Guardate questo dipinto e pensate a Gaza: niente può spezzare il filo della speranza

L'opera è di un artista palestinese, Sliman Mansour, e rappresenta un uomo stanco che porta il peso fisico della violenza, tenendo insieme storie diverse grazie a una corda. È un'immagine che mi è venuta in mente quando si è saputo che nella Striscia sono stati tagliati persino i fili degli aquiloni. Ma nessun divieto, per quanto assurdo, può spegnere il sorriso del cuore
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August 26, 2026
Guardate questo dipinto e pensate a Gaza: niente può spezzare il filo della speranza
Il dipinto di Sliman Mansour, artista palestinese
Lunedì scorso è morto un artista palestinese, Sliman Mansour. Potrei aggiungere che era un pittore cristiano, sarebbe un dettaglio identitario, ma è più importante scrivere che dipingeva il bisogno di pace della Terra Santa.
Lo avevo incontrato poche settimane fa, il suo sguardo mi colpiva sempre per l'intensità, le sue sagge parole andavano oltre ogni sofferenza, l'accoglievano per superarla con fede e con speranza. Il suo dipinto più famoso rappresenta un anziano che porta sulle spalle un sacco, la cui forma potrebbe sembrare una lacrima. Uno squarcio del sacco, tenuto insieme da una corda lunga che è attorcigliata al braccio dell'uomo, lascia vedere la città vecchia di Gerusalemme. Non è la prima versione di questo dipinto, per varie vicende quelli precedenti sono andati perduti. Ogni volta però Sliman aveva aggiunto altri e nuovi dettagli che riconoscevano e facevano riconoscere le vite divise e vicine della Città Santa. L'uomo è raffigurato vecchio, stanco, scalzo per essere più vicino possibile alla verità della Terra e rappresenta quello che in arabo si racchiude nella parola “sumud”, difficile da tradurre in italiano con una sola parola ma che ha il significato di resilienza non armata, ferma e costante a cui si potrebbe aggiungere l’unità di persone che cercano la giustizia, che chiedono la verità. Quella corda che unisce e che cerca di tenere insieme storie, respiri e speranze dà forza all'esperienza e all'amore per continuare a portare il peso fisico della violenza e per ricominciare a camminare, anche con il cuore e con la mente, su strade diverse che allontanano il male, l'odio, la vendetta.
Questo dipinto mi fa pensare che quella corda cerca di resistere a strappi, a tagli, a divisioni mentre a Gaza sono stati tagliati i fili sottili degli aquiloni. Perché questa nuova violenza? Vedere un bambino che gioca è sempre un'immagine che apre il cuore al sorriso. Vedere un bambino che gioca a Gaza con una palla fatta di stracci o con una bambola sporca di polvere e recuperata fra le macerie e i ricordi della propria casa, apre il cuore alla speranza. Appena si accenna ad una schiarita nel cielo azzurro della Terra Santa, tornano e continuano le notizie di morti e si fanno nuovi divieti assurdi che vietano un sorriso a visi sofferenti che guardano aquiloni leggeri, colorati di speranza, che si alzano nel cielo liberi di volare.
Nei giorni scorsi piccoli ma significativi segni di normalità hanno rasserenato i bambini di Gaza. Giochi d'acqua nella parrocchia della Sacra Famiglia di Gaza hanno dato ristoro a bambini cristiani e musulmani riuniti per giocare e per trascorrere insieme momenti spensierati, in un'oasi di tranquillità che lascia fuori per alcune ore la tristezza e le paure. L'acqua così vitale per il sostentamento del corpo ha dato sollievo anche in progetti di riabilitazione a bambini mutilati negli arti e nella mente in questi anni di una guerra devastante. È sempre difficile parlare e scrivere di una guerra che in Terra Santa non contrappone eserciti ma armi e strumenti di morte contro persone: senza definire e indicare nazionalità, religione e appartenenza perché quello che succede in questa terra benedetta non ha bisogno di ulteriore tifo da stadio per attribuire ragioni, meriti, colpe.
Rimane e resterà il dolore e la paura dei bambini. In Cisgiordania i bambini rimangono chiusi nelle loro case non solo per la paura di perdere un tetto e delle pareti: se escono potrebbero perdere il diritto a rimanere nella loro terra e potrebbero assistere impotenti alla distruzione dei sogni e delle speranze di chi ha costruito per loro il futuro in quelle case. Tagliare il filo degli aquiloni dei bambini non deve tagliare la speranza di una umanità ferita a Gaza e oltre Gaza. Bisogna riannodare quel filo, solo così potremo ricominciare a sperare che l'umanità non ha perso valori che riconoscono ai bambini, a tutti i bambini del mondo, il diritto a guardare sorridenti il cielo. È tempo di essere uniti, ognuno nella sua diversità, per chiedere la pace che si riannoda alla giustizia e alla verità, la pace che come un filo sottile di un aquilone, fragile e forte allo stesso tempo, può sollevarsi a guardare una sola e unica umanità con gli occhi innocenti dei bambini. Trovare soluzioni pacifiche, umane e possibili non cancella il dolore dei bambini che hanno dovuto distruggere “pericolosi” oggetti di carta ma sarebbe l’inizio concreto di un percorso di unità di una umanità che rispetta la vita, le persone, che rispetta i vecchi che tengono unito il bagaglio della storia con la corda della saggezza, che tutela e che protegge i bambini che stringono le manine intorno ad un filo di speranza e di fiducia nel futuro.

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