Trani, quei "dialoghi" fra pietra e luce

di Giuseppe Matarazzo, inviato a Trani
Dalla cattedrale sospesa sul mare, “alta come un’Acropoli”, alla sinagoga attiva più antica d’Europa: la cittadina pugliese è un crocevia di culture, una tela bianca che ogni ora del giorno si dipinge di colori diversi
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September 26, 2026
Trani, quei "dialoghi" fra pietra e luce
La Cattedrale di Trani, sospesa sul mare, all’alba © G.Matarazzo
«Là dove l’Adriatico già promette lo Ionio e perde il verde acidulo sotto le squame di un azzurro tiepido e denso, questa città che nessuno celebra, Trani, eleva un Duomo che è alto come un’Acropoli e una torre che ne misura la distanza dal cielo. Qui non l’attrito delle macchine e dei carri, su un orlo di terra come un lembo ultimo del mondo antico, superstite presso al mare o lentamente messo dal fondo». Cesare Brandi celebrava così la città «che nessuno celebra» nel suo “Inno a Trani” in Pellegrino di Puglia, un atto d’amore per la propria terra edito da Laterza nel 1960 e ripubblicato da Bompiani nel 2018. Negli anni, Trani ha guadagnato certamente molta fama, senza perdere la sua autenticità e la sua accecante bellezza, in un dialogo costante e aperto fra le pietre e la luce, fra il mare che la bagna con il porto vivo di pescherecci, e la terra, con distese sterminate di oliveti e vigneti alle spalle fino al parco dell’Alta Murgia. La sua cattedrale sospesa sull’Adriatico è come un faro sacro di pietra che si aggiunge agli altri tre marinari, di pietra e di ferro, rosso e verde, che delimitano la sua baia, fra il molo sant’Antonio e il molo San Nicola, a proteggere il porto con le banchine delle barche e la città bianca, il Fortino che spunta dalla Villa comunale da una parte e l’imponente Castello svevo voluto da Federico II dall’altra.
Guardandola dal mare Trani è una tela di pietra bianca, quella arrivata direttamente dalle cave del territorio, pronta a farsi dipingere con la luce. Con il sole che sorge davanti in un cielo che si colora di rosso e le tramonta dietro a darle i toni del rosa e del viola. Comela luna con le sue fasi a caricare di azzurro il mistero del buio. Così, ogni ora del giorno e della notte, Trani assume una sfumatura cromatica diversa. Come in altre realtà di quella Puglia che guarda a Oriente. «Nelle città vecchie - ha scritto ancora Brandi - i muri a calce ricevono la luce senza batter ciglio e le ombre, già in primavera, sono azzurre come l’acqua di mare. Così sembra di essere in Oriente, ma in Oriente sembra di essere in Puglia. Dato che la Puglia non è un’oasi, è tutta un’oasi». Trani si fa oasi nell’oasi. Un meraviglioso punto di approdo per chi vuole nutrirsi di bellezza, ascoltare storie e confrontarsi con più culture in dialogo.
La tela bianca di Trani e il faro rosso del Molo di Sant'Antonio / G.MatarazzoTrani, le banchine del porto con le barche e le reti dei pescatori / G.MatarazzoAll'alba la banchina si riempie dei pescatori che sistemano le reti e vendono il pesce / G.MatarazzoTrani, il molo di San Nicola / G.MatarazzoUna "Continental Rapid", uno dei pezzi del pregevole Museo della Macchina da Scrivere ospitato a Palazzo Lodispoto / G.MatarazzoLa sinagoga di Scolanova, restituita alla Comunità ebraica nel 2005: risalente al XIII secolo è la più antica sinagoga attiva in Europa/ G.MatarazzoL'interno della cattedrale di Trani, uno dei simboli del romanico pugliese / G.MatarazzoLa Cattedrale di Trani, sospesa sul mare, all’alba / G.MatarazzoUno dei pezzi più particolari della ceramica canosina, con cromature rosa, conservato nel Museo archeologico nazionale di Canosa di Puglia / G.MatarazzoLa cattedrale di Bitonto / G.MatarazzoIl forno del panificio Di Gesù: uno dei più antichi di Altamura / G.Matarazzo
La tela bianca di Trani e il faro rosso del Molo di Sant'Antonio / G.Matarazzo
