Gelmini e Malpezzi, patto bipartisan sulla scuola: «Investire nelle comunità educanti»
di Gianluca Carini, inviato a Rimini
Una proposta di legge per rendere strutturali i progetti che uniscono scuola, famiglie, associazioni, oratori e territorio: previsto un fondo da 30 milioni di euro l’anno per contrastare povertà educativa ed emarginazione

Una proposta di legge “bipartisan” portata avanti dalle senatrici Mariastella Gelmini (Noi moderati) e Simona Malpezzi (Pd) per un fondo volto a rendere strutturali le “comunità educanti”. Quei progetti che mettono insieme competenze diverse per combattere povertà sociale ed emarginazione, intercettando i ragazzi anche fuori dall’orario scolastico. Coinvolgendo istituzioni, associazioni culturali o sportive, oratori, Ong, le stesse famiglie e in alcuni casi le aziende. Oggi si trovano già molti esempi concreti, da Napoli a Milano, ma l'intenzione della legge è rendere il modello strutturale, con un finanziamento da 30 milioni di euro all'anno per le varie iniziative. Le due relatrici hanno presentato i punti della proposta all’incontro “Riformiamo la scuola. Alcuni spunti per un dibattito” organizzato al Meeting di Rimini e moderato da Massimiliano Tonarini (Compagnia delle Opere). La proposta di legge è «già in Senato – spiega Gelmini a Rimini –. Io mi auguro che possa essere approvata quanto prima e che attraverso la prossima legge di bilancio possa essere finanziata». Mentre l'altra proponente, la dem Malpezzi, torna sulle retribuzioni – «per la media europea, uno stipendio iniziale è sui 1.800 euro, un insegnante in Italia inizia invece con 1.300 euro» – e si sofferma anche sul tema della professionalità dei docenti, partendo dalla sua storia personale, cominciata nel ruolo di insegnante di italiano. «Ho fatto il concorsone del 2000 – spiega la parlamentare del Pd – e mi hanno chiesto quello per cui io ero già “certificata”: la letteratura, il latino. Ma chi ha cercato di verificare che io lo sapessi trasmettere quel sapere?». Da qui la richiesta di una piena attuazione della legge sull'autonomia scolastica e, ovviamente, di retribuzioni migliori per la categoria.
Si dice favorevole a questo «patto bipartisan» per le comunità educanti anche Enrico Borghi (Italia viva) purché sia pensato per consentire ai più giovani di affrontare le «tre grandi rivoluzioni in atto» (tecnologica, geopolitica ed ecologica). Ci sono poi i temi legati alla visione stessa della formazione. Per Valentina Aprea (responsabile del dipartimento istruzione di Forza Italia) «dobbiamo arrivare a una vera e propria autonomia statutaria delle scuole» che garantisca «un modello dinamico, capace di adattarsi» alle differenti situazioni sociali. E oltre alla libertà degli istituti c'è quella delle famiglie: riconosciuta, ricorda Grazia Di Maggio (FdI), anche dalla legge Berlinguer del 2000, per la quale «il sistema nazionale scolastico è costituito da scuole paritarie e da scuole pubbliche. Pertanto la libertà di scelta educativa non dovrebbe essere una velleità ma un diritto garantito a tutti». Oggi invece, prosegue la meloniana, questa scelta non è concessa alle «famiglie italiane se non dinanzi ad un certo tipo di disponibilità economica», viste le rette annuali delle paritarie e a fronte di un costo per ogni studente della “pubblica” che va «dai 7 agli 8mila euro all'anno. Questo significa che se tutto il sistema paritario domani scomparisse, lo Stato non risparmierebbe un euro». Così, conclude Di Maggio, se pure «il ministro Valditara ha portato a casa 120 milioni di euro in più sulla parità» delle scuole adesso si può pensare a «un accordo bipartisan» e «provare a dare nella prossima legge di bilancio ulteriori risorse alla parità». Compiti a casa per migliorare l'istruzione, in attesa che arrivi l'agognata legge bipartisan sulle comunità educanti.
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