Il caffè sospeso dei cattolici: al Meeting di Rimini associazioni e movimenti hanno trovato una nuova convergenza
di Paolo Viana
n incontro informale tra i vertici delle principali realtà ecclesiali riapre il dialogo sull’unità dei cattolici: non un nuovo soggetto politico, ma una grammatica d'azione comune su pace, sviluppo integrale, sostenibilità e impegno sociale

Quello dell’anno prossimo potrebbe essere il Meeting per l’amicizia tra i cattolici. Dopo l’incontro informale tra i vertici delle associazioni e dei movimenti a margine della visita papale, c'è chi parla di un momento pubblico. Insomma, quello di sabato - segnalato da Avvenire - non sarebbe stato solo un caffè tra vecchi amici. Non è un fulmine a ciel sereno. Negli ultimi anni, molti presidenti, senza clamore, non si sono persi un’edizione della kermesse di Comunione e Liberazione. Anzi, alcuni hanno partecipato da protagonisti. L’anno scorso, Margaret Karram (Focolari) è stata chiamata a parlare di Giussani; qui la comunità di Sant’Egidio è di casa e già nel 1985 si confrontavano in quest’arena i leader di Mcl e Acli. Resterebbe comunque un semplice caffè tra amici impegnati in percorsi diversi nella stessa Chiesa, se non fosse che per decenni queste organizzazioni si sono schierate su posizioni etiche, sociali e politiche, declinate secondo sensibilità, opinioni e progetti diversi. Una pluralità generata dal Vaticano II e, quasi sempre, generativa. Ma i tempi cambiano e anche la vita ecclesiale. Peraltro, ci sono passaggi storici in cui la lungimiranza dei leader sarebbe poca cosa se non ci fosse una spinta dal basso. Oggi questa spinta c'è. A non dividersi più. Sono trascorsi quasi quarant’anni dal caso Lazzati (forse non a caso, in un convegno del Meeting è emerso che Luigi Giussani lo stimava) e cinquanta anni dalla scelta religiosa di Vittorio Bachelet. E ne sono passati ventidue da quando Paola Bignardi aprì il sentiero. Nel 2004, la presidente dell’Azione Cattolica fu invitata ufficialmente a Rimini. Accompagnata dal vescovo Francesco Lambiasi, fu accolta come un capo di Stato. Disse con semplicità: «Voglio dare evidenza al nostro desiderio di condividere con voi questo momento che ricorda i 25 anni del Meeting e i 50 anni di Comunione e Liberazione». Fu chiamata “visita storica”: mise fine alla guerra fredda.
I presidenti delle associazioni e dei movimenti che hanno lasciato, l’altro giorno, un caffè sospeso per l’unità dei cattolici oggi non si sbottonano, ma, a microfoni spenti, ammettono che berrebbero volentieri il prossimo. Il clima di amicizia trascende il ruolo: «Anche se non sarò più presidente, un incontro ufficiale sarà un bel momento di Chiesa». E un vescovo, sondato su questo dialogo, ci saluta così: «Viva Trieste». Perché è risaputo che non a tutti piace il caffè, ma che il sinodo del 2021 e soprattutto la Settimana Sociale (che nel 2024 ha messo a tema il contributo dei cattolici italiani alla democrazia) hanno valorizzato gli sforzi di coloro che, nelle consulte locali come negli organismi nazionali, lavorano a questa convergenza da anni. Non si pensi a un partito dei cattolici. Immersi come siamo nelle polarizzazioni, persiste un’adesione emotiva a diverse opzioni politiche, ma la scarsissima corrispondenza tra le idee dei cattolici e le scelte legislative e di governo ha favorito la creazione di una grammatica comune, che porta al di là degli steccati di destra e sinistra. La spinta all’unità dei movimenti e delle associazioni cattoliche non è un fatto organizzativo, quanto la reazione storica alla delusione per due modelli - quello liberista da un lato e quello statalista dall’altro - che non hanno dimostrato nei fatti di riuscire a ridurre le diseguaglianze né l’assistenzialismo. In altre parole, i cattolici si stanno riunendo non su un’agenda politica o un partito, ma su un’idea di sviluppo integrale, di sostenibilità e di pace. Una concezione che farà venire l’orticaria a quanti campano sulle divisioni. Che è identitaria, molto più di quella che teneva unita la Dc. Che, come primo step, coagulerà queste sensibilità all’interno dei gruppi impegnati nel terzo settore, il quale non vuol essere una riserva indiana ma il motore di una nuova economia, questa sì “civile”.
Una possibile motivazione per cui tutto questo accada a Rimini va cercata nella storia del Meeting e della società: in un mondo in cui le relazioni sono sempre più virtuali, Rimini è rimasta l’unica piazza veramente umana, dove anche un Papa parla senza filtri: «Siete stati educati a leggere il Vangelo - ha detto - come rivelazione di Dio che si fa incontro, avvenimento, sguardo, esperienza, risvegliando in ciascuno il desiderio