Un viaggio nel Mediterraneo attraverso i suoi archetipi

Al Ragusa Foto Festival una riflessione per immagini sui gesti, i riti, i paesaggi e le relazioni che lo abitano per leggere le trasformazioni dell'Europa contemporanea. Dal 27 al 30 agosto le giornate inaugurali. Le mostre di grandi fotografi e giovani emergenti. Fra i protagonisti Massimo Vitali e Anna Di Prospero. Alessio Mamo dialoga su Niscemi con Nello Scavo
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August 26, 2026
Un viaggio nel Mediterraneo attraverso i suoi archetipi
La pietra che ha fatto Ragusa © Anna Di Prospero
Il Sud d’Italia come punto di osservazione per guardare e leggera la storia che attorno al Mediterraneo continua a scriversi ogni giorno. Farlo attraverso degli archetipi: i gesti, i riti, i paesaggi, le relazioni che pur trasformandosi, persistono attraverso i secoli e i confini. Quelli che possono considerarsi l’ossatura profonda di ogni identità. Con la consapevolezza che comprendere il Mezzogiorno significa osservare da vicino alcune delle trasformazioni che attraversano l’Europa contemporanea.
È dedicata proprio agli "Archetipi mediterranei" l’edizione di quest’anno del Ragusa Foto Festival, la piattaforma culturale internazionale, ideata da Stefania Paxhia e promossa dall’Associazione culturale Antiruggine che dal 2012 promuove una ricerca fotografica che possa raccontare - attraverso mostre, letture portfolio, workshop, incontri e intrattenimento - le trasformazioni e i cambiamenti che stiamo vivendo, nella convinzione che la cultura non sia un lusso da importare dalle grandi capitali ma da costruire con un una prospettiva propria. L’edizione 2026 (le giornate inaugurali dal 27 al 30 agosto; le mostre fino al 27 settembre) sviluppa un’indagine visiva per osservare i territori, le relazioni, le forme quotidiane dell’abitare nei luoghi più decentrati in cui le trasformazioni sociali diventano più visibili. Con la nuova direzione artistica di Alessandra Mauro (direttrice editoriale di Contrastobooks), il Festival consolida un’evoluzione naturale: il dialogo tra qualità curatoriale e territorio si fa più profondo puntando alla produzione di lavori inediti che parlano alla Sicilia e al mondo insieme, mantenendo il rigore dei circuiti fotografici internazionali e il radicamento nei propri luoghi — attraversandone le fragilità, i conflitti e le possibilità.
Il progetto "Niscemi. Un racconto" di Alessio Mamo. Il backstage / © Fabio FlorioCefalù Orange Yellow Blue, 2008 / © Massimo VitaliUnder the Sand / Courtesy © Zid ben Romdhane - Magnum PhotosBlank / Courtetsy © Therese DebonoGuns or Roses, 2021 / Courtesy © Mous Lamrabat and Loft Art GallerPiazza Bella Piazza / Courtesy © Francesco BelllinaLa pietra che ha fatto Ragusa / © Anna Di Prospero 
Il progetto "Niscemi. Un racconto" di Alessio Mamo. Il backstage / © Fabio Florio
“Se gli archetipi sono dunque i gesti, i riti, le relazioni che persistono attraverso secoli e confini, di questi archetipi si nutre ancora la nostra cultura e il nostro sguardo. Il Ragusa Foto Festival offre un’occasione per pensare la nostra contemporaneità con consapevolezza e grazia”, afferma Alessandra Mauro. “C’è un archetipo in più: il Festival stesso” commenta Stefania Paxhia, fondatrice della manifestazione. “Da quattordici anni in un angolo di Sicilia lontano dai circuiti culturali più noti, si continua a produrre cultura di qualità, che sorprende ancora proprio perché nasce dove meno te lo aspetti”.
Il programma espositivo comprende undici mostre — tra personali e collettive, confronti generazionali, progetti e residenze — diffuse tra palazzi barocchi, chiese sconsacrate e i giardini di Ragusa Ibla: sei di queste sono produzioni inedite, lavori commissionati, sviluppati e prodotti direttamente dal Festival. Come Niscemi. Un racconto, realizzato in esclusiva da Alessio Mamo – siciliano, fotoreporter per The Guardian, doppio vincitore del World Press Photo – in mostra a Palazzo La Rocca: Niscemi è una città colpita da una frana ma anche un luogo in cui il presente continua a ridefinirsi ogni giorno. il progetto documenta e osserva allora non la spettacolarizzazione della ferita e della frana del gennaio 2026, ma una comunità che si riorganizza e continua a immaginare il proprio futuro. Un progetto inedito che sarà presentato durante le giornate inaugurali dall’autore in dialogo con Nello Scavo, scrittore e inviato di Avvenire.
