«Dobbiamo agire subito sul clima per prevenire catastrofi peggiori»
Il glaciologo Renato Colucci (Cnr) avverte: è obbligatorio ridurre le emissioni se non vogliamo l’estinzione della razza umana. Il crollo? Correlato al riscaldamento globale

A 24 ore da quella che tutti descrivono come la peggior catastrofe naturale che sia mai accaduta (l'alluvione al confine tra Nepal e Tibet, ndr) c’è chi ha pochi dubbi «È verosimilmente una conseguenza del clima che cambia e quindi dell’uomo» afferma Renato Colucci, primo ricercatore dell’Istituto di scienze polari del Cnr e docente di Glaciologia all’Università di Trieste. «Non so se sia la peggior catastrofe – fa la premessa – perché bisognerà studiarla e capirla meglio. Certo è che quello che è accaduto sembra un evento molto simile ad altri avvenuti negli ultimissimi anni in altre zone del pianeta».
A cosa si riferisce?
Al fatto che sono tutti eventi, come quelli che sono accaduti anche sulle Alpi, che hanno una matrice legata al riscaldamento globale e causati dal collasso della criosfera che sta avvenendo, in maniera sempre più frequente, in alcune zone della terra.

Quando parla di Alpi si riferisce a quanto accaduto sulla Marmolada?
Si, mi riferisco alla Marmolada, ma mi riferisco anche a quello che è avvenuto a Blatten, in Svizzera, nel maggio del 2025, dove un paese che era lì da secoli è scomparso perché è crollata una porzione rocciosa che si è portata poi dietro un ghiacciaio. Anche in quel caso una massa enorme di fango, roccia e ghiaccio ha sommerso e cancellato un intero villaggio. Ma mi viene in mente anche il crollo avvenuto al Piz Scerscen, sempre in Svizzera, nell’aprile del 2024, un evento che sembra identico a quanto accaduto in Nepal, solo di dimensioni più piccole. E lì non ha creato vittime perché il crollo è avvenuto in una zona completamente non abitata.
Lei ha citato diversi casi avvenuti negli ultimi anni sembra quasi un’escalation…
Stiamo vedendo l’inizio del collasso della criosfera globale, che sarà sempre più evidente, sempre più significativo. E che ci mostrerà anche il suo lato peggiore, come quello che è accaduto in Nepal, nel senso che non tutti i ghiacciai si fondono e si trasformano in acqua in modo tranquillo. Ci sono situazioni come queste, catastrofiche, per motivi di topografia, di geografia, e di come sono fatte le montagne, le valli. Molti ghiacciai stanno scomparendo lentamente, gradualmente, con calma, ma alcuni atri collassano, come in questo caso, come la Marmolada, come Blatten.
Perché c’entra il cambiamento climatico?
Sono fenomeni strettamente correlati all’aumento della temperatura. Più la temperatura aumenta, più questi eventi diventeranno frequenti. Si tratta di eventi che sono sempre esistiti ma oggi la loro frequenza è più alta. Con il riscaldamento globale, la quota dello zero termico si alza e quindi alzandosi invade luoghi geografici che prima rimanevano nel regno del freddo. Dei ghiacciai perenni e del permafrost. Quindi stiamo andando verso una nuova direzione: dello zero termico che si alza e quindi “attacca” aree che prima erano sempre fredde e congelate e quindi più stabili.
Ci sono aree più sensibili o più esposte di altre?
Sì, ci sono delle aree dove l’aumento della temperatura è più rapido, queste aree si chiamano “hotspot climatici”. Le Alpi sono uno di questi hotspot, l’Himalaya un altro. E poi ci sono le zone, come l’Artico, dove questa accelerazione, questo ritmo di riscaldamento è 3, 4, anche 5 volte superiore a quella che è la media globale. Sull’Himalaya e sulle Alpi il riscaldamento globale ha una velocità doppia. Nell’emisfero meridionale, è invece più lento.
Quello che è accaduto in Nepal può avvenire anche sulle Alpi?
I ghiacciai sulle Alpi sono più monitorati e controllati, quindi mi sento di dire che eventi come quelli accaduti in Nepal è molto difficile che accadano da noi. E se anche dovessero accadere, per motivi topografici e geografici, non abbiamo così tanti ghiacciai o un’estensione glaciale così grande sulle Alpi da destare dei problemi di questo tipo. Questo non significa che non bisogna abbassare la guardia, ma appunto il monitoraggio e l’allertamento che c’è in Europa, nei paesi alpini di Francia, Italia, Austria, Svizzera è molto elevato. Se vediamo infatti quello che è successo a Blatten, con un paese che è stato cancellato, ma c’è stata solo una vittima, perché? A paese evacuato ha voluto andare lo stesso da solo a recuperare delle cose a casa e proprio in quel momento è venuto giù tutto.
Quindi, l’unica cosa da fare in questo momento è il monitoraggio?
Si, per evitare quello che sta accadendo adesso. Bisognava pensarci trent’anni fa, adesso è tardi. Ormai la temperatura è aumentata. Per evitare tutto questo dovevamo agire 30 anni fa, quando nessuno o pochi credeva ai climatologi. Ormai la frittata è fatta. Però, per non arrivare dove noi climatologi sappiamo che arriveremo nel 2050, bisogna agire adesso, altrimenti nel 2050 i problemi saranno di gran lunga maggiori. È obbligatorio ridurre le emissioni se non vogliamo l’estinzione della razza umana. Per l’immediato futuro, per i prossimi 5-10 anni, non possiamo cambiare nulla. Se riduco le emissioni oggi starò bene tra 30-50 anni o 100 anni, quindi bisogna farlo per non avere conseguenze peggiori via via che passa il tempo. Se ne è già perso tanto, non bisogna perderne più. Oggi purtroppo bisogna solo difendersi e l’adattamento locale sarà nel breve tempo l’unica soluzione. Perché oggi sappiamo che le ondate di calore estivo saranno sempre più forti, sappiamo che le siccità saranno sempre più prolungate, sempre più dannose. Sappiamo che alcune tipologie di eventi estremi saranno sempre più frequenti e sempre più incisivi, quindi saperlo ci permette di difenderci, ma se non ne prendiamo atto, è chiaro che poi ci troviamo impreparati.
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