Tiziana ha scritto una lettera alla premier Meloni da Filicudi: «Ho 10 anni e chiedo di poter studiare qui»
Sull'isola il corso di preparazione agli esami di terza media non esiste più. E la bambina racconta anche l’obiezione ricevuta dalle istituzioni: non si possono inviare otto insegnanti per una sola alunna

«Ho solo dieci anni e chiedo di avere le stesse opportunità degli altri bambini». Nella lettera che Tiziana, piccola abitante dell’isola di Filicudi, nelle Eolie, ha scritto alla presidente del Consiglio Giorgia Meloni c’è molto più della richiesta di poter frequentare la scuola media senza lasciare la propria isola. A Filicudi il corso di preparazione agli esami di terza media non esiste più. Per continuare a studiare Tiziana dovrebbe trasferirsi altrove, separarsi dai nonni, dagli amici, dalla madre che sull’isola lavora. «Sono triste e preoccupata», scrive alla premier. E racconta anche l’obiezione ricevuta dalle istituzioni: non si possono inviare otto insegnanti per una sola alunna. «Ma loro – scrive Tiziana – non sanno che qui, il Cpe, è sempre andato avanti con due soli docenti. E ho sentito che dopo 20 anni, il sindaco di Lipari, ha riaperto la scuola primaria di Ginostra per una sola bambina e la sezione infanzia di Alicudi per due bambini non isolani». Da Meloni nessuna risposta, ma qualcosa per la piccola si muove. «Siamo disponibili a organizzare un percorso scolastico per consentire la prosecuzione degli studi nell’isola in cui la bambina risiede», dichiara il direttore generale dell’Ufficio scolastico regionale per la Sicilia Filippo Serra, sostenendo che fino a questo momento non sarebbe arrivata alcuna richiesta ufficiale né da parte del sindaco né della dirigente scolastica.
Dentro la richiesta di Tiziana risuona la domanda che oggi molte aree fragili del Paese si trovano a farsi: chi ha diritto a restare? Secondo le proiezioni Istat nei prossimi dieci anni l’Italia perderà mezzo milione di studenti nelle scuole superiori, 300mila nelle medie, 400mila nelle primarie e oltre 156mila nelle scuole dell’infanzia. Il calo demografico inghiotte scuole a una velocità drammatica: negli ultimi anni sono state chiuse oltre 2.600 scuole dell’infanzia e primarie. Si prevede che nei prossimi cinque anni ne vengano chiuse altre 1200. Peraltro, due terzi di queste chiusure sono localizzati al Sud, acuendo la gravità della desertificazione educativa nell’area e la polarizzazione tra città attrattive e territori progressivamente svuotati. «Quando si applica una logica puramente ragionieristica all'istruzione, il diritto allo studio sancito dagli articoli 3 e 34 della Costituzione diventa un privilegio e vivere nelle isole, nelle aree interne e nei territori periferici una penalizzazione», ha commentato la senatrice M5S Barbara Floridia. «Presenteremo un'interrogazione parlamentare per chiedere interventi immediati per Filicudi e una revisione delle scelte che stanno smantellando i presìdi scolastici nei territori più fragili». Insieme alle scuole vengono inghiotti anche presidi culturali preziosi per la coesione comunitaria e per la creazione di progettualità. Le famiglie giovani se ne vanno, i servizi arretrano, e i territori perdono la possibilità di costruire un futuro. Esistono, però, esperienze che mostrano che è possibile immaginare delle alternative: pluriclassi, modelli organizzativi flessibili, deroghe e investimenti mirati. Esistono “scuole diffuse” che utilizzano biblioteche, musei, parrocchie e centri civici come spazi di apprendimento. In alcune realtà si condividono lezioni a distanza tra territori isolati, mantenendo però una presenza educativa stabile sul posto. Nelle isole minori o nelle aree montane si lavora già con tutor territoriali e collegamenti digitali. Soluzioni imperfette, ma che rispondono in qualche modo ai desideri di Tiziana, che chiude la sua lettera così: «Presidente, non voglio andarmene».
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