Questa fotografia racconta il futuro militare dell'Italia meglio di qualsiasi altra cosa
di Diego Motta
La stretta di mano tra Crosetto e Fedorov fa finalmente chiarezza sulla strategia di riarmo del nostro Paese ed è il primo passo nella direzione di una dovuta trasparenza. Il punto è che l'opinione pubblica sa poco dei piani del governo ed è allergica al militarismo strisciante di quest'epoca. Per questo, servirebbe anche un discorso di verità

L'immagine che ritrae sorridenti Guido Crosetto e Mykhailo Fedorov, un venerdì sera a Roma, ha un evidente merito: quello di fare finalmente chiarezza sulla strategia del governo in materia di riarmo. Da una parte c'è il nostro ministro della Difesa, dall'altra il "mago" ucraino della guerra moderna, un personaggio che ha già avuto incarichi di governo con Volodymyr Zelensky e che da due giorni è ufficialmente consulente del governo italiano. Questa fotografia parla più di molti rumors, indiscrezioni e documenti segreti e cancella qualsiasi opacità, a questo punto, sulle priorità industriali dei prossimi anni: l'Italia ha imboccato con decisione la via dell'investimento in tecnologia e formazione militare.
Il dovere della trasparenza era ed è necessario e lo hanno confermato le dichiarazioni a margine dei due protagonisti dell'incontro. Ora però è altrettanto urgente fare un discorso di verità al Paese, che vada al di là di un incontro ufficiale e delle photo opportunity. Siamo sicuri che sia la direzione giusta, quella intrapresa? Si sono fatti i conti con un'opinione pubblica che appare stanca rispetto ai conflitti in corso e che è attraversata ancora, in misura significativa, da spinte e desideri di pace e di pacificazione, nonché da forti sentimenti antimilitaristi?
Il linguaggio di Crosetto e Fedorov è stato netto. Il nostro Paese dovrà approfondire, dice il titolare della Difesa italiano, «in particolare, il tema dei droni, dei sistemi unmanned (senza pilota, ndr) e della difesa aerea». Non sono tecnicismi, sono sistemi sofisticati con cui le democrazie si stanno attrezzando da tempo, facendo i conti con l'instabilità globale del tempo presente. Fedorov è una sorta di guru, ha rapporti consolidati con Elon Musk e Peter Thiel, e non a caso ha saputo usare queste conoscenze per garantirsi successi di guerra inattesi nei confronti di Mosca, sia in chiave difensiva che offensiva. Sarà consigliere per l’innovazione nel settore della difesa. «Contribuirò ad aiutare l’Italia ad adottare le tecnologie della guerra moderna, a rafforzare il proprio settore della difesa e ad adattarsi alle nuove sfide globali in materia di sicurezza» ha detto.
L'Italia sta per inviare il 13esimo pacchetto di aiuti a Kiev ed è evidente che non si tratterà soltanto di aiuti civili, come i generatori per l'inverno. C'è molto altro e non da oggi, dai missili ai radar fino alle batterie anti-aeree. Sarebbe naturale comunicarlo, proprio in ossequio a quell'obbligo di trasparenza. Perché non si fa, finendo per alimentare circuiti continui di sospetti? Con gli impegni presi in sede di prestiti Safe, lo Strumento di azione per la sicurezza dell'Europa, avremo accesso a quasi 9 miliardi di fondi, da restituire ovviamente. È lecito chiedersi se e come tutto questo impatterà anche sulla riconversione industriale della nostra economia, visto che questo processo è stato già intrapreso dalla Germania, ad esempio.
C'è infine un altro capitolo in questa vicenda ed è quello legato al posizionamento del governo rispetto al conflitto in Ucraina: alla solida amicizia che lega da tempo Giorgia Meloni e Volodymyr Zelensky, si aggiunge un altro tassello del puzzle, con qualche curiosa variante sul tema, visto che Fedorov è un acerrimo rivale del leader ucraino. In ogni caso l'asse Roma-Kiev, da qualunque parte lo si guardi, pare saldissimo. Probabilmente è anche un messaggio cristallino per quella parte della destra che non ha mai nascosto simpatie per la Russia di Putin. Dentro e fuori il governo.
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