Trasloco o chiusura? Cosa sta succedendo con il canale tv Rai Scuola
Al suo posto ci sarà "Italiana", la nuova rete che racconterà i territori, le tradizione e l'identità del Paese

Dal primo ottobre, sul canale 67 del digitale terrestre, la campanella suonerà per l’ultima volta. Rai Scuola lascerà il posto a “Italiana”, la nuova rete dedicata all’identità del Paese, ai territori, alle tradizioni e alle eccellenze italiane. Per la Rai non è una chiusura: i contenuti educativi continueranno su RaiPlay, dentro il progetto “RaiPlay Scuola e Learning”. Per le opposizioni, invece, il passaggio somiglia molto a una dismissione. L’esperienza che oggi conosciamo come Rai Scuola nasce da una convenzione tra la Rai e il ministero dell’Istruzione nel 1964. Il nome Rai Scuola viene adottato nel 2009 e successivamente il canale entra nell’area di Rai Cultura insieme a Rai Storia e Rai 5. Negli anni le risorse sono state altalenanti e, di recente, in forte calo, mentre la programmazione si è orientata sempre più verso la divulgazione scientifica. Durante la pandemia il canale ha ritrovato una funzione particolarmente riconoscibile nel sostegno alla didattica e si è spostato dal numero 146 al 57 del digitale terrestre.
Il Partito democratico ha presentato un’interrogazione ai ministri delle Imprese e del Made in Italy e dell’Istruzione e del Merito. «Sopprimere un presidio che da oltre vent’anni svolge una funzione fondamentale nell’informazione, nella divulgazione scientifica e culturale e nel sostegno alla didattica sarebbe una scelta grave e incomprensibile», afferma il deputato Stefano Graziano, primo firmatario. Il Pd chiede anche di tutelare le professionalità e il patrimonio audiovisivo accumulato negli anni. Duro anche il Movimento 5 Stelle, con Barbara Floridia, già presidente della Commissione di Vigilanza Rai, che ha criticato: «Raccontare l’Italia non è certamente un problema. Il problema nasce quando il servizio pubblico smonta un presidio educativo e culturale per sostituirlo con una narrazione identitaria decisa da un governo che da anni ci ha abituato al revisionismo storico». La Rai respinge però l’idea che si tratti di una cancellazione. In una nota precisa che «non è prevista alcuna cancellazione dell’offerta editoriale di Rai Scuola» e che la funzione educativa e divulgativa sarà «preservata e valorizzata» attraverso una presenza più forte su RaiPlay. A sostegno della scelta l’azienda cita anche gli ascolti del canale lineare: 0,14% di share medio nel 2024, 0,13% nel 2025 e circa 0,09-0,10% nei primi mesi del 2026. Numeri che, secondo Viale Mazzini, mostrano i limiti della televisione tradizionale nel raggiungere in modo ampio il pubblico scolastico.
Il nuovo progetto, approvato all’unanimità dal Consiglio di amministrazione, dovrebbe riunire produzioni di Rai Cultura, materiali delle Teche e contenuti educativi già disponibili, organizzandoli in un ambiente on demand utilizzabile da casa e da scuola. «I contenuti educativi devono essere disponibili quando servono agli studenti, non soltanto quando vengono trasmessi», sostiene la Rai. L’azienda richiama anche la rilevazione Qualitel, che attribuisce a Rai Scuola un gradimento di 8,0 e a RaiPlay Scuola un valore di 8,1.
Il consigliere di amministrazione Roberto Natale ricorda che il progetto discusso dal Cda non si limitava al superamento del modello lineare, ma prevedeva anche una campagna per spiegare il cambiamento. «Anche io avevo richiamato l’importanza di una adeguata campagna informativa, per evitare il rischio che l’attenzione esterna si concentrasse sulla sola dismissione del canale digitale terrestre. Cosa che sta puntualmente avvenendo», osserva. E conclude: «La legittimazione del servizio pubblico si incrina anche con questi silenzi». Fratelli d’Italia liquida come una «gigantesca fake news» l’allarme delle opposizioni. Per i componenti del partito in Commissione di Vigilanza il trasferimento dei contenuti su RaiPlay rappresenta una scelta di modernizzazione, mentre il nuovo canale dedicato all’identità italiana sarebbe «perfettamente in linea con quanto richiesto dal contratto di servizio». Nel frattempo, la vicenda ha superato i confini della politica. Una petizione lanciata su Change.org per chiedere di salvare Rai Scuola ha già superato – nel momento in cui scriviamo – le 56mila firme. Un precedente, almeno nella mobilitazione, c’è: nel 2020 una raccolta di firme aveva accompagnato le proteste per il timore di una chiusura di Rai Storia, poi esclusa dalla stessa azienda.
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