Missili, droni e munizioni: il piano dell'Italia per il riarmo (oltre agli aiuti civili)
Il sì al piano Safe, con prestiti per 8,9 miliardi su aerei, unità navali e carri, insieme al 13esimo pacchetto di forniture a Kiev, sono il segnale che una stagione è finita nel nostro Paese e se ne sta aprendo un’altra. La sintonia con la Germania, che ha avviato una riconversione dell'industria in chiave militare

È la fine di un’era, anche per l’Italia. Il mondo in cui dalla pace si riscuotevano dividendi è stato una fugace età dell’oro, irenica, tra il crollo dell’Impero sovietico nel 1991 e l’annessione russa della Crimea, nel 2014. È stata, quella, un’epoca di risorse risparmiate dalla difesa, nell’Europa tutta, con i diversi Stati sicuri che, in un eventuale scenario bellico, sarebbe arrivato d’oltreoceano un soccorso oggi meno scontato.
Ad onta dei vincoli di bilancio e di un debito pubblico tronfio nel peso, vanno invece ora per la maggiore i programmi di riarmo, anche nel nostro Paese, per cogliere le opportunità immediate offerte dal primo pilastro del mega-progetto europeo per il 2030. Si chiama Safe ed è lo Strumento di azione per la sicurezza dell’Europa. Dopo mesi di tattiche temporeggiatrici, legate all’ostilità di alcuni partiti di maggioranza e di magna pars dell’opposizione, il governo di Roma ha rotto gli indugi inoltrando domanda a Bruxelles per una quota di 8-8,9 miliardi di euro di prestiti Safe, sui 14,9 opzionati nel 2025.
Intervenendo al meeting di Rimini, il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, ha smorzato i malumori montanti dentro la maggioranza e non solo, precisando che l’esecutivo ha scelto una via di mezzo fra esigenze militari, sanità, coesione sociale e welfare. Spetterà ora al ministero della Difesa presentare un piano dettagliato dei programmi che beneficeranno di quelle somme, a copertura sopratutto di alcune spese prepianificate, già avallate dal Parlamento. Sono somme prese a debito, che poi dovremo restituire all’Europa.
I fondi e l’asse con Berlino
Di quali tipi di materiale bellico stiamo parlando? È verosimile che si opti per categorie di armi più urgenti: parliamo ad esempio di difese aeree e anti-missilistiche di nuova generazione, viste le 10 batterie previste di Samp-t/Ng, oltre che di armi intercettatrici di minacce a medio-corto raggio e a cortissima distanza, corredate da missili, munizioni, carri, mezzi per la fanteria, droni, anti-droni, cyber-resilienza e unità navali.
Teoricamente, dal punto di vista finanziario, potremmo godere come Paese di un vantaggioso ammortamento pluridecennale di interessi e crediti: il meccanismo Safe si finanzia infatti con l’emissione di eurobond per 150 miliardi di euro totali e copre contratti di appalto filo-comunitari, in cui non più del 35% del prezzo complessivo abbia matrice esogena.
Osserva il pensatoio Milex che il Safe ha un respiro limitato alle sole spese militari, contrariamente ai margini di manovra offerti dai titoli poliennali del tesoro. Privilegia due categorie di prodotti, alla luce degli aiuti quadriennali all’Ucraina e al progressivo disimpegno europeo degli Stati Uniti. Il prestito arriverebbe in un momento cruciale per il mondo militare europeo, in una cornice secondo cui l’Italia mantiene programmi strutturali impegnativi per il futuro delle forze terrestri, in sinergia industriale con la Germania.
Aiuti civili e militari
Per quanto riguarda il comparto aereo, esso ruota intorno a un sistema di sistemi di sesta generazione tri-nazionale, con Londra e Tokyo, ad altissimo valore aggiunto, i cui costi di ricerca e sviluppo faraonici sono addirittura in crescita rispetto alle stime iniziali. E ci sono fermento e più di un mal di pancia, nel nostro paese, anche per il 13esimo pacchetto in itinere di aiuti militari all’Ucraina, il primo del 2026, che sarebbe inclusivo fra gli altri di una batteria di missili antimissili Samp-t e di radar di scoperta dalla portata di 300 chilometri, per un controvalore di circa 350 milioni di euro.
Esaminando il pacchetto dalla prospettiva del Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica, si scopre che ne è prevista l’adozione formale intorno a settembre. I nuovi aiuti andrebbero a sommarsi alle 12 tranche succedutesi fra il 2022 e il 2025, che vedono l’Italia in nona posizione come Paese donatore nei confronti di Kiev, con 3 miliardi di euro di aiuti militari e altrettanti civili, a cui ha fatto recentemente riferimento la premier Giorgia Meloni parlando nello specifico di fornitura di «generatori per l’inverno». Gli aiuti militari verranno finanziati con fondi dello Strumento europeo per la pace (Epf) e del ministero della Difesa mentre quelli civili con fondi del ministero degli Esteri e della cooperazione internazionale, a copertura di materiali non meno urgenti come appunto i generatori elettrici e i kit medico-sanitari, come ha voluto sottolineare il ministro della Difesa Guido Crosetto, descrivendo da ultimo il prossimo pacchetto di aiuti, purtroppo secretato nei dettagli militari come i precedenti.
Un rapporto dell’Istituto affari internazionali sottolinea che, a fine 2025, un decreto legge valido tuttora per l’assistenza all’Ucraina ha individuato nelle difese aeree, anti-missilistiche, negli anti-droni e nelle protezioni cybernetiche le aree di gravitazione principale degli aiuti militari venturi, pur non impedendo la cessione di sistemi letali, già donati in passato, se solo si pensi ai mortai, ai cannoni d’artiglieria, ai missili controcarri e contraerei portatili, e agli aviomissili da crociera a lungo raggio. Sono armi per combattere, in difesa e in attacco, per legittima difesa, vincolate nell’impiego ai confini ucraini del 1991, Crimea inclusa, per non violare in toto la sacralità dell’articolo 11 della Costituzione italiana che, pur ammettendo limitazioni di sovranità organiche all’ordinamento internazionale, ripudia in maniera netta la guerra offensiva.
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