Al via gli esami "di riparazione", ma la bocciatura a settembre dipende anche dall'indirizzo
Il giudizio di oltre 300mila studenti è stato sospeso e, in questi giorni, si sostengono le prove per tentare di "recuperare". Per chi frequenta gli istituti tecnici, la bocciatura è più frequente

A tornare sui banchi di scuola in questi ultimi giorni di agosto non sono stati solo gli studenti dell’Emilia-Romagna. A partire da lunedì scorso, loro malgrado, sono già rientrati in aula oltre 300mila studenti, chiamati a recuperare una o più insufficienze entro l’8 settembre, quando saranno già cominciate le prime lezioni dell’anno a Bolzano. A circa un alunno su sei, nelle scuole secondarie di secondo grado, è stato sospeso il giudizio. I cosiddetti “rimandati” sono in leggera crescita rispetto allo scorso anno, ma «è un dato che rientra nelle normali fluttuazioni», spiega Daniele Grassucci, direttore di Skuola.net, che ha aggregato i dati provvisori del ministero dell’Istruzione. E, se tutto si ripeterà come da qualche anno a questa parte, uno studente su dodici sarà anche costretto a ripetere l’anno: la percentuale di bocciati a settembre nell’anno scolastico 2022/23, l’ultimo per cui il Ministero ha pubblicato gli esiti, era dell’8%.
La probabilità – più o meno alta – di trascorrere l’estate sui libri dipende in larga parte dall’anno che si frequenta e dall’indirizzo di studio scelto. Analizzando i dati ministeriali, si scopre che il più difficile è il secondo anno di superiori, che “rimanda” a settembre quasi uno studente su cinque. Seguono il terzo (18%) e il primo (17%). Con l’avvicinarsi dell’esame di Maturità, invece, i giudizi si fanno più clementi: al quarto anno gli studenti con il “giudizio sospeso” sono solo il 15% del totale. Tra gli studenti di licei e istituti professionali, poi, la sospensione del giudizio è più rara: circa il 15% degli studenti. La vera e propria “zona rossa” si trova negli istituti tecnici, dove quasi un ragazzo su quattro (23%) viene rimandato a giugno.
Non solo: ampie differenze sull’assegnazione del “debito” si registrano lungo l’asse Nord-Sud. Nelle regioni settentrionali, con la Valle d’Aosta capofila, le percentuali si impennano fino al 27,5%. Al Meridione, invece, prevale una linea “più morbida”: il valore minimo si registra in Puglia, dove solo il 10% degli studenti viene rimandato a settembre. Secondo Grassucci, non è un dato che racconta il fallimento delle scuole del Sud, segnate dallo stigma di una maggiore indulgenza verso gli studenti: «La scuola, secondo le nostre rilevazioni, funziona più o meno ugualmente ovunque – precisa –, ma il problema è che le famiglie non sono uguali». In generale, le valutazioni interne – quelle dei docenti – non corrispondono quasi mai a quelle indipendenti, come i test Invalsi. In queste ultime, che misurano le competenze reali degli alunni, a primeggiare sono piuttosto le regioni del Nord. Ma, ancora, il motivo non è da cercare in una migliore organizzazione scolastica al Settentrione: «A parte alcune eccezioni, la scuola non ha un grande peso nel determinare il futuro degli studenti – continua Grassucci –, che è indirizzato molto più dalla condizione socioeconomica delle famiglie. Che è mediamente migliore al Settentrione».
Il dato trova conferma nel recente – e primo nel suo genere – rapporto sulla “povertà educativa” pubblicato ad aprile da Istat, che ha rilevato che la maggior parte dei giovani che vivono in contesti familiari “a rischio” si trovano tra Sicilia e Calabria. Si tratta in totale di oltre due milioni di under-19 che, secondo la commissione Istat, «scontano anche il fatto che il titolo di studio dei genitori sono inferiori e i tassi di disoccupazioni sono maggiori al Sud rispetto al Nord».
Dal conteggio dei “rimandati” fanno, invece, eccezione tutti gli studenti della provincia autonoma di Trento, dove gli esami di riparazione sono stati aboliti una trentina di anni fa e mai più ripristinati. Non a caso, in questi Comuni il tasso di bocciature è tra i più alti di tutto il Paese: 6,8%. Storia a sé, infine, la fanno le paritarie, dove la situazione pare ogni anno più serena: solo il 13% degli studenti viene rimandato a settembre e, di questi, il 5,3% viene bocciato in seguito alle prove di recupero.
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