Sei medici sono indagati a Ravenna per aver negato ingressi nei Cpr: cosa sappiamo

Avrebbero firmato certificati falsi per ostacolare il rimpatrio, ma le associazioni ribattono: «Erano persone non idonee. La patogenicità dei Centri per il rimpatrio è un fatto»
February 16, 2026
Sei medici sono indagati a Ravenna per aver negato ingressi nei Cpr: cosa sappiamo
L'ospedale di Santa Maria delle Croci di Ravenna / ANSA
Sei medici del reparto di Malattie infettive dell’ospedale di Ravenna sono indagati per aver certificato la non idoneità al trasferimento in un Centro di permanenza per il rimpatrio (Cpr) di persone straniere su cui pendeva un decreto di espulsione. Persone migranti che i dottori non hanno ritenuto in grado – per motivi legati a patologie infettive o psichiatriche – di sostenere il trattenimento in quelli che la Società italiana di medicina delle migrazioni definisce luoghi «patogenici». L’ipotesi di reato è falso ideologico continuato in concorso: i medici, cioè, secondo i pm ravennati Daniele Barberini e Angela Scorza, nel periodo compreso tra maggio 2024 e gennaio 2026 avrebbero consapevolmente firmato certificati incompleti o addirittura arbitrari per attestare la non idoneità al rimpatrio, e ostacolarlo. La Procura di Ravenna, al momento, ha deciso di «non parlare con la stampa» per spiegare quali casi li abbiano convinti a iscrivere al registro degli indagati i dottori dell’ospedale di Santa Maria delle Croci di Ravenna. Intanto, però, giovedì scorso gli inquirenti della squadra mobile, su disposizione dei pm, hanno perquisito le case, le auto, i pc e gli smartphone dei medici, alla ricerca di chat tra colleghi (ma anche sms ed email) che contenessero parole chiave determinanti per l’indagine: “cittadino extracomunitario”, “rimpatrio”, “certificato”. L’esito della perquisizione non è ancora noto.

Al centro dell’inchiesta si trovano le visite che i medici hanno svolto per stabilire l’idoneità al volo per il rimpatrio e al trattenimento nel Cpr di alcuni cittadini stranieri. I camici bianchi, in presenza di persone su cui pende un provvedimento d’espulsione, sono chiamati a rilevare eventuali vulnerabilità psichiatriche e possibili patologie infettive che potrebbero acuirsi dentro ai centri per il rimpatrio. Solo nell’ultimo mese, i medici di Ravenna hanno segnalato fragilità di questo tipo in un 25enne senegalese, bloccato dalla polizia il 21 gennaio, e in un 26enne del Gambia, entrambi ritenuti non idonei al trattenimento e al rimpatrio. Le associazioni di categoria difendono l’operato dei colleghi e si dicono «sconcertate per le perquisizioni», come ha dichiarato il sindacato Anaao Assomed Emilia-Romagna. «La patogenicità dei Cpr è un dato scientifico, non un’opinione», sostiene invece la Simm, che fa riferimento anche a una nota dell’Oms dello scorso gennaio, secondo cui «la detenzione amministrativa delle persone migranti è una causa diretta di malattie infettive e disturbi psichiatrici gravi». Per la Simm, in altre parole, «il medico che certifica l’inidoneità agisce per prevenire un danno alla salute». Dello stesso parere anche gli avvocati dell’Associazione per gli studi giuridici sull’immigrazione (Asgi), che «ricordano che le inidoneità certificate dai medici non sono “arbitrarie”, ma fondate su dati clinici».

Le proteste dei medici, perciò, si concentrano anche sull’autonomia dei professionisti di Ravenna. Simm sostiene che l’apertura dell’inchiesta «sollevi rilevanti questioni in merito alla tutela dell’indipendenza del giudizio clinico, che deve rimanere fondato esclusivamente su criteri medici e deontologici». A togliere pressione dalle spalle dei dottori è lo stesso presidente dell’Ordine (Fnomceo), Filippo Anelli, che ribadisce la distinzione tra le sfere di competenza: «I controlli sulla sicurezza alle forze dell’ordine, ai medici la cura delle persone». Le parole di Anelli arrivano all’indomani dello scoppio di una bufera politica sul caso di Ravenna. Il vicepresidente del Consiglio e leader della Lega Matteo Salvini ha scritto su X che i reati contestati ai camici bianchi, se confermati, sarebbero «da licenziamento, da radiazione e da arresto». Il Partito democratico, invece, mostra solidarietà agli indagati partecipando al flash mob in programma oggi alle 13 davanti all’ospedale ravennate. «Non è accettabile che, prima ancora di qualsiasi accertamento definitivo, si costruiscano narrazioni che rappresentano i medici come responsabili di presunte irregolarità, mettendo in discussione l'intero sistema sanitario pubblico».

Intanto, stamani è sbarcata al porto di Ravenna anche la nave della ong tedesca Solidaire, che trasportava a bordo 120 persone migranti. Si tratta del 25esimo sbarco di una nave umanitaria nel porto della città dal 2022, ma del primo da cinque mesi a questa parte. Nei giorni scorsi il sindaco Alessandro Barattoni aveva criticato la scelta dell'esecutivo di tornare ad assegnare Ravenna come scalo di sbarco dopo una lunga interruzione, bollandola come «propaganda sui migranti». L'arrivo previsto della nave è stato posticipato dopo che sabato una giovane donna di 25 anni, il figlio di 18 mesi e il fratello della ragazza, anch'essi tratti in salvo in mare, erano stati fatti sbarcare a Brindisi senza attendere l'arrivo della nave nel porto ravennate.

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