Ucciso a calci e pugni per 50 euro: la fine di Guido, che non era invisibile
di Antonio Averaimo, Napoli
Il clochard 62enne, già vittima di un’aggressione nel 2019, era conosciuto dalla comunità cristiana e dai volontari di Sant’Egidio. C'è un arresto. Il vescovo Lagnese denuncia l’indifferenza di chi ha assistito al pestaggio e l'ha filmato

La scoperta che dietro il suo brutale assassinio ci fosse un debito di 50 euro raccolti con l’elemosina. Ancora prima, il filmato circolato in rete, girato da una persona presente – con altre − al momento del pestaggio. Ogni giorno la morte di Guido Roviello, 62 anni, senza fissa dimora di Caserta, si arricchisce di un nuovo, agghiacciante capitolo e continua a far discutere. Intanto, ieri è stato arrestato l’autore della violentissima aggressione a calci e pugni alla testa e al petto avvenuta mercoledì scorso (la morte di Roviello è sopraggiunta invece venerdì). Si tratta di un cittadino rumeno di 40 anni che viveva in strada proprio come la vittima, fermato dagli uomini della guardia di finanza di Caserta.
Da giorni i militari erano sulle tracce dell’uomo immortalato nelle immagini rimbalzate sui social, che stando al racconto fornito agli inquirenti pretendeva che la vittima gli restituisse la somma di denaro che gli era stata prestata. Da lì è nata la discussione degenerata nell’omicidio del clochard. A tradire l’assassino sono state proprio le immagini girate dai presenti con il proprio cellulare e quelle delle telecamere di videosorveglianza presenti in zona. Roviello era finito a vivere in strada negli anni scorsi, dopo aver perso il suo lavoro di cameriere.
Era ben conosciuto all’interno della comunità cristiana cittadina. Frequentava la chiesa di Nostra Signora di Lourdes, dove si recava anche a mensa. Negli ultimi tempi il parroco, don Antonello Giannotti, gli aveva trovato un letto nella vicina città di Maddaloni. Ma era conosciuto anche all’interno della Casa dell’Amicizia della Comunità di Sant’Egidio, dove faceva la doccia. I volontari della Comunità lo hanno descritto come «un uomo buono e molto sensibile», che già nel 2019 aveva subito un altro violento pestaggio, in seguito al quale aveva riportato diverse fratture. In quel caso fu assistito dall’associazione «L’angelo degli ultimi», che opera sul territorio a favore delle persone senza fissa dimora e in estrema povertà, per poi tornare alla vita in strada.
«Di fronte a una morte così violenta e insensata, ciò che ancora di più colpisce le coscienze è l’indifferenza di chi ha visto consumare un assassinio così efferato, senza intervenire», è il commento dell’arcivescovo di Capua e vescovo di Caserta, Pietro Lagnese, che ha ricordato anche la morte – avvenuta il giorno precedente al pestaggio subito da Coviello – di un altro clochard di nazionalità algerina. «Entrambe queste morti – sostiene Lagnese − sono avvenute in contesti in cui erano evidenti situazioni di sofferenza, incuria e profondo disagio. Dietro le definizioni generiche ci sono persone, storie, volti e dignità che non possono rimanere invisibili o essere spazzati via come un problema di decoro urbano. Guido (che frequentava talvolta la Cattedrale ed era noto al vescovo, ndr), con le sue fragilità e il suo grido di aiuto, chiedeva solo di essere visto e ascoltato». Lagnese ritiene insufficienti «sia un’azione emergenziale che una semplice rimozione dei giacigli. Serve invece un tavolo di confronto stabile e una rete strutturata. «Mi farò promotore – afferma il prelato − di un dialogo costante, affinché responsabilità pubblica e solidarietà sociale camminino insieme per intervenire prima che le fragilità arrivino al punto di non ritorno». La diocesi si è resa disponibile anche «ad assicurare una degna sepoltura a Guido, come segno di rispetto per la dignità inviolabile di ogni persona».
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