La donna che per aiutare altre donne ha fatto nascere il commercio equo
Nel 1946 Edna Ruth Miller inizia a commerciare negli Stati Uniti i ricami realizzati in una comunità di Porto Rico. È il primo vagito di una intuizione profetica. Nata nel bagagliaio di un'auto

Forse anche alcuni operatori e volontari, impegnati nella sua diffusione, sono convinti che il commercio equo e solidale sia stato inventato da due uomini, entrambi olandesi: il missionario cattolico Frans van der Hoff, morto nel 2024, e Nico Roozen, economista con esperienze di cooperazione internazionale. Vero è che a loro si deve la straordinaria intuizione di creare, nel 1988, un marchio di qualità per i prodotti del Fair Trade, come racconta Max Havelaar. L’avventura del commercio equo e solidale (Feltrinelli). Arrivarono così sul mercato il primo caffè certificato e, via via, altri prodotti, alimentari e non, che oggi popolano le tante botteghe del commercio equo sparse per l’Europa. In precedenza, altri due missionari avevano lanciato iniziative pioneristiche: l’irlandese Shay Cullen nel 1976, con l’organizzazione Preda Fair Trade nelle Filippine e il saveriano italiano Giovanni Abbiati l’anno dopo, in Bangladesh, con Base (Unione degli Artigiani del Bangladesh).
Ma la storia andrebbe riscritta: se Apple e altri giganti della Silicon Valley sono nati in un garage, il commercio equo è decollato a partire… dal bagagliaio di una Chevrolet. E – prima ancora dei prodotti tropicali – sotto i riflettori dovrebbero trovare posto le deliziose ciambelle e le girelle alla cannella che tale Edna Ruth Miller, nata nel 1904, non faceva mai mancare ai suoi ospiti del Comitato centrale dei mennoniti (Ccm). Siamo in Pennsylvania, inizio anni Quaranta. Edna è sposata dal 1925 con Joseph Byler; entrambi si professano mennoniti, ossia membri di un gruppo cristiano protestante radicale, legato agli anabattisti, fondato nel XVI secolo dall’olandese Menno Simons (di qui il nome); a causa delle persecuzioni, molti di essi emigrarono in Nord America. I mennoniti si caratterizzano per una vita semplice, in comunità rurali, in alcuni casi evitando le tecnologie moderne oppure vivendo isolati, come gli Amish, ma sono noti anche per il loro pacifismo integrale: rifiutano la guerra e, di conseguenza, il servizio militare.
Il 30 agosto 1941, in piena Seconda guerra mondiale, Joseph e Edna e i loro due figli arrivano in Indiana, come volontari del Ccm in un campo del Servizio civile pubblico (un programma del governo statunitense attivo fino al 1947, che offriva agli obiettori di coscienza un’alternativa al servizio militare - ndr ). Ma quella stessa sera Joe viene improvvisamente inviato in Francia, con un altro incarico. Racconterà in seguito un amico: «Rimasero separati per 14 mesi. Fu un’esperienza difficile». Tornato dall’Europa, Joe continua a lavorare per il Comitato centrale mennonita, occupandosi di soccorsi e aiuti materiali, mentre Edna ricopre il ruolo di responsabile dell’accoglienza presso la sede centrale dell’organismo. La svolta che più ci interessa avviene nel 1946, quando i due si recano a Porto Rico. Nella valle di La Plata, Edna incontra alcune donne che avevano aderito a un progetto di ricamo guidato dalle operatrici del Ccm: realizzavano splendidi ricami, ma non avevano un posto dove vendere i loro manufatti. Dotata di un non comune spirito imprenditoriale – in profondo contrasto con il suo look, assolutamente dimesso – Byler porta alcuni lavori negli Stati Uniti e inizia a venderli dal bagagliaio della sua auto agli amici o al termine degli incontri in chiesa, raccontando le storie delle donne che li realizzano.
Lei non poteva saperlo, ma stava innescando una vera e propria rivoluzione, nel segno della giustizia sociale e della dignità, basata sul motto “Trade, not Aid” (commercio, non aiuti). Ben presto la clientela di Edna cresce e lei inizia a girare per il Paese alla guida della sua macchina per rappresentare quello che nel frattempo ha preso il nome di Progetto ricamo e artigianato d’oltreoceano. Nel 1958 viene aperto un negozio, il primo store del commercio equo a tutti gli effetti, nel quale vengono venduti anche oggetti importati dalla Giordania e dall’India.
Spostiamoci dagli Stati Uniti in Europa. Nel 1959 in Olanda un gruppo di giovani fonda l’associazione SOS Wereldhandel , che poi diverrà la prima organizzazione di importazione olandese. Nello stesso anno un pastore della sezione di Hong Kong della Federazione Luterana Mondiale viene invitato a parlare alla conferenza di Oxfam (l’acronimo sta per Oxford Committee for Famine Relief ) per in occasione dell’Anno mondiale del rifugiato. Prima dell’evento, invia a Oxfam una scatola piena di manufatti realizzati da rifugiati cinesi. Si legge in un profilo biografico di Cecil Jackson-Cole, grande filantropo inglese e promotore di Oxfam: «All’epoca Oxfam non comprese il potenziale della vendita di tali oggetti per raccogliere fondi. Un partecipante alla conferenza, proveniente dal Comitato di soccorso contro la carestia di Huddersfield (un altro ente di beneficenza, detto Hudfam ), invece, lo intuì; così Hudfam iniziò a importare e vendere manufatti di rifugiati come strumento di raccolta fondi e sensibilizzazione». Si dovrà attendere il 1964 prima che Oxfam decida di introdurre la vendita di manufatti e biglietti di auguri natalizi prodotti in altri Paesi in via di sviluppo.
Quanto a Byler, nel 1962 il Comitato centrale mennonita adotta ufficialmente il suo progetto, significativamente ribattezzato Self Help, che in seguito prenderà il nome Ten Thousand Villages (Diecimila villaggi). A 80 anni di distanza dalla fondazione rimane un punto di riferimento internazionale del commercio equo e solidale. Il fatturato annuo supera gli 11 milioni di dollari (non molto tempo fa arrivò persino a 24); sono oltre 200 i dipendenti; una settantina i gruppi di produttori coinvolti dall’organizzazione e circa 20mila gli artigiani, distribuiti in 24 Paesi in via di sviluppo (ma in passato la rete è arrivata a ben 36 Paesi partner). Nel 2013 Ten Thousand Village è stata nominata una delle realtà economiche più etiche al mondo dall’Ethisphere Institute e dalla rivista “Forbes”. Si caratterizza infatti per l’investimento su partnership solide e durature, che favoriscono una crescita sana delle imprese locali. Ten Thousand Villages versa un anticipo di metà del compenso alle imprese artigianali prima dell’inizio della produzione: ciò consente l’acquisto delle materie prime e il pagamento puntuale ai produttori. Quando il prodotto è pronto per la spedizione, viene versato il saldo finale prima dell’esportazione. Il tutto avviene con un occhio specifico all’ambiente; di qui la progettazione di prodotti che riducano l’impatto ecologico e gli sprechi.
Edna Ruth Miller Byler ha continuato a lavorare al suo progetto fino alla sua morte. Un necrologio la descrive così: «Quella donna era una Marta, che esprimeva sempre la sua fede attraverso il servizio. Mentre altri si perdevano in contemplazioni, lei lavorava, e trovava sempre una buona causa per cui impegnarsi». L’interessata, con ogni probabilità, avrebbe sorriso nel sentirsi ritrarre con parole tanto lusinghiere: «Sono solo una donna – amava ripetere – che cerca di aiutare altre donne».
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