Le tre priorità
ineludibili (oltre gli slogan politici)

Povertà, Intelligenza artificiale e crisi climatica: sfide globali di lungo termine rispetto alle quali le istituzioni appaiono distratte e inermi
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August 25, 2026
Le tre priorità
ineludibili (oltre gli slogan politici)
Terreni aridi e il fiume Orco in secca a causa della siccità in Piemonte /Piemonte
In questa estate torrida siamo costretti ad assistere ad uno scenario politico tutto centrato su logiche di breve periodo e di contrapposizione, spesso aspra, sia a livello mondiale che a livello europeo e dei singoli stati. Una contrapposizione che trova un terreno privilegiato in problemi sicuramente importanti, dai flussi irregolari alla sicurezza nelle città, alla criminalità, ma che andrebbero affrontate in termini realistici e cooperativi, orientati a una mediazione civile e socialmente attenta tra interessi diversi. Mentre rimangono nell’ombra, ormai da troppo tempo, quelle che sono le vere sfide di lungo termine per l’umanità, rispetto alle quali la voce della politica risulta assente o troppo debole. I tre temi che fanno davvero la differenza rispetto al futuro dell’umanità e su cui bisognerebbe concentrarsi sono: l’acuirsi della povertà, lo sviluppo dell’Intelligenza artificiale e la crisi climatica.
Per quanto riguarda la povertà, il concentrarsi sul controllo delle frontiere, nazionali o europee, e sulle ondate che ormai da anni portano di volta in volta qualche migliaio di diseredati in cerca di futuro a bussare alle nostre porte, sembra costituire un velo che impedisce di guardare alle radici del problema, e cioè alla realtà di centinaia di milioni di poveri che affollano le aree più disagiate del pianeta e che continuano ad aumentare. Secondo Oxfam, Banca Mondiale e Onu, pandemia, guerre, crisi economiche e crisi climatica hanno provocato l’inversione del trend di lento miglioramento delle condizioni economiche dei più poveri, cui si era assistito nel recente passato. Un trend di crescita delle disuguaglianze e della povertà che si sposa con il calo degli aiuti pubblici allo sviluppo, che secondo l’Ocse nell’ultimo triennio hanno subito tagli mai visti prima, dell’8% nel 2024 e addirittura di più del 20% nel 2025. Tagli agli aiuti allo sviluppo e politiche di integrazione inadeguate. Mentre ci preoccupiamo di controllare gli ingressi alle frontiere, ci dimentichiamo delle migliaia di persone, provenienti da quei mondi di povertà di cui dicevamo, che affollano le baraccopoli e gli insediamenti informali di Puglia, Campania, Calabria e Sicilia (come nel caso di Rosarno tornato anche recente alle cronache), o di chi, ridotto in miseria per la perdita del lavoro o della casa, vive abusivamente in edifici occupati, come nel caso di Spintime a Roma. Realtà di cui si parla quasi solo in termini di allarme e di sicurezza, e rispetto alle quali, nonostante le promesse e gli stanziamenti per una soluzione dignitosa in termini di integrazione, la politica nazionale e locale è perennemente in ritardo, come testimoniano i 13 anni di stallo per Spintime o i 15 di Rosarno.
Per l’Intelligenza artificiale, sono ormai molto numerose le voci, anche attente e documentate, che disquisiscono sui rischi dell’IA e sulle trasformazioni che si prefigurano dal punto di vista antropologico e sociale, fino al punto di mettere in discussione la tenuta stessa degli attuali assetti della società umana. Come egregiamente messo in chiaro dall’enciclica di papa Leone Magnifica humanitas , e sviluppato proprio in questi giorni dagli approfondimenti di Avvenire . È sicuramente un bene che ci si interroghi seriamente sul tema dei correttivi e dei controlli necessari per utilizzare al meglio le potenzialità della IA ed evitare i contraccolpi negativi che possono derivarne. Ma la stessa Magnifica humanitas richiama l’attenzione sui risvolti squisitamente politici della transizione tecnologica in corso, di cui la politica sembra non volersi occupare, e che attengono a quello che viene definito il “progetto di dominio che disumanizza”, vale a dire i rischi che derivano dalla concentrazione di tutto il potere decisionale e produttivo nelle mani di chi finanzia e domina lo sviluppo tecnologico. Con evidenti rischi, già visibili oggi, in termini di condizionamento delle scelte nel campo delle strategie militari e della pace internazionale, piegate ad interessi privati spesso in contrasto con l’interesse generale. Come dice bene l’enciclica, la responsabilità e le strategie di sviluppo sono state cedute a infrastrutture private fuori controllo e a chi ne detiene la proprietà. A fronte di ciò, la politica sembra inerme e quasi disinteressata, ed i provvedimenti messi in campo fino ad oggi sono ben poca cosa rispetto alla complessità del tema.
Anche la crisi climatica soffre degli stessi mali e viene presa in considerazione dalla politica solo quando si tratta di contarne i danni. Morti per il caldo, incendi, siccità, inquinamento, alluvioni, uragani, malattie infettive, pandemie, malnutrizione ed eco-ansia sono riconosciuti ormai ampiamente come rischi in aumento. Secondo l’Oms ci saranno almeno 250 mila morti in più all’anno per l’impatto della crisi climatica e si stima che entro il 2050 300 milioni di persone subiranno i contraccolpi delle inondazioni costiere e 1 milione di specie viventi si estingueranno. Ma anche in questo caso la politica sembra inconsapevole dei rischi e della necessità di adottare urgentemente politiche di lungo periodo. Ci si limita a correre ai ripari quando i drammi climatici esplodono, e nonostante i diversi documenti sulla prevenzione e su One Health che sono stati stilati, non si vedono al momento all’orizzonte azioni concrete e strategie di lungo termine che possano incidere davvero sulla realtà.
Tre temi, tre sfide globali, tre bombe a orologeria, che rischiano di peggiorare progressivamente il benessere dell’umanità e di condizionare negativamente il futuro del pianeta e della vita umana al suo interno. Tre fronti che al momento vedono una politica distratta ed inerme.

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