L'estate sta finendo, il caldo non se ne va: nel cuore d'Europa scene mai viste

Il dato choc della Germania, con 15.800 morti per l'ondata di calore certificati dalle istituzioni federali, fa il paio con gli allarmi siccità in Stati insospettabili come Ungheria, Austria e Repubblica Ceca. La secca assoluta di Reno e Danubio è la cartolina senza precedenti degli ultimi mesi
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August 28, 2026
L'estate sta finendo, il caldo non se ne va: nel cuore d'Europa scene mai viste
Il Reno in secca per la siccità senza precedenti che ha colpito l'Europa centrale / Epa, Ansa
Quasi sedicimila morti, per la precisione 15.800: è il drammatico bilancio dell’ondata di calore in Germania aggiornata a metà agosto. Un dato terribile diffuso dal Robert Koch Institut (l’istituzione federale preposta al monitoraggio sanitario nazionale), e un record che ha battuto il precedente del 2018 (9.500 decessi). Colpiti, naturalmente, soprattutto gli anziani, specialmente sopra i 75 anni. A giugno anche la vicina Austria (con Vienna che ha visto 41 gradi, mai visti prima dall’inizio delle registrazioni a metà Ottocento) lamenta analoghi record: 395 decessi legati al caldo, il precedente record, nel 2019, era stato di 335 morti.
Questa ecatombe è solo il segnale più drammatico di questa pazza estate con una siccità mai vista prima, che ha colpito soprattutto l’Europa centrale e orientale. Spettacolare è la secca delle due principali arterie fluviali del Vecchio Continente: il Reno e il Danubio. Il primo ha già visto una parziale interruzione della navigazione, dopo che i livelli si sono ridotti a pochi centimetri nello snodo cruciale di Knaub, vicino a Coblenza, troppo poco per le chiatte. E il Danubio, soprattutto a Est di Vienna, in particolare in Ungheria e Romania, ha portato alla chiusura di alcune centrali che utilizzano l’acqua fluviale per il raffreddamento. E poi c’è stato il dilagare degli incendi, inconsueti in questa parte d’Europa. Nella regione di Coblenza sono andati in fumo 50 ettari di boschi a metà agosto, incendi di vaste proporzioni anche in Austria e in Repubblica Ceca.
Il centro di monitoraggio del Jrc (il Centro di ricerca congiunto dell’Ue) parla di «situazione di allarme» in Germania, le Alpi, l’Europa centro-orientale, i Balcani (oltre a Italia, Belgio, Olanda, Regno Unito, Irlanda, Penisola Iberica) e di «situazione di allerta» in Ungheria, Repubblica Ceca, Slovacchia, Austria, Slovenia, Croazia, Serbia, Romania e Bulgaria. Per la Germania, secondo calcoli di Greenpeace, i danni complessivi all’economia sono pari a 36 miliardi di euro. E secondo la società di assicurazioni Allianz Trade, se continueranno a ripetersi ogni anno queste ondate di calore e siccità, la Germania potrebbe vedere danni per 112,5 miliardi di euro di qui al 2030. L’impatto è anche sull’agricoltura. Nella sola Austria, il comparto ha registrato danni per un miliardo di euro a seguito di quella che gli esperti chiamano «siccità di dimensioni storiche». Il governo guidato dal cancelliere Christian Stocker ha varato un pacchetto di aiuti da 240 milioni di euro. Secondo il Jrc, per Austria, Repubblica Ceca e Slovacchia è previsto un calo del 20% dei raccolti rispetto alla media degli ultimi cinque anni. Colpita anche la Germania meridionale.
L’unico aspetto positivo di questa drammatica crisi è che sta risvegliando la consapevolezza, tra politici e cittadini, dell’urgenza delle misure per difendere il clima, mentre persino a Bruxelles si stava diffondendo la tendenza ad annacquare le normative del Green Deal per compiacere i malumori soprattutto nel centro-destra. «La Germania – ha dichiarato il 22 agosto il cancelliere tedesco Friedrich Merz, in visita ai boschi bruciati intorno a Coblenza – deve purtroppo mettere in conto che il numero di eventi con grandi danni aumenterà. È il cambiamento climatico». Parola, notano molti commentatori, che Merz finora aveva evitato.
A dire il vero in Germania la politica ha già varato da tempo varie misure, a cominciare dall’Energiewende («la svolta energetica») del 2011 dopo il disastro di Fukushima, con l’abbandono del nucleare e il rilancio delle rinnovabili. E di recente ha varato una normativa per raggiungere la neutralità climatica entro il 2045, cinque anni prima di quanto prevede la legge Ue. Molto, però, deve esser fatto: nel 2025, con il 23,9% di quota di rinnovabili, la Repubblica Federale era sotto la media Ue (26,2%, l’Italia è al 20,5%), anche se sul fronte specifico dell’elettricità va meglio (59% contro la media Ue del 49,95%, l’Italia è al 43,54%). La sensibilità si è rafforzata anche tra cittadini: secondo un sondaggio della banca di sviluppo KfW, il 66% dei tedeschi vuole partecipare all’Energiewende (contro il 59% di un anno fa) utilizzando pompe di calore, pannelli solari, auto elettriche, e l’84% ritiene importante o molto importante la difesa del clima. Con buona pace dell’estrema destra Afd, con il co-presidente Tino Chrupalla che parla di «normalissima estate».
Il tema è caldo anche in Austria. In cambio dell’aiuto agli agricoltori (clientela dei Popolari), Socialdemocratici e liberali hanno ottenuto una legge che impegna il Paese alla neutralità climatica già nel 2040. «Dobbiamo adattarci al cambiamento climatico – ha detto il cancelliere Stocker – dovremo riuscire a emettere meno Co2». L’Austria fa già molto meglio della Germania: la quota generale di rinnovabili nel 2025 era pari al 44,2%, l’elettricità addirittura al 90,77%. Molto peggio Ungheria, Polonia, Repubblica Ceca, Slovacchia, tutte sotto il 20% di quota generale e sotto il 35% di elettricità.

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