempi e ruoli diversi, alla realizzazione di un progetto unico dagli effetti letali per il sistema economico nazionale e per l’ambiente»: quel poliziotto ha indagato e annotato tutto quanto verificatosi fra il 1988 e il 1996. I rifiuti tossici – si legge – sono «traffici appetibili per la camorra, coniugano l’estrema remuneratività a una assicurata impunità».
Un anno dopo, nel 1997, la Commissione parlamentare d’inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti sottolinea nella sua Relazione annuale come sia «evidente che fino al 1993 non è stata realizzata alcuna attività significativa d’indagine e quindi contrasto ai traffici illeciti di rifiuti, in particolare quelli dal Centro-Nord verso il Sud del Paese», traffici che «hanno visto l’interessamento diretto dei sodalizi criminali a partire almeno dal 1988». Il gioco assassino è condotto da pezzi d’industria e d’istituzioni e «veste i panni della camorra», scrive la Direzione nazionale antimafia (Dna) nel 2008. E l’anno dopo aggiunge che in Campania «i dati sono veramente drammatici» e «in alcune circostanze i primi conniventi con le organizzazioni criminali sono appartenenti alla pubblica amministrazione». Solo il 19 luglio 2012 il segreto inizia a smettere d’essere di Pulcinella: negli ultimi venti anni «in provincia di Napoli (città esclusa, ndr ) si sono avuti incrementi del tasso di mortalità per tumori del 47% fra gli uomini e del 40% tra le donne e del 28,4% e del 32,7% anche in provincia di Caserta». Mentre in Italia «i tassi sono viceversa tendenzialmente stabili» e «al Nord addirittura diminuiti», annota lo studio sui Comuni campani dell’Istituto nazionale per i tumori “Pascale” di Napoli che Avvenire svela. Un eccesso di mortalità che «riguarda anche altre patologie cronico-degenerative» ed è «un grave problema sociale e ambientale, oltre che sanitario, di vasta dimensione e notevole gravità». L’anno seguente, il 17 giugno 2013, il generale Sergio Costa, che comanda la Forestale della Campania, racconta: «Le zone a nord di Napoli e sud di Caserta sono terre devastate dal punto di vista ambientale». Sarebbe a dire, lo si neghi o meno, qui ci si ammala e si muore di rifiuti tossici. E il 14 aprile 2014 si pronuncia anche l’Istituto “Pascale” col suo direttore generale Tonino Pedicini che sottolinea come «sia stato sposato un atteggiamento negazionista che non ha nulla di scientifico, ma solo la volontà di quieto vivere». Ancora qualche mese e Roberto Pennisi, magistrato che nella Dna è l’esperto di traffico dei rifiuti, parla di «scempio» fatto nella Terra dei fuochi «grazie al fondersi degli interessi del padrone crimine economico e del servo crimine mafioso».
Fine 2015. L’Istituto superiore di sanità certifica che la popolazione della Terra dei fuochi «è caratterizzata da una serie di eccessi della mortalità e dell’ospedalizzazione per diverse patologie che ammettono fra i loro fattori di rischio accertati o sospetti l’esposizione a un insieme di inquinanti ambientali». Ed «emerge un quadro di criticità meritevole di attenzione, in particolare eccessi di bambini ricoverati nel primo anno di vita e per tutti i tumori nel primo anno di vita e nella fascia di età 0-14 anni». Nella Terra dei fuochi alcune gravissime patologie (dal tumore al seno all’asma, da varie forme di leucemie alle malformazioni congenite) sono legate allo smaltimento illegale dei rifiuti, racconta il rapporto prodotto quattro anni dopo l’accordo stipulato tra la procura di Napoli Nord e l’Istituto superiore di sanità. Chiosa Francesco Greco, procuratore di Napoli Nord: le bonifiche «devono partire immediatamente». Era il 10 febbraio 2021.
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