Piazza Bella Piazza è la produzione originale del Festival dedicata alle piazze italiane intese come luoghi di identità, incontro e memoria condivisa delle nostre aree urbane e della nostra tradizione mediterranea. Il progetto è una grande mostra collettiva che si apre con un prologo d’autore affidato alle opere di Enzo Sellerio, Gianni Berengo Gardin, Roberto Koch e Lorenzo Cicconi Massi, cui si affiancano i lavori di quattro fotografi italiani – Tommaso Ausili, Diana Bagnoli, Francesco Bellina e Irene Starita – che hanno attraversato il Paese fotografando le piazze contemporanee. Per la terza edizione della residenza d’artista, concepita in esclusiva per il Festival con il sostegno di Fondazione Banca Agricola Popolare di Ragusa, a Palazzo La Rocca è in mostra il lavoro inedito di Anna Di Prospero, intitolato La pietra che ha fatto Ragusa. Durante la sua permanenza, l’artista ha reinterpretato attraverso il proprio sguardo le aree industriali iblee legate alla figura di Cesare Zipelli – ingegnere, economista, filantropo e appassionato d’arte – protagonista del grande passato imprenditoriale del territorio ibleo.
L’omaggio ai grandi artisti quest’anno è dedicato a Massimo Vitali e alle sue Spiagge d’Italia – vero archetipo della nostra contemporaneità mediterranea. Anche Vitali sarà presente alle giornate inaugurali. Si tratta di una selezione di immagini di grande formato, esposte nei principali musei e fondazioni internazionali, allestita nella chiesa sconsacrata di San Vincenzo Ferreri. Un racconto "leggero e profondo insieme" di noi che dialoga con quello che avviene "Dall'altra parte del Mediterraneo”, la sezione che apre il dialogo verso i territori vicini con cui condividiamo il nostro mare e la nostra cultura. Ed ecco i Saluti dal Mousganistan, il progetto di Mous Lamrabat, fotografo di origine marocchina cresciuto in Belgio, collaboratore di Vogue Arabia e GQ Middle East. Il suo lavoro, ironico e sottile, intreccia cultura nordafricana, immaginario pop e fotografia fashion per riflettere sui temi dell’identità e dell’appartenenza. Le sue opere sono grandi affreschi che mescolano l'estetica occidentale e quella marocchina per raffigurare molteplici verità senza sacrificare il piacere della bellezza. Tra le voci più riconosciute della fotografia tunisina contemporanea, Zied Ben Romdhane, fotografo dell’Agenzia Magnum, in Under the Sand indaga i contrasti tra le zone costiere e l'entroterra della Tunisia, mostra l’avanzare della desertificazione nel sud del paese e il modo in cui il paesaggio trasforma la vita delle comunità locali, nel fragile equilibrio tra essere umano e natura.
Una riflessione sul fenomeno della migrazione e sul ruolo dei migranti come “messaggeri del presente” è quella che propone in The Messengers Evangelia Kranioti, artista e regista di origine greca che vive in Francia, nel suo progetto di lungo periodo mette in dialogo figure archetipiche della mitologia, come Hermes, divinità dei viaggi e degli attraversamenti, e la contemporaneità, silenziosa e marginale, delle nostre città. E poi c’è Therese Debono, fotografa e docente maltese, che documenta come i paesaggi e gli ambienti costruiti portino le tracce delle storie sociali, culturali ed emotive che li hanno abitati. Con il progetto Blank riflette sul legame tra paesaggio costruito e memoria, concentrandosi sulla trasformazione urbana di Malta.
Nel programma espositivo, fra le altre proposte, anche il progetto vincitore del Premio Portfolio 2025, Taranto non vuole morire di Maria Pansini: un racconto dedicato alla città  dell'Ilva (e in questi giorni, della festa dei Giochi del Mediterraneo) che si declina secondo differenti sguardi, evidenziando una chiara volontà di resistenza; e il progetto vincitore della menzione speciale 2025, Tuffi di Angelo Antonuccio: una rigorosa composizione, dove la giocosità e freschezza dello sguardo si accompagnano a una forte componente emozionale.
Sul sito della manifestazione, www.ragusafotofestival.com, tutte le informazioni e il programma completo per disegnare la propria rotta di scoperta del Mediterraneo. Fra immagini, parole, visioni, incontri. In tutti i suoi archetipi.

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