Il suo gioiello è dunque la cattedrale, straordinario esempio di romanico pugliese, costituita da tre chiese sovrapposte, frutto delle sue diverse stratificazioni. Al suo interno, l’unico esempio di colonne binate della Puglia che dividono lo spazio in tre navate e lo splendido portale bronzeo del 1175, opera di Barisano da Trani, suddiviso in 32 formelle. Sotto, la cripta trasversale di san Nicola il Pellegrino, patrono della città, che con le sue 42 voltine a crociera e le 28 colonne di marmo sostiene il transetto della chiesa superiore: qui sono conservate le reliquie del giovane pellegrino greco che si recò in Puglia con l’intento di raggiungere Roma, ma morì nella città di Trani. La cripta longitudinale, a tre navate e 22 colonne, è dedicata a Santa Maria. Scendendo qualche gradino si può ammirare l’ipogeo di san Leucio, risalente al V-VII secolo.
Dalla grande piazza, lasciandosi il Castello alle spalle, dopo pochi passi s’imbocca via la Giudea da cui ci si addentra nel fascino del quartiere ebraico:un dedalo di stradine, un tempo con quattro sinagoghe. Una, quella di Scolanova, diventata chiesa cristiana dedicata alla Madonna dopo la cacciata degli ebrei nel XVI secolo, con tanto di affreschi e campanile, nel 2005 è stata restituita al suo culto originario e affidata alla Comunità ebraica di Napoli che ha giurisdizione su tutto il Sud Italia: risalente al XIII secolo è la più antica sinagoga attiva in Europa. A poche centinaia di metri, la Chiesa di Ognissanti, o dei Templari, che da qui partirono per la Crociata alla guida di Boemondo d’Altavilla; ma anche l’antica chiesa longobarda di San Martino, di rito ortodosso romeno e, sempre nel centro storico, in piazza Gradenico, la moschea dove si ritrova a pregare la comunità musulmana. Un crocevia di culture e di pietre in dialogo. E non potevano che nascere qui “I Dialoghi di Trani”, il festival che mette a confronto idee, libri e autori su temi e culture diverse (vedi box). Occasione, da 25 anni, per scoprire questa città e programmare un viaggio che unisce turismo e cultura, memoria e attualità.
Fra le chicche che offre la città, Palazzo Lodispoto, su piazza Duomo, ospita il Museo diocesano con le pregevoli testimonianze del patrimonio artistico dell’arcidiocesi di Trani-Barletta-Bisceglie e il sorprendente Museo della Macchina da scrivere, con un’ampia sezione dedicata alle Olivetti. Pezzi che, al tempo degli smartphone e dell’Ai, liberano i pensieri con qualche vena di nostalgia. Muoversi fra il ticchettio immaginato di queste macchine e i rintocchi delle campane, dà un senso di pace. A conquistarci, uscendo, è ancora la cattedrale sospesa sul mare, «alta come un’Acropoli», con le sue pietre parlanti.
Da Trani si può esplorare poi tutto il territorio, nella Puglia “imperiale” che si sviluppa a Nord di Bari, fra Barletta e Bisceglie e da una costa all’altra. A cominciare da Canosa di Puglia con i pregevoli pezzi del suo Museo archeologico provenienti dagli ipogei della zona, ma anche Altamura e i suoi antichi forni, Bitonto, fino alla fortezza di Castel del Monte, patrimonio Unesco, che troneggia solitaria e maestosa nelle campagne di Andria. Ancora pietra e luce.
Una serata dei "Dialoghi di Trani" in piazza Quercia / G.Matarazzo
Una serata dei "Dialoghi di Trani" in piazza Quercia / G.Matarazzo

Il festival continua con i ragazzi e all’estero

La XXV edizione de “I dialoghi di Trani” dall’11 settembre anima la cittadina pugliese sul tema della “Complessità”. Dopo il weekend clou della scorsa settimana, oggi si prosegue con la proiezione dei corti del Manhattan Short Film Festival. Fra ottobre e novembre ci sono i Dialoghi di Jukebooks (0-15 anni). Infine tre eventi internazionali a ottobre: l'8 ad Atene, all'Istituto Italiano di Cultura, un incontro sull'antropologia del mondo antico con Maurizio Bettini, Aglaia McClintock e Haris Vlavianos; il 9 alla Buchmesse di Francoforte la presentazione del libro Maledetti tedeschi di Constanze Reuscher; il 13 a Bruxelles, al Parlamento Europeo, il dibattito con gli eurodeputati Brando Benifei e Giorgia Tramacere e il presidente della Regione Antonio Decaro.

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