Il raid dei droni ucraini sul quartier generale russo a Kherson: «Ci sono decine di vittime»
A rivendicare l’operazione è stato lo stesso Zelensky, che ha postato il video della distruzione. Il presidente bielorusso Lukashenko si dichiara pronto a dialogare con lui

Il danno materiale è fra i 15 e i 20 milioni di euro, secondo il presidente ucraino, Volodymyr Zelensky; le vittime sarebbero a decine, ma difficilmente da Mosca arriverà mai un bilancio realistico. Quel che è certo è che l’attacco di ieri portato avanti dalle forze speciali ucraine, i russi lo ricorderanno a lungo ed è destinato ad avere un impatto psicologico sul conflitto importante. Era il primo pomeriggio quando Zelensky ha annunciato che l’Ssu, la principale agenzia governativa responsabile del controspionaggio e della sicurezza nazionale, aveva colpito il quartier generale dell’Fsb, il servizio segreto russo, a Kherson. «I guerrieri del Centro operazioni speciali “A'”dell'Ssu – ha scritto il presidente ucraino su X – hanno ottenuto ottimi risultati. Un quartier generale dell'Fsb russo è stato colpito e un sistema missilistico terra-aria Pantsir-S1 è stato distrutto nel nostro territorio temporaneamente occupato. Grazie a questa singola operazione, le perdite russe ammontano a circa un centinaio tra occupanti uccisi e feriti». Zelensky ha anche postato un video in cui viene ripreso il momento in cui i droni colpiscono, a distanza di pochi secondi l’uno dall’altro, gli edifici nel villaggio di Genichenska Hirka, da tempo noto per essere la sede dell’ex Kgb nell’oblast di Kherson. «I russi devono sentire la necessità di mettere fine a questa guerra» ha concluso Zelensky sul suo post.
Di certo, l’intelligence ucraina ha dato ancora prova di poter agire in modo incisivo sul territorio russo o controllato da Mosca. Nel dicembre 2024 i servizi segreti riuscirono ad assassinare il generale Igor Kirillov, capo delle truppe russe per la difesa radiologica, chimica e biologica, in un attentato esplosivo rivendicato indirettamente da fonti ucraine. Il primo giugno dello scorso anno, poi, è stata la volta dell’”Operazione ragnatela”, quando un attacco coordinato di droni a 5 basi russe diverse mise fuori uso 40 caccia da guerra. L’attacco di ieri, poi, arriva a pochi giorni da una parata del 9 maggio, quando i russi celebrano la vittoria sulla Germania nazista, particolarmente sotto tono e dove non hanno sfilato mezzi militari proprio per paura di attacchi da parte dei velivoli senza pilota di Kiev. L’Ucraina, di fatto, sta prendendo coraggio in un periodo in cui si rincorrono voci sia di un rallentamento dell’avanzata russa di terra, sia di un presidente Putin particolarmente preoccupato di un possibile golpe contro di lui. Zelensky, dal canto suo, sempre ieri ha rivendicato l’attacco a un’altra infrastruttura importante sul territorio russo. «Un’altra delle nostre sanzioni a lungo raggio contro la raffinazione del petrolio russa – ha scritto, questa volta su Telegram -. Questa volta si tratta della raffineria di Sizran (nella regione di Samara, ndr), a oltre 800 chilometri dal nostro confine». L’attacco ha provocato due morti, che si vanno ad aggiungere ai due nella regione di Zaporizhzhia e ai tre in quella di Bryansk, tutte vittime civili dei droni ucraini, alle quali Mosca ha risposto con quattro morti in un bombardamento nella città di Druzhkivka, nella regione di Donetsk.
Uno stillicidio che dura da oltre quattro anni e che adesso Kiev teme possa ampliarsi alla Bielorussia, che proprio nei giorni scorsi ha condotto un’esercitazione nucleare con la Russia. L’Ucraina monitora da tempo un possibile ingresso di Minsk nel conflitto, con un’azione da nord che punterebbe direttamente verso la capitale. Per questo motivo sta intensificando la sicurezza sugli oltre 1.000 chilometri di confine condiviso. Il presidente Zelensky ha definito la maxi operazione «senza precedenti per il numero di forze e risorse coinvolti», spiegando che saranno un «deterrente attivo per qualsiasi azione o aggressione del nemico e del suo alleato». Sia il Cremlino, sia Lukashenko hanno respinto con forza queste accuse, insinuando che sia Kiev a cercare una escalation. Il portavoce dal Cremlino, Dmitry Peskov, ha ribadito la disponibilità della Russia a dialogare con l’Europa. Particolarmente propenso al confronto anche il presidente Lukashenko, che ha sempre assicurato di non volersi fare trascinare direttamente nella guerra, aggiungendo però che Bielorussia e Russia sono pronte a difendersi insieme in caso di aggressione. Il numero uno di Minsk si è anche detto «pronto a incontrare e discutere i problemi» con Zelensky. Ma dall’ufficio del presidente è arrivata una risposta gelida. Il consigliere per la comunicazione, Dmytro Lytvyn, ha definito le parole di Lukashenko «prive di significato» ricordando come, nel 2022, proprio la Bielorussia consentì l’utilizzo del proprio suolo nazionale alle armate di Mosca, pur senza mandare i suoi soldati al fronte. Il presidente Zelensky ha poi messo in guardia sul fatto che Kiev è pronta ad adottare misure preventive contro la Russia e la leadership bielorussa in caso di minacce militari all'Ucraina settentrionale.
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