Troppo cari questi Giochi, fioccano rinunce tra i volontari olimpici
18mila volontari selezionati da Teams2026, ma molti hanno ricevuto l'ok in ritardo e un posto letto costa 2mila euro

«La Diocesi di Milano invita a presentarsi per fare il volontario ai prossimi Giochi Invernali di Milano Cortina». Da quale pulpito arriva la chiamata? vi chiederete. Da quello di un paio di parrocchie della città olimpica, dove nei giorni dei Giochi la Diocesi organizza iniziative culturali, educative e pastorali sui valori dello sport. Ma intanto a Milano all’appello mancherebbe un numero al momento imprecisato di volontari (c’è chi dice 1.000), sui 18mila arruolati dal Team2026. Intanto mancano tre settimane all’inizio delle Olimpiadi Invernali e lo show a cinque cerchi vedrà in gara oltre 3mila atleti olimpici e 500 paralimpici provenienti da 95 Paesi, che verranno assistiti da molti di quei 18mila giovani volontari (6mila solo nell’area di Milano).
I ragazzi di Team2026 sono in età compresa tra i 18 anni e i 35 anni, per il 30% under 25, il 51% sono donne. Lo slogan che circola dal momento dell’assegnazione di Milano Cortina è: «Non perdere la grande occasione delle Olimpiadi e Paralimpiadi in casa nostra». Ma nelle ultime ore pare che siano parecchi quelli che mancheranno al grande appuntamento casalingo. Entusiasmi congelati rispetto alla carica calorosa del volontariato di un anno fa che ha visto l’assalto di 130mila candidati. Tutti volevano fare i volontari ai Giochi. Ma il gioco delle autocandidature ora sta mostrando il rovescio della medaglia. Dei 18mila “classificati” molti non si presenteranno all’appello. Nelle zone montane, sedi dei Giochi itineranti che si dipanano su un’area di 22mila chilometri quadrati, si sta correndo ai ripari con i “veterani”. Si accettano anche volontari 80enni, meglio se ex alpini in buona salute, al quale gli organizzatori di Milano Cortina garantiscono vitto, divisa ufficiale e gadget. Stesse regole d’ingaggio dei giovani volontari, i quali però stanno mollando, causa ritardi di comunicazione dell’assegnazione dell’incarico e quindi impossibilità a sostenere le spese finanziarie per un alloggio nelle località olimpiche, notoriamente care, anche senza i Giochi.
«È un problemaccio quello dell’alloggio», dice preoccupato dal suo rifugio di Castello di Fiemme il leggendario Franco Nones, prima medaglia d’oro dello sci di fondo azzurro ai Giochi invernali di Grenoble 1968. «Mi stanno telefonando volontari dalla Francia e da mezza Italia per chiedermi un posto letto. I miei due alberghi sono pieni da giorni perché ospiteremo anche le nazionali di fondo come la Norvegia. Del resto quando iniziano ad essere migliaia le richieste è impossibile trovare una soluzione. Dispiace per questi ragazzi, ma molti di loro dovranno rinunciare a questa esperienza». Sarebbe stata la prima esperienza da volontario olimpico per Franco, 21enne romano, ma il placet di Team2026 alla sua candidatura l’ha ricevuto a fine novembre. «Il primo colloquio da remoto che ho sostenuto risale al 29 agosto scorso, il 9 ottobre ricevo una mail in cui mi comunicano che sono stato preso come “riserva” e il 20 novembre vengo aggregato al Team2026, destinazione: il Palazzo del Ghiaccio di Cortina per seguire gli atleti del curling. Ma ormai dove mi sistemo?». Sobbarcarsi il viaggio e il pernotto a Cortina è roba da film comico, vedi Alberto Sordi nel Conte Max. «Stare a Cortina dal 2 al 20 febbraio ho calcolato che mi verrebbe a costare non meno di 2mila euro per una camera, ammesso che ci sia», dice sconsolato Franco, entrato nella squadra dei sedotti e abbandonati dai Giochi.
«Al Csi non è stato segnalato nessun profilo da affiancare ai 200 volontari tesserati dallo stesso Centro Sportivo Italiano», informa il presidente del Csi Milano Massimo Achini, il quale non è stato ascoltato dalla Fondazione Milano Cortina in merito alla proposta di un “passaporto” per il volontario olimpico. «Con il “passaporto” avremo formato e donato almeno 10mila mila volontari da riutilizzare dopo l’evento olimpico in servizi extrasportivi, tipo la mensa dei poveri, l’assistenza ai disabili, gestione e cura degli impianti, compresi quelli del Csi. Noi proponevamo un “modello Taizé” con le società sportive dei territori olimpici disposte a dare accoglienza, anche in famiglia, ai volontari in un ambiente confortevole e domestico. Tutto questo non è stato fatto e il rischio adesso è che quando l’astronave di Milano Cortina volerà via potrebbero rimanere poche tracce del suo passaggio», conclude Achini. Ma dalla Fondazione Milano Cortina assicurano che «la Legacy messa in piedi andrà avanti anche dopo i Giochi. Per arrivare ai 18mila volontari abbiamo fatto 35mila colloqui e la spinta iniziale da parte dei giovani residenti nelle sedi olimpiche, specie quelle montane, è stata molto forte ed efficace – spiega Irene Marcatto, responsabile dei volontari di Team2026 - . Loro con l’86% rappresentano lo zoccolo duro del nostro volontariato, poi c’è un 10% di volontari storici che si spostano appositamente per gli eventi sportivi. Abbiamo un 55%, circa 5.900 volontari, che hanno già fatto esperienze in eventi olimpici e internazionali, mentre 2.185 sono alla loro prima Olimpiade». Alcuni di loro sono già in forza nelle 4 grandi macrocategorie in cui sono stati ripartiti: area accoglienza al pubblico, media e spettatori, area supporto con competenze sportive, area lingue e area supporto all’organizzazione evento, quindi accrediti, trasporti e distribuzione delle divise. Argomento scomodo quest’ultimo: alcune divise dei tedofori sono già in vendita su Ebay con quotazioni che arrivano fino a 1.500 euro, che è poi il costo di un weekend per due persone per seguire una gara olimpica di hockey nel nuovo palazzetto milanese di Santa Giulia. A patto che si trovi ancora uno straccio di biglietto. «Se può consolare, io sono l’unica medaglia d’oro olimpica che non sa se avrà un biglietto», interviene ancora Franco Nones. Chi non riuscirà a fare il volontario proverà a fare lo spettatore pagante, ma anche in questo caso, la caccia al biglietto pare sia iniziata ed è già finita.
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