Alessandro veterano, Fiorenzo debuttante: due modi per vivere il Meeting
di Paolo Guiducci, Rimini
Uno torna ogni estate da oltre vent’anni, l’altro è arrivato per la prima volta con un laboratorio di matematica per bambini. Storie diverse, unite dalla stessa esperienza: quella di un luogo dove incontrare persone, condividere passioni e portare a casa qualcosa che continua anche dopo Rimini

C’è chi sceglie sempre la stessa località per le proprie vacanze e chi, invece, ogni volta preferisce cambiare rotta, esplorare, lasciarsi sorprendere. Anche al Meeting di Rimini accade qualcosa di simile. Per alcuni è il porto in cui tornare felicemente ogni fine agosto, perché sanno già cosa li aspetta: amici da ritrovare, incontri inattesi e una settimana che vale il viaggio; per altri è una tappa tutta nuova, ancora da scoprire. Alessandro e Fiorenzo ne sono la riprova. Uno è un veterano, l’altro un debuttante. Uno passa gran parte dell’anno a viaggiare per il mondo, l’altro studia matematica e lavora con i bambini. A unirli è il desiderio di esserci e di vivere qualcosa di bello e positivo. Per Alessandro Ortisi, 67 anni, responsabile di una grande multinazionale sempre con la valigia in mano in giro per il mondo e ora da pensionato responsabile di un asilo, la vacanza ha da sempre un indirizzo preciso: Rimini, Meeting. «Ho sempre trovato vero quello che diceva don Giussani quando indicava questo momento dell’anno come quello più nobile perché chiama l’uomo a impegnare il proprio tempo con il valore in cui si riconosce. Per questo il Meeting è la mia vacanza».
Un’abitudine diventata nel tempo un affare di famiglia. Con la moglie Alessandra e le figlie Letizia e Chiara, portate qui quando erano piccolissime, e poi con una compagnia sempre più larga di amici. «Erano davvero piccolissime ed erano molto contente di respirare quest’atmosfera». Un legame emerso ancora più forte nei momenti dolorosi. Quando la moglie si è ammalata gravemente, infatti, ha insistito perché Alessandro portasse comunque le figlie al Meeting. «Questa sua determinazione mi ha costretto a prendere ancora di più coscienza dell’importanza del Meeting per le nostre vite». Oggi sono una trentina gli amici per i quali la settimana del Meeting è diventata un appuntamento fisso delle ferie. Con qualche nuova conquista ogni anno: «Quest’anno è venuta anche mia consuocera Enza, per la prima volta ed è felicissima dell’esperienza», racconta sorridendo. E poi ci sono le «vasche», una delle sue attività preferite. «Camminare per gli stand della fiera non significa solo guardare qualche mostra, ma è l’occasione privilegiata per incontrare amici che non si vedono da tempo o conoscere persone nuove». Martedì per esempio, una camminata si è trasformata in un’ora di conversazione con un ragazzo che gli ha raccontato della sua tesi in storia medievale. «In un altro contesto sarebbe stato impossibile. Se si immagina questo moltiplicato per tutte le persone presenti, si comprende come l’incontro con l’altro non è un concetto teorico: qui accade». Per Alessandro, contribuire alla crescita del Meeting è dunque una conseguenza naturale. «Mi muove l’urgenza che tutta questa bellezza possa raggiungere sempre più persone come è successo a me».

Fiorenzo Massaini, invece, è all’esordio. Ventiquattro anni, studente di matematica alla Statale di Milano, arriva da Campodolcino, in Val Chiavenna. Il suo punto di partenza è l’oratorio Don Guanella: qui durante l’anno collabora con i bambini. È lì è arrivata la proposta di partecipare al Mat Lab, il laboratorio di matematica per i più piccoli nel Villaggio Ragazzi. «Alcuni amici dell’università mi han proposto di realizzare il laboratorio. Mi sono detto: mi piace la matematica, già lavoro con i bambini, ho fatto due più due – è il caso di dire! – e mi sono ritrovato al Meeting». Dietro lo stand c’è un anno di preparazione, insieme ad alcuni professori e agli allestitori. La sfida è trasformare numeri e formule in gioco, coinvolgendo i bambini in prima persona. «Anche la matematica può essere tradotta in gioco. Però è importante coinvolgersi personalmente con i bambini, non puoi solo dettare le regole e limitarti a fare il giudice». Perché, spiega, «quando vedono che ce n’è uno più grande che fa le cose con loro, si interessano più volentieri ed è più facile trasmettergli una passione». E così al Mat Lab c’è chi all’inizio piange, chi ha paura, ma alla fine escono tutti contenti, anche quelli che pensavano di non avere alcuna passione per la matematica. È forse questo il risultato più bello per Fiorenzo, che ora pensa già a come portare avanti l’esperienza: «Continuerò in parrocchia con le attività durante tutto l’anno e con il laboratorio estivo». Il Meeting, però, aggiunge un ingrediente che va oltre la matematica: «Il valore aggiunto di essere qui è che sei coinvolto in un qualcosa di molto più grande». E infatti l’esperienza ha già cominciato a viaggiare. Sapendo che Fiorenzo e un’amica dell’oratorio sono volontari a Rimini, il parroco don Marco ha deciso di venire al Meeting con alcuni ragazzi e famiglie. «Sarebbe bello riuscire a coinvolgere qualcuno di loro con il nostro lavoro». Il contributo di Fiorenzo non si è fermato al volontariato. Con gli amici dell’associazione Crotto Belgioioso organizza cene solidali. «Conoscendo l’importanza del Meeting, abbiamo capito che potevamo fare anche qualcosa d’altro per sostenerlo». Così è nata una cena alla quale hanno partecipato più di settanta persone, con il ricavato devoluto al Meeting. «È stata soprattutto l’occasione per far conoscere agli altri questa realtà così importante». Due vacanze molto diverse: una consolidata da anni, l’altra appena cominciata. Ma la direzione è la stessa. Al Meeting si può arrivare per abitudine o per curiosità, da veterani o debuttanti. Poi, quasi sempre, si torna a casa con qualche incontro in più, una storia da raccontare e la voglia di ripartire.
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