Nel cuore dell’Umbria c’è un Cammino di borghi silenti (e resistenti)
È un itinerario ad anello di circa 90 chilometri che parte e si chiude a Tenaglie, in provincia di Terni, e si sviluppa attorno al Monte Croce di Serra, fra realtà che hanno fatto della loro marginalità una prova di forza. È stato inaugurato nel 2020 da un’idea di Marco Fioroni: così proviamo a fermare lo spopolamento

Silenzio, parla l’Umbria. Quella più nascosta e autentica, lontana dai flussi delle città d’arte e dalle direttrici più battute dal turismo che arriva nel cuore verde della Penisola. In questo pezzo d’Italia caratterizzato da straordinari centri di fede e di santi e da cammini spirituali, a cominciare dalle Vie di Francesco, ci sono borghi che hanno fatto della loro marginalità una prova di resistenza e di forza. Borghi silenti, tredici – distribuiti fra i rilievi e i boschi dei Monti Amerini e i panorami mozzafiato della Valle del Tevere, passando per il lago di Corbara – che si sono messi in cammino insieme, proponendosi come destinazione lungo strade polverose, seguendo il ritmo delle stagioni in una dimensione di viaggio fatta di lentezza, natura e identità. Una sfida al silenzio e del silenzio che si può vivere nelle aree interne dell’Appennino. Nasce così il Cammino dei Borghi silenti. Il silenzio come messaggio. Il silenzio che non è assenza, ma presenza viva, valore, ricchezza da vivere scoprendo queste piccole comunità e i loro abitanti. Un itinerario ad anello di circa 90 chilometri che parte e si chiude dal borgo di Tenaglie, frazione del Comune di Montecchio, in provincia di Terni e si sviluppa attorno al Monte Croce di Serra. Un percorso di quattro, cinque giorni con tappe giornaliere che possono andare fra i 13 e i 23 chilometri (tutte le informazioni per organizzarsi, per gli alloggi, il percorso, i bagagli e la logistica sul sito www.camminodeiborghisilenti.it).
Appuntamento a Tenaglie, dunque, porta simbolica di accesso a questo percorso che può essere affrontato a piedi o in bicicletta. È un borgo medievale su una collina che domina la valle del Tevere e conserva un centro storico caratterizzato da vicoli stretti, archi in pietra e piccole piazze. E proprio da una piazza (Vittorio Emanuele II) si parte, con tutti i riferimenti per orientarsi. Da subito emerge una caratteristica chiara: non si tratta di un cammino facile e turistico, ma di un’esperienza che richiede preparazione, attenzione all’equipaggiamento e una certa consapevolezza del proprio ritmo. È un tracciato che alterna sentieri boschivi, strade sterrate e brevi tratti asfaltati, attraversando zone spesso disabitate, dove il silenzio diventa una presenza concreta e quasi fisica. Non è un caso che la segnaletica sia essenziale ma costante, di colore giallo, come una traccia discreta che accompagna senza invadere. La prima tappa conduce verso Guardea (uno dei borghi più vivaci del territorio) e Santa Restituta (che prende il nome dalla patrona con una meravigliosa chiesa dedicata), attraversando campagne coltivate e oliveti, dove il paesaggio agricolo racconta una storia di continuità: piccoli frantoi, tradizioni contadine e una gastronomia che si lega strettamente al territorio. Proseguendo verso Toscolano si arriva fino alla suggestiva Melezzole, con le sue caratteristiche case in pietra. Qui il cammino entra nel cuore, nello spazio più autentico. I boschi si fanno più fitti, dominati da lecci e castagni, e il silenzio assume una presenza piena, che invita ad ascoltare il respiro della natura.








La seconda tappa conduce a Morre, toccando nelle sue varianti Morruzze, Acqualoreto e Collelungo, tutti borghi che conservano una struttura medievale intatta. Il paesaggio si apre in scorci improvvisi sulla valle del Tevere, mentre i vicoli raccontano una storia fatta di pietra e isolamento. È una parte del percorso in cui si percepisce con maggiore forza il tema dello spopolamento: case chiuse, piazze vuote, ma dall’altra anche uno straordinario racconto identitario. E poi c’è Scoppietto, dove si trovano i resti di un’antica fornace romana, testimonianza di quella produzione di ceramiche che a quell’epoca costituiva una delle principali attività economiche della zona. L’itinerario, nella terza tappa, si sviluppa verso Civitella del Lago, uno dei panorami più spettacolari sul lago di Corbara, un’apertura visiva che interrompe la dimensione più chiusa e raccolta dei boschi. Punto di approdo della quarta tappa è Baschi, uno dei luoghi più importanti della zona, con il suo caratteristico centro storico praticamente intatto che custodisce un ricco patrimonio storico e architettonico, oltre a essere uno dei punti nevralgici, a livello di servizi, per il cammino. L’ultima parte del percorso attraversa Montecchio, borgo ben conservato con mura medievali e strade acciottolate, prima di chiudere l’anello tornando a Tenaglie. Un ritorno che ha il sapore della trasformazione: ritrovarsi al punto di partenza, ma con uno sguardo diverso.
Il Cammino dei Borghi Silenti è stato inaugurato nel 2020 da un’idea di Marco Fioroni, guida escursionistica e grande conoscitore del territorio umbro, diventando in poco tempo una meta sempre più apprezzata dagli amanti del trekking e del turismo lento. Un progetto che non vuole essere solo un itinerario escursionistico, ma un vero e proprio progetto di valorizzazione territoriale. «Molti dei borghi attraversati dal percorso hanno conosciuto negli ultimi decenni un progressivo spopolamento, fenomeno comune a molte aree interne italiane – evidenzia Fioroni, che sul cammino ha anche realizzato una guida –. La diminuzione degli abitanti e delle attività economiche ha portato alcuni paesi a diventare sempre più silenziosi. Il cammino nasce proprio con l’obiettivo di invertire questa tendenza, attirando nuovi visitatori e promuovendo un turismo lento e sostenibile. Il passaggio dei camminatori ha infatti contribuito alla nascita di nuove attività ricettive, come bed & breakfast, agriturismi e piccole strutture di ospitalità diffusa. Anche ristoranti, bar e aziende agricole locali hanno beneficiato della presenza dei viaggiatori, offrendo prodotti tipici e servizi lungo il percorso. In questo modo il cammino è diventato uno strumento concreto di sviluppo locale, capace di portare nuova attenzione e nuove opportunità economiche ai piccoli centri della zona».
Così il silenzio e la marginalità sono diventati ricchezza. «Il silenzio non è assenza, ma uno spazio pieno, capace di accogliere chi cammina e restituirgli un rapporto più autentico con i luoghi e le persone che li abitano». Il cammino come gesto personale, di ricerca, ma anche collettivo, d’incontro con gli altri e che contribuisce a mantenere vivi borghi che rischierebbero di spegnersi. Silenti e resistenti.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Seguici anche su Google Discover di Avvenire 





