Amare, osare, desiderare: il Cantico dei Cantici torna al Meeting
di Igor Traboni, Rimini
Il cardinale José Tolentino de Mendonça e lo scrittore Davide Brullo rileggono il libro biblico come una grande scuola di reciprocità, bellezza e intimità: non una ricetta, ma un invito a lasciarsi sorprendere dall’esperienza dell’amore

In questo tempo di «anoressia diffusa nei confronti dell’amore», tornare al Cantico dei Cantici è quanto mai necessario «per svegliare il desiderio di essere amati e di amare». Così il cardinale José Tolentino de Mendonca, prefetto del Dicastero per la cultura e l’educazione, ha esordito nell’incontro che ha messo a tema proprio il Cantico dei Cantici, davanti ad un uditorio strapieno non solo di giovani ma anche di tante coppie di spose che, come vedremo poi, hanno poi simpaticamente ricevuto anche… dei compiti da fare a casa. Nella sua disamina del libro, il cardinale, che è anche fine biblista, ha ricordato come nella liturgia «leggiamo solo due volte passi del Cantico: il 21 dicembre, come preparazione al Natale, e nella festa di Santa Marria Maddalena, mentre poi spesso compare anche nella liturgia dei matrimoni. Eppure, pochi testi hanno avuto un impatto e una forza di toccare il cuore come il Cantico, se solo pensiamo che Tommaso d’Aquino è morto leggendo e commentando il Cantico e che Teresa d’Avila volle commentarlo dopo essersi chiesta perché nel mondo l’amore non viene capito. Io poi ho avuto la fortuna – ha svelato de Mendonca – di avere questo libro come un testo fondamentale per la mia formazione spirituale ma anche come poeta, quando per la prima volta lo sentii recitare da una donna analfabeta, una signora che faceva le pulizie nella chiesa della mia infanzia, che lo aveva imparato a memoria».
E ancora: nel Cantico, che pure è un libro canonico, Dio compare solo un paio di volte e di filato, senza nessuna continuità con la poesia biblica e questo, ha spiegato il relatore, è forse dovuto alla paternità dell’autore, rispetto alla quale esistono ipotesi diverse, compresa quella che sia stato scritto da una donna «ma di certo quello che impariamo è l’altissima dignità dell’essere umano, che è di una bellezza straordinaria in queste pagine. Ed è impossibile non commuoversi, non piangere davanti a tanta bellezza». Un altro aspetto fondante del libro è quello della «reciprocità che l’amore instaura, un qualcosa di bello da contemplare come un’icona. Ecco: il Cantico dei Cantici è un’icona d’amore», ha rimarcato il cardinale, sottolineando altresì come da queste pagine «impariamo cos’è l’intimità, ma allo stesso tempo che tutto l’amore è cosmico: l’amore è una nuova creazione, è capace di ricreare l’essere umano. Un amore che fa dell’uomo un principe e della donna una principessa, ma anche dei mendicanti, che cercano l’altro, in una solitudine condivisa che si fa preghiera: niente è così disarmato e disarmante come l’amore: l’altro fa di me quello che sono. E questa povertà ci aiuta a capire Dio», si è avviato a concludere José Tolentino de Mendonca, facendo letteralmente spellare le mani alla platea.
All’incontro, moderato da Annalisa Taggi e intervallato dalle letture dell’attore Giampiero Bartolini, è intervenuto da par suo anche Davide Brullo, scrittore, poeta e traduttore. «Il canto produce l’incanto», ha esordito Brullo, regalando alla platea due suggestioni/riflessioni a partire dall’avverbio “forse”: «Forse in fondo il Cantico dei Cantici non è altro che una poesia d’amore; forse è semplicemente bello. E la bellezza è inspiegabile. La sfida del Cantico è dire l’indicibile: è un inseguimento, una sequela, una razzia». Ed eccoci ai compiti a casa che Brullo ha assegnato in maniera tanto affabulatoria quanto convincente: «Questo libro non è l’arte di amare, ma l’arte di osare. E va giocato: e allora, stasera scrivete il vostro amore per una persona, con gli aggettivi e le immagini che volete, anche creando dei neologismi, come uno spazio di veglia e di custodia. E poi magari leggetelo insieme, un brano per uno, e anche se non avete capito niente, poi dite: ma che bello, perché l’ho letto con te, per te».
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