«Serve un mercato Ue dell'energia. I nuovi data center? Risponderemo ai dubbi delle comunità»
Intervista al ministro delle Imprese e del made in Italy, Adolfo Urso: «Sull'Ilva serve unità d'intenti, possiamo farcela. Per Electrolux è necessario cambiare le regole europee. Il milione di auto in Italia nel 2026 è un obiettivo ancora possibile»

«Il Cdm ha rinnovato il taglio delle accise sino al 5 settembre, contenendo così il costo del carburante anche durante il grande rientro dalle vacanze. Poi, valuteremo come intervenire anche con provvedimenti mirati», premette a sera Adolfo Urso, ministro delle Imprese e del Made in Italy.
Urso, restano però i nodi energetici. Confindustria ha definito «insoddisfacente» la revisione degli Ets proposta dalla Commissione Ue. Ci sono margini per superare questo sistema?
Noi chiediamo con forza alla Commissione Europea di rivedere il meccanismo infernale degli Ets, che per le sue distorsioni grava in modo particolare sul nostro Paese e finisce per penalizzare la competitività delle nostre imprese. È prioritario costruire un vero mercato unico dell’energia, che consenta alle imprese europee di produrre a costi competitivi e condizioni di concorrenza eque rispetto ai nostri partner internazionali. La transizione ambientale non può tradursi nella deindustrializzazione dell’Europa.
Ha annunciato per ottobre un decreto per accelerare l’IA e lo sviluppo dei robot nell’industria. Cosa prevederà?
Credo sia necessario affrontare questa sfida con una visione culturale e politica che preservi il sistema sociale che si è sviluppato nel nostro continente. Non possiamo far finta che il problema non esista, in attesa che la Cina ci sommerga di umanoidi. Abbiamo proprio in Italia le competenze per sviluppare un nostro modello tecnologico e produttivo alternativo a quello asiatico, anche sul piano del welfare. Siamo già tra i leader europei nella robotica e possiamo diventare protagonisti anche nel nuovo campo degli umanoidi. Ma con la consapevolezza che non si tratti di una sfida solo tecnologica, ma soprattutto culturale e sociale: è il momento di riaffermare un più autentico umanesimo del lavoro. Nei prossimi mesi ci confronteremo con imprese e sindacati per definire un progetto condiviso.
Capitolo Ilva. Al Meeting ha rivelato la presenza di «un quarto grande operatore europeo» in gara. Ci può dare qualche dettaglio?
Il tavolo a Chigi coordinato dal sottosegretario Mantovano sarà convocato nei prossimi giorni, sappiamo che è una grande sfida che va affrontata con piena unità di intenti con sindacati, imprese ed enti locali. Possiamo farcela.
Nel 2024 aveva definito un obiettivo «raggiungibile» produrre «un milione di auto» in Italia. Per quanto i primi sei mesi del 2026 siano stati positivi, le stime di Fim/Cisl parlano di 500mila veicoli prodotti entro fine anno. Il settore si può risollevare?
L’obiettivo di un milione di veicoli nel 2030 è ancora raggiungibile, se l’Europa ci darà finalmente ascolto, completando il processo di revisione che abbiamo indicato. Stellantis è sulla strada giusta, come dimostra la crescita nel primo semestre della produzione italiana, aumentata del 13,7%, con le autovetture a +27,7%. Ha compreso prima di altri che occorreva abbandonare la religione dell’elettrico per fornire al mercato prodotti più in sintonia con le aspettative dei consumatori. Altre case automobilistiche europee sono invece ancora in mezzo al guado: annunciano chiusure di stabilimenti e licenziamenti di decine di migliaia di lavoratori. Per sostenere questa svolta dobbiamo far prevalere in Europa i due principi della neutralità tecnologica e del “made in Europe”.
Aveva anche indicato l’obiettivo di una seconda casa automobilistica.
Penso che anche questo obiettivo sarà raggiunto, con una avvertenza chiara a tutti: benvenuto chi produce con le componenti italiane nel rispetto delle nuove regole del “made in Europe”.
Electrolux ha annunciato 1.700 esuberi. Ci sono margini per evitarli?
Sì, ma anche in questo caso è necessario cambiare le regole europee. Negli ultimi anni hanno già chiuso 25 stabilimenti in Europa. Per questo abbiamo presentato un “non paper” con il sostegno di Germania, Francia e Polonia, che chiede alla Commissione di riconoscere il comparto come strategico al pari delle auto. Nel contempo abbiamo chiesto all'azienda di presentare un nuovo piano industriale che punti al rilancio produttivo e alla salvaguardia dei lavoratori. Ove ciò avvenisse, lo sosterremo con misure appropriate, anche straordinarie.
Si parla di nuovi data center, soprattutto al Sud. Si possono evitare problemi alle comunità locali su energia e consumo idrico?
Si debbono evitare. Per questo i progetti che sono stati approvati dal Consiglio dei ministri, secondo le procedure straordinarie della dichiarazione di interesse strategico, rispondono a precisi requisiti ambientali su energia rinnovabile e consumi idrici.
Il Governo ha revocato l’autorizzazione Zes al progetto di un mega hotel di lusso a Cala Finanza, in Sardegna. Interverrete su queste semplificazioni burocratiche, pensate per lo sviluppo del Centro-Sud, per evitare che favoriscano la speculazione?
La Zes unica del Mezzogiorno è stata un grande successo che ha contribuito ad accelerare gli investimenti con immediati benefici occupazionali. I risultati conseguiti sono tali che numerose Regioni hanno manifestato interesse per una possibile estensione del modello anche al Nord. Proprio il caso della Sardegna dimostra che i controlli funzionano: quando un progetto non risponde più ai requisiti di legge, l’autorizzazione viene revocata.
Che possibilità e che limiti ci sono invece per l’estensione della Zes al Nord?
Si possono adottare strumenti simili per l’accelerazione autorizzatoria anche per le altre Regioni, che è poi la prima richiesta delle imprese. Non si potrà però conferire la stessa intensità di incentivi pubblici perché non lo consentono le regole europee sugli aiuti di Stato. In ogni caso stiamo lavorando già con le Regioni per individuare le “aree di accelerazione industriale” previste nel nuovo regolamento Industrial Accelerator Act, in via di approvazione, laddove sarà possibile configurare interventi specifici in alcuni settori strategici, anche nel comparto delle auto così come della tecnologia green e della siderurgia.
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