Un santo in ospedale: Foggia apre la causa del medico Nicola Bellantuono
di Antonella D'Avola, Foggia
Insediato il tribunale diocesano per la beatificazione del chirurgo, docente, e figlio spirituale di Padre Pio morto nel 2011. Ferretti: sui passi di Moscati e Hernández

La santità? Non ama abitare il clamore. Ma preferisce la fedeltà silenziosa, che però sa lasciare il segno nella vita degli altri e nel cammino della società e della Chiesa. A volte la vedi indossare un camice bianco ed entrare, in punta di piedi, in una stanza d’ospedale per alleviare il dolore di chi è nella malattia e nella prova. Così è accaduto a Nicola Bellantuono, medico foggiano e figlio spirituale di Padre Pio, per il quale l’arcidiocesi di Foggia-Bovino ha avviato il processo di beatificazione e canonizzazione. Il momento ufficiale si è svolto nel pomeriggio di venerdì 22 maggio, nella chiesa San Giovanni di Dio del Policlinico di Foggia, alla presenza dell’arcivescovo Giorgio Ferretti. Durante la celebrazione hanno prestato giuramento i membri del Tribunale ecclesiastico diocesano e il postulatore della causa, monsignor Gabriele Teti, segnando l’inizio di un percorso che per molti fedeli rappresenta già il riconoscimento di una vita straordinaria.
Nato a Torremaggiore (Foggia) il 7 gennaio 1923 da Antonietta Borrelli e Giuseppe Bellantuono, Nicola cresce in una famiglia semplice e profondamente religiosa. È proprio su indicazione di Padre Pio – che lui chiamava semplicemente “il Padre” – che sceglie di iscriversi alla facoltà di Medicina a Napoli. Da lì comincia un cammino umano e professionale destinato a intrecciare in modo indissolubile scienza e fede. Si laurea e si specializza in chirurgia generale, vascolare e urologia, ottenendo anche la libera docenza in Patologia Speciale Chirurgica grazie ai suoi meriti accademici. Primario di Chirurgia generale e direttore sanitario dell’ospedale “San Giacomo” di Torremaggiore dal 1966 al 1992, collabora anche con la Casa Sollievo della Sofferenza di San Giovanni Rotondo, l’opera tanto amata da Padre Pio. E continua a operare fino all’età di 86 anni, due anni prima della morte, avvenuta il 13 aprile 2011, agli Ospedali Riuniti di Foggia.
«Ad oggi – spiega il postulatore – sono oltre cento le testimonianze già raccolte e sottoscritte, che saranno sottoposte al Tribunale ecclesiastico diocesano». Una fitta trama di ricordi e riconoscenza che restituisce la misura di una figura ancora viva nella memoria della comunità. «Il messaggio più importante», afferma don Matteo Ferro, promotore di giustizia della causa, «è che la santità non è un’idea lontana. Non appartiene a un altrove irraggiungibile: abita la vita ordinaria, nelle persone comuni». Per chi lo ha conosciuto, Bellantuono era un uomo semplice e discreto, nel quale la normalità del vivere si apriva a gesti di straordinaria generosità. «Ricordo quando lo accompagnavo a fare le visite a domicilio», racconta il nipote Nicola Soldano. «Quando le famiglie non potevano pagare, lui non voleva nulla. Anzi, spesso era lui stesso a comprare le medicine per i pazienti».
L’arcivescovo Ferretti ha definito l’apertura della causa «non soltanto un atto giuridico ed ecclesiale», ma «un atto di memoria e di riconoscenza verso una vita percepita come luminosa testimonianza cristiana». Il presule ha accostato Bellantuono a figure del cattolicesimo sociale, come Giuseppe Moscati e José Gregorio Hernández: medici che hanno trasformato la professione sanitaria in autentica vocazione evangelica. «Come Moscati – ha spiegato Ferretti – egli comprese che la medicina non è soltanto tecnica, ma incontro umano; come Hernández, visse la professione medica come vocazione. È così che la fede diventa credibile, quando si fa servizio e si traduce in cura concreta della vita degli altri». Una vocazione alimentata dalla spiritualità di Padre Pio, fino a diventare, nell’operosità delle sue mani, il riflesso materiale di quella stessa fede.
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