L’età dello tsunami: al Meeting Pellai e Ballerini spiegano la rivoluzione dei preadolescenti

di Igor Traboni, Rimini
Tra smartphone, corpo che cambia e bisogno di autonomia, la crescita tra i 10 e gli 11 anni mette alla prova ragazzi e adulti. Medico, psicoterapeuta e psicologa riflettono su come accompagnare questa fase senza sostituirsi ai figli
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August 24, 2026
Un momento dell'incontro con Alberto Pellai e Anna Maria Ballerini al Meeting
Un momento dell'incontro con Alberto Pellai e Anna Maria Ballerini al Meeting
Ma quanto è difficile, e al tempo stesso sfidante, mettersi accanto ai nostri preadolescenti e farsi loro “compagni di viaggio nell’età della tempesta”. A questo assunto e a questo titolo virgolettato, non formulato però come un interrogativo, ha cercato di rispondere l’incontro del Meeting di Rimini, organizzato dal mensile Tracce, che ha visto come relatori Alberto Pellai, medico e psicoterapeuta dell’età evolutiva, e Anna Maria Ballerini, psicologa e psicoterapeuta, moderato dalla giornalista Paola Bergamini. «Questa è davvero l’età dello tsunami – ha esordito Pellai, prendendo in prestito il titolo del fortunato libro che ha scritto assieme alla moglie Barbara Tamborini e che non a caso ha come sottotitolo “Come sopravvivere a un figlio pre-adolescente” – l’età più sfidante e coinvolgente, come posso ben dire anche da padre di 4 figli. Anche il funzionamento mentale è rivoluzionario. E’ molto più impattante quello che avviene nel cervello», spiegando che c’è una “parte” emotiva che vuole cercare emozioni, gratificazioni, divertimento, rispetto ad una cognitiva che invece è più lenta, immatura.
«I nostri ragazzi si trovano in una fase della vita in cui sei selvaggio, ma non sai darti limiti per non fare danni. E i genitori devono essere bravi a capire e a transennare questa corsa del figlio. E questa è una prima sfida educativa, perché quel pezzo di maturità che gli manca, devi metterglielo tu a disposizione». Pellai ha quindi fatto riferimento a quello che, in maniera efficace, ha definito come «l’autogol del terzo millennio: in questi ultimi 20 anni abbiamo limitato il potere esplorativo dei ragazzi, e soprattutto negli ultimi 15 è entrato in campo lo smartphone che si è mangiato una quota rilevante del tempo libero dei nostri figli. Prima dicevamo loro: ti metto in castigo e non puoi uscire dalla tua cameretta, oggi invece: ti stacco il wi-fi. Prima la frase tipica era: questa casa non è un albergo, oggi invece “esci da quella stanza”». Molto interessante, visto anche l’uditorio e la rispondenza che un simile argomento ha nel “popolo” di Cielle, anche il riferimento di Pellai alla necessaria appartenenza alla comunità «che oggi manca ed è piuttosto una appartenenza alla comunity».
Senza dimenticare che oggi la gran parte dei genitori ha solo un figlio «ed improvvisamente quel gioiello di famiglia, per il quale fai tutto, ti dice: ti odio. E corrono da chi fa il nostro mestiere… Ma se noi accediamo alla logica del “fallo per me, rendimi felice”, stiamo chiedendo al figlio qualcosa che non gli compete. Ricette? Io non ne no, ma credo che il mondo abbia bisogno di capire cosa stiamo costruendo, se è un mondo a misura di umano oppure no». Anche Anna Maria Ballerini ha richiamato con dovizia di particolari, e ovviamente di conoscenze, quella rivoluzione che avviene a 10-11 anni, anche nel corpo «e corpo e mente vanno insieme e quindi per i nostri ragazzi si tratta di una rivoluzione doppia, laddove anche i genitori non sono più i loro eroi e magari trovano più interessanti gli amici». Attenzione, ha messo in guardia Ballerini, alla iper velocità del digitale «per cui per un ragazzo è una tragedia se l’amico non risponde subito al messaggio, se appare la spunta blu ma lui non risponde. E anche noi adulti non ne siamo immuni». Altrimenti poi accade, come le ha detto un genitore nel corso di un incontro, che il figlio vuole essere coccolato con due mani e non con la carezza da una mano, mentre nell’altra tieni e guardi il cellulare.

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