Il Rifugio Massi di Oulx sta per chiudere: i migranti non troveranno più accoglienza nemmeno sulle Alpi
di Andrea Zaghi
Per anni ha offerto un riparo a chi attraversava la frontiera in condizioni estreme (nei primi sei mesi del 2026 oltre 2.500 persone, il 20% minori non accompagnati). Ora non ci sono più risorse: «Dalle istituzioni nessun aiuto. Così chi arriverà di notte sarà costretto a dormire all’aperto»

Presto i migranti che attraversano a piedi le Alpi e arrivano in Italia attraverso la Valsusa, troveranno sbarrate le porte del Rifugio Fraternità Massi di Oulx. Il Massi era il luogo dove trovare un pasto caldo, coperte, vestiti, un’umanità accogliente. Tutto potrebbe essere presto cancellato per mancanza di fondi. Anche se c’è già chi parla di una “bozza di accordo” per continuare l’attività. La notizia della chiusura definitiva è apparsa sul sito della Fondazione Talita Kum (che gestisce appunto il Massi) e fuori dalle porte dell’edificio: “Fino al 31/08/2026 il rifugio sarà aperto dalle 20 alle 8. Dal 01/09/2026 il rifugio resterà chiuso”. Don Luigi Chiampo, che per la diocesi di Susa è responsabile del centro, dice: «Nato nel 2018, il Rifugio Massi inizialmente aveva lo scopo di far fronte all’emergenza migranti esclusivamente dal punto di vista umanitario, un luogo di accoglienza libero e anonimo, che è diventato un punto di riferimento per queste persone che sfidano il freddo e la montagna per proseguire il proprio cammino verso altri paesi europei». Un lavoro difficile e complesso - coadiuvato dalla Croce Rossa Italiana, dall’associazione Rainbow for Africa e dalla Diaconia Valdese - che ha fatto del Massi anche un punto di osservazione importante per capire dimensioni e drammaticità del fenomeno dei migranti. Da qui sono passate migliaia di persone in arrivo da Afghanistan, Pakistan, Iran e poi da numerosi paesi Africani. Un popolo di disperati fatto non solo di uomini ma anche donne e bambini, che spesso attraversano le Alpi anche d’inverno, nella neve, privi di ogni elementare protezione dal freddo. Per comprendere meglio le dimensioni del fenomeno, basta sapere che solo nei primi sei mesi del 2026 sono transitate oltre 2500 persone, il 20% minori non accompagnati.
Ma perché adesso il Rifugio Fraternità Massi chiude i battenti? Don Chiampo spiega: «Non abbiamo più le risorse necessarie per andare avanti. Gestire il rifugio costa ogni anno circa 700-800mila euro: non ce la facciamo più». Don Luigi avverte: «Non si tratta di un fulmine a ciel sereno: delle nostre difficoltà avevamo avvertito le istituzioni senza però ottenere risposte concerete». Così, nelle scorse settimane la Fondazione Talita Kum ha dovuto licenziare buona parte del personale che negli anni aveva condotto l’attività insieme ai molti volontari, ma anche ridurre l’orario di apertura alle sole ore serali. Da inizio settembre, anche questa possibilità verrà preclusa a chi arriva. Nel frattempo, l’accoglienza sanitaria è collocata in alcuni container in un’area messa a disposizione dalle Ferrovie. Ma nulla di più: di notte, quindi, chi arriverà sarà costretto a dormire all’aperto. «È evidente che questa prospettiva è inaccettabile», dice don Chiampo che aggiunge: «Confidiamo in un soprassalto di responsabilità da parte delle istituzioni. Giovedì (ndr, domani per chi legge) siamo convocati dal Prefetto insieme ai sindaci della Valle: vedremo che accadrà».
Già le istituzioni. Dopo un finanziamento di circa 500mila euro all’anno ottenuto fino al 2024 attraverso il ministero dell’Interno e 150mila arrivati nel 2023 dalla Regione Piemonte, il Rifugio ha potuto contare ad oggi solo su aiuti da privati e da fondazioni varie (a parte 15mila euro avuti dalla Città Metropolitana a inizio 2026), aiuti adesso non più sufficienti. Per questo don Chiampo fa appello alle istituzioni. E mentre la Prefettura ha già spiegato che si sta facendo tutto il possibile, Jacopo Suppo, vicesindaco della Città Metropolitana di Torino entro la quale è Oulx, precisa: «Le politiche degli ultimi governi nei confronti dei migranti hanno ridotto drasticamente i fondi per l’accoglienza e il Rifugio Massi per anni ha potuto fruire quasi solo dei fondi ministeriali. Per quanto ci riguarda, da oltre un anno siamo in contatto con tutti gli interlocutori per costruire un accordo che è già in bozza e che ad oggi non è riuscito a partire per una serie di difficoltà e aggravi di spesa. Dobbiamo però il massimo rispetto e aiuto a tutto il lavoro fatto in questi anni». Mentre Enrico Bussalino, assessore regionale alla sicurezza e all’immigrazione, aggiunge: «Dopo una visita a fine maggio, abbiamo dato disponibilità per un aiuto di emergenza di 50mila euro circa. È chiaro che occorre un progetto condiviso con la Regione con le varie iniziative che si vogliono intraprendere». In attesa delle soluzioni, comunque, i migranti continuano ad arrivare.
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