Cuba e i frati minori conventuali: 25 anni accanto agli ultimi

Nel 2001 veniva fondata nel Paese la prima missione dei frati minori conventuali, che andava 
ad arricchire
la presenza francescana. Padre Castelli: «Assistiamo oggi a un lento ritorno alla fede»
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August 27, 2026
La chiesa di San Pietro Apostolo a Matanzas, Cuba, città a circa 90 km a est de L’Avana
La chiesa di San Pietro Apostolo a Matanzas, Cuba, città a circa 90 km a est de L’Avana
La città di Matanzas si trova sulla costa settentrionale della Repubblica di Cuba a circa 90 km dalla capitale L’Avana. Nota per l’architettura tipicamente coloniale spagnola, viene spesso paragonata a Venezia per i numerosi ponti che la attraversano. Ma lo skyline della città è dominato dalla chiesa di San Pietro Apostolo. L’edificio religioso, costruito nel XIX secolo dall’architetto italiano Daniel Dall’Aglio, è considerato tra i più importanti dell’isola caraibica. «Quando siamo arrivati nel 2001, la struttura versava in condizioni molto precarie tanto che ci ricordava lo stato della chiesetta di san Damiano in Assisi. Come francescani ci siamo quindi impegnati in lunghi lavori che l’hanno riportata al suo antico splendore e a ricevere il “Premio nazionale per il restauro e la conservazione” e il titolo di monumento nazionale assegnato dal governo». A parlare è padre Silvano Castelli, 78 anni di Petritoli, in provincia di Fermo. È uno dei tre religiosi che proprio 25 anni fa hanno fondato la prima missione dei frati minori conventuali a Cuba. «Con me c’erano anche padre Fernando Maggiori, di Recanati, che oggi a 95 anni vive nel convento di Osimo e padre Roberto Carboni, attualmente arcivescovo di Oristano e vescovo di Ales -Terralba. Il nostro arrivo ha permesso di completare la Famiglia francescana che già era presente sull’isola con i minori osservanti e i cappuccini, con i quali oggi portiamo avanti una fruttuosa collaborazione».
Papa Francesco con padre Silvano Castelli
Papa Francesco con padre Silvano Castelli
La partenza, racconta padre Silvano, avvenne per “colpa” di un grande santo come Giovanni Paolo II che nel 1998 aveva visitato Cuba ottenendo il permesso per l’ingresso di nuovi sacerdoti nel Paese. Da subito la piccola comunità è stata ben accolta dalla gente e dalle autorità locali. «Siamo stati molto coccolati anche dalla Chiesa perché nel tempo abbiamo avuto la visita di altri due Papi: quella di Benedetto XVI nel 2012 replicata poi tre anni più tardi da papa Francesco». Per padre Silvano anche il privilegio di collaborare alla telecronaca della Messa nella Plaza de la Revolución a L’Avana, sotto i monumenti di José Martí e Che Guevara alla quale parteciparono 500mila cubani. «Un avvenimento storico come l’incontro privato tra Francesco e il “Líder Máximo” Fidel Castro».
Nel corso del suo viaggio papa Francesco ha toccato temi cari al francescanesimo e, rivolgendosi ai giovani, ha coniato l’espressione “amicizia sociale”, diventata poi il pilastro dell’enciclica Fratelli tutti . «Con questa formula ha invitato a superare la cultura dello scontro per costruire ponti e accogliere le differenze – spiega – e da allora anche noi francescani abbiamo cercato di portare avanti questi ideali che accomunano tutti gli uomini di buona volontà e non solo i cattolici. Inoltre, abbiamo avuto anche l’appoggio consistente della Conferenza episcopale italiana per avviare a Matanzas un centro Caritas. Attualmente gestiamo una seconda comunità nel centro storico de L’Avana: la bellissima chiesa di San Francesco e la parrocchia di Santa Clara. Anche in queste due nuove presenze abbiamo avviato attività caritative con l’aiuto di un gruppo di universitari. Così nell’ottocentenario dalla morte del santo di Assisi, siamo più riconoscibili in mezzo alla povertà della gente che qui sperimenta quanto il messaggio della resurrezione di Cristo sia autentico».
Oggi Cuba vive una situazione di crisi energetica e di gravi tensioni ma, dice padre Silvano, «i problemi sono un segno della dinamica sociale, perché c’è solo un posto al mondo che ne è privo: il cimitero». Qui le nuove generazioni che vivono spesso all’estero, sostengono gli anziani nelle necessità mentre per le emergenze è la missione che offre assistenza ai più poveri distribuendo cibo e farmaci. «Le autorità ci permettono di importare medicinali in quantità e a bassissimo costo che poi consegniamo gratuitamente dietro ricetta». Semplici pezzi di carta in apparenza che padre Silvano conserva come vere e proprie reliquie «perché – dice – sono il segno concreto di una necessità fondamentale per questo popolo». La missione inoltre assiste ad un lento ritorno alla fede di piccoli gruppi di adulti: «Facciamo loro catechesi e il Battesimo; non è un’esperienza di massa ma anche in chi si dichiara ateo c’è un fondo di speranza».
La cosa più importante di questi missionari è l’offerta della loro presenza, che è paragonabile ad una semina evangelica. Il pensiero di padre Silvano per questo 25° anniversario di fondazione della missione è sempre rivolto al popolo cubano: «Gente che merita di vivere in pace, come ci ha insegnato san Francesco».

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