Quando Francesco si vergognò di chiedere l'elemosina

Un episodio poco noto della vita del Poverello rivela la dura lotta combattuta contro sé stesso per vincere l'imbarazzo e abbracciare fino in fondo la povertà evangelica
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August 28, 2026
Tra le antiche fonti agiografiche a lui dedicate nel corso del XIII secolo, la Leggenda dei tre compagni è quella che – più di altre – descrive con insolita efficacia le abitudini giovanili di Francesco e la sua maturazione interiore, ottenuta attraverso una dura lotta con sé stesso. Ci fa sapere, infatti, come il figlio di Pietro di Bernardone, mentre si trovava ancora nel pieno di una fase intermedia del proprio processo di conversione, si recasse in altre città dove, sconosciuto a tutti, scambiava le sue ricche vesti con i cenci di qualche mendicante e per qualche ora si poneva dall’altra parte della barricata: provava cioè, sulla propria pelle, cosa volesse dire stare in un angolo della strada e tendere la mano ai passanti, chiedendo l’elemosina per amore di Dio. In questo modo, mantenendo l’incognito lontano da sguardi indiscreti, poteva sperimentare in prima persona la vergogna, l’angoscia di non avere di che sfamarsi, ed entrare in contatto in maniera più viva e diretta con coloro che – fino ad allora – erano stati oggetto della sua benevolenza.
Ed è ancora la Leggenda dei tre compagni a consegnarci, prima e meglio di altre fonti che poi ne riprenderanno il racconto, un momento nel quale Francesco si trovò a fare i conti con sé stesso e con le proprie paure. Gli fu duro, infatti, un giorno, mentre andava mendicando l’olio per la lampada di San Damiano, imbattersi in alcuni uomini che evidentemente doveva conoscere: «Vergognandosi – si legge nella fonte – di chiedere l’elemosina davanti a loro, tornò sui suoi passi. Rientrato però in sé stesso, si rimproverò di aver peccato, e correndo verso il luogo dove si giocava, confessò alla presenza di tutti la sua colpa, che per riguardo a loro si era vergognato di chiedere l’elemosina. Poi con fervore di spirito entrò in quella casa e, parlando in francese, domandò per amore di Dio l’olio per le lampade di quella chiesa». Una pagina davvero di grande penetrazione psicologica e di rara profondità spirituale! Dapprima si vergognò, poi si vergognò d’essersi vergognato: è difficile pensare qui a una riscrittura dell’anonimo agiografo; ci troviamo, invece, davanti a un frammento di vita vissuta, capace di testimoniare la lotta durissima che Francesco ingaggiò con sé stesso per superare ogni imbarazzo e presentarsi, nelle vesti di mendicante, davanti a persone che fino a qualche tempo prima aveva frequentato. Non se ne comprenderebbe altrimenti l’agire qualora si pensasse a degli estranei, perché se quella fosse stata la sua reazione nell’incontrare gli altri, meglio sarebbe stato per lui non andare per l’elemosina. Fu costretto, allora, a fare i conti con sé stesso, ma proprio quel momento di onestà, il riconoscere di avere avuto paura, di essersi vergognato, gli dette anche la forza per vincersi, tanto da poter rivelare apertamente a quegli uomini che in precedenza non era stato capace di presentarsi al loro cospetto. Ebbene, è così per tutti: ammettere che a volte i problemi non sono fuori, ma dentro di noi, ci aiuterebbe a vincerci e a non puntare il dito sugli altri. Sempre che lo vogliamo davvero...

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