Non solo Lourdes: ecco i luoghi dove i mosaici di Rupnik sono stati coperti
di Matteo Liut
La decisione del santuario francese (spiegata in un'intervista ad Avvenire dal vescovo Micas) in vista della visita di Leone XIV non è un caso isolato: dal Vaticano agli Usa, le opere dell'ex gesuita accusato di abusi sono state oscurate o nascoste in diversi luoghi. Ma il dibattito è aperto

La decisione annunciata nei giorni scorsi dal vescovo di Tarbes e Lourdes, Jean-Marc Micas, di coprire tutti i mosaici di Marko Rupnik sulla facciata della basilica del Rosario in vista della visita di papa Leone XIV riporta al centro una questione che attraversa da tempo la Chiesa cattolica: come rapportarsi alle opere dell'ex gesuita sloveno, accusato da diverse donne di abusi spirituali, psicologici e sessuali e attualmente sottoposto a un processo canonico in Vaticano. A spiegare le ragioni della scelta è lo stesso vescovo Micas, in un'intervista che Avvenire pubblicherà domani; di certo, però, questo caso, anche se è il più eclatante, non è isolato: altri luoghi, infatti, hanno scelto di coprire le opere di Rupnik.
C'è da dire che il santuario mariano francese aveva già compiuto alcuni passi negli ultimi due anni. Nel luglio 2024 era stata sospesa l'illuminazione notturna dei mosaici durante le processioni, mentre il 31 marzo 2025 erano state coperte le porte della basilica del Rosario decorate dall'artista sloveno. Il vescovo aveva spiegato che la misura intendeva facilitare l'accesso al santuario a quanti, in particolare tra le vittime di abusi, vivevano la presenza di quelle immagini come un ostacolo. Ora la decisione è stata estesa all'intera facciata della basilica. Prima ancora di Lourdes, un intervento significativo era stato adottato negli Stati Uniti. Nel luglio 2024 i Cavalieri di Colombo avevano disposto la copertura dei mosaici presenti nel Santuario nazionale San Giovanni Paolo II di Washington. La decisione era stata motivata dall'ascolto delle richieste provenienti da vittime e sopravvissuti agli abusi, che consideravano la continua esposizione delle opere una fonte di ulteriore sofferenza. L'organizzazione aveva precisato che le coperture sarebbero rimaste almeno fino alla conclusione del procedimento canonico a carico di Rupnik. Nello stesso periodo i Cavalieri di Colombo avevano adottato una misura analoga anche nella cappella della Sacra Famiglia presso il loro quartier generale di New Haven, nel Connecticut. Anche in questo caso la scelta era stata presentata come un gesto di attenzione pastorale nei confronti delle persone che si riconoscono nelle denunce rivolte all'ex gesuita.
Accanto alle coperture fisiche delle opere, negli ultimi anni si è sviluppato anche un processo di progressivo abbandono delle immagini di Rupnik nei canali ufficiali della Santa Sede. Un passaggio significativo si è registrato nel giugno 2024, quando il cardinale Seán O'Malley, presidente della Pontificia Commissione per la tutela dei minori, inviò una lettera ai responsabili dei dicasteri della Curia romana chiedendo che, per prudenza pastorale e per rispetto delle vittime, fosse evitata l'esposizione e la promozione delle opere dell'artista sloveno negli spazi istituzionali vaticani. La lettera non aveva carattere normativo né costituiva un decreto vincolante, ma rappresentava un'indicazione autorevole proveniente dall'organismo vaticano incaricato della tutela delle vittime degli abusi. L'anno scorso, poi, Vatican News e i siti del Dicastero per la Comunicazione hanno rimosso le immagini dei mosaici di Rupnik che per anni avevano illustrato molte celebrazioni del calendario liturgico e numerosi articoli di approfondimento. Le immagini sono state sostituite o eliminate senza un annuncio ufficiale, ma la decisione è stata interpretata da molti osservatori come un segnale concreto nella direzione indicata dal cardinale O'Malley.
In ogni caso, non essendoci per ora una direttiva generale che imponga a diocesi, santuari o conferenze episcopali la rimozione o la copertura delle opere di Rupnik, le scelte vengono assunte localmente, attraverso percorsi di discernimento che coinvolgono vescovi, organismi consultivi, esperti e le stesse vittime degli abusi. Tutto questo movimento si inserisce in un dibattito ancora aperto nella Chiesa, chiamata a confrontarsi contemporaneamente con la tutela delle vittime, il significato pastorale dei luoghi di culto e l'eredità artistica lasciata dall'autore sloveno.
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