A Venezia, per trovare una mediazione sul centro di culto islamico, è intervenuto il patriarca

di Francesco Dal Mas, Venezia
Moraglia ha parlato di «questione delicata», a proposito del dibattito aperto tra il Comune e l'associazione musulmana sul progetto. Il neosindaco Venturini: non ci sono le condizioni. La comunità bengalese: pronti a scendere in piazza. La diocesi: si risponda all'esigenza di avere un luogo e si chieda il rispetto della cultura in cui si vive
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August 27, 2026
A Venezia, per trovare una mediazione sul centro di culto islamico, è intervenuto il patriarca
View of Saint Maria of the Health on twilight site between Giudecca canal, above, and Gran Canal during the lockdown emergency period aimed at stopping the spread of the Covid-19 coronavirus. Although the lockdown and full absence of people, the scenery of the Italian squares and monuments remain fascinating, Venice, Italy, 28 April 2020. (ANSA foto Fabio Muzzi)
Contro ogni forzatura, il via alla mediazione del Patriarca di Venezia, monsignor Francesco Moraglia per il centro culturale islamico di Mestre. È dunque un appello a trovare le ragioni di una sintesi, nel pieno del dibattito, da parte del patriarca. «Siamo di fronte ad una questione delicata che tocca un aspetto fondamentale della vita della città e dei suoi abitanti. L’auspicio è che non vi siano forzature e che si instauri un dialogo costruttivo tra Comune, città e comunità islamica bengalese per riuscire a condividere punti comuni su cui convergere e se possibile lavorare insieme per rispondere all’esigenza di un luogo di culto conoscendo e rispettando le leggi, la storia e la cultura della realtà in cui si vive. È urgente accrescere la reciproca conoscenza e fiducia. E questo – ha concluso Moraglia - può avvenire attraverso un obiettivo e diffuso percorso di integrazione».
Ma quali sono le questioni in campo? Sono più di 10mila i bengalesi a Mestre (e Venezia). Lavorano nel turismo (come l’albergatore Md Jagangir Alam) nelle imprese (come i tanti operai alla Fincantieri), nei più diversi servizi. Si sono tassati e con un milione e mezzo hanno acquistato i terreni abbandonati (ben 8 ettari) dell’ex Segheria di via Giustizia per costruire un grande centro di culto, ma anche altre strutture di aggregazione con uffici, alloggi, un ristorante e un bar, una scuola, una biblioteca, un auditorium ed un parcheggio sotterraneo da circa 250 posti. Il progetto presentato dall’associazione “Giovani per l’umanità” mette in conto 20 milioni di investimento. Anzi, i volumi erano ancora più ampi, ma sono stati ridimensionati (da 5 a 3 piani), dopo che lo studio è passato al vaglio dei competenti Uffici comunali.
L’associazione dice di aver interloquito positivamente con l’ex sindaco di Venezia, Luigi Brugnaro, che avrebbe indicato lui stesso il sito e favorito l’avvio della trattativa con la proprietà. Di più, sostiene che l’ex vicesindaco, Simone Venturini, oggi sindaco, avrebbe dato il benestare. Fatto sta che il progetto, presentato formalmente in Comune, è bloccato. E che lo stesso Venturini non solo ha smentito di aver espresso a suo tempo qualche parere, ma ha precisato che «non ci sono le condizioni» per procedere con un complesso così impattante. Ci vuole, anzitutto, un cambio di destinazione d’uso, perché l’area è ancora agricola. E, dopo aver assicurato di essere per la libertà della pratica religiosa, ha comunque richiesto una maggiore integrazione. Per tutta risposta, Prince Howlader, presidente dell’associazione, ha replicato: «Se non ci consentiranno di costruire la nostra moschea siamo pronti a scendere in piazza».
La comunità valuta inoltre il ricorso alle vie legali e l’eventuale appello al presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Ma ieri la replica del leader della Lega e vicepremier, Matteo Salvini, è stato ancora più dura. «Inaccettabili le minacce di chi pensa di poter ricattare Venezia e le sue istituzioni: le segnalazioni del caso saranno trasmesse alle autorità competenti – ha detto -. Lo ribadisco: no alla moschea a Venezia e in tutta Italia. Stop a ogni concessione di spazi a realtà islamiche finché non ci sarà un’intesa con lo Stato italiano, nel pieno rispetto delle nostre leggi, dei nostri valori e delle nostre regole. Basta arroganza e basta ricatti». È scesa in campo anche la Cgil, con un altrettanto richiamo al confronto positivo. «Si riapra il dialogo e si evitino scioperi che possono dividere i lavoratori» è l’appello del suo segretario Daniele Giordano. E Andrea Martella, già candidato sindaco di Venezia per il Pd sconfitto proprio da Venturini, ha ricordato che «c’era un progetto della giunta precedente, c’erano interlocuzioni, c’era un percorso amministrativo. L'ex sindaco Brugnaro aveva assunto impegni con la comunità bengalese. Ora chiediamo a Venturini che ci dica la verità in Consiglio comunale».
Obiezioni di tutt’altro segno, invece, da Rosanna Conte consigliera regionale per la Lega-Liga Veneta. «Siamo di fronte a un progetto faraonico, totalmente incompatibile con il tessuto urbanistico e sociale della nostra terraferma. Davanti a cifre così esorbitanti, la prima esigenza assoluta è la chiarezza: per questo motivo ho già depositato una formale richiesta in Quarta Commissione consiliare per convocare e sentire i prefetti competenti. Chi finanzia queste operazioni? Questi luoghi diventano centri di preghiera o covi di proselitismo?».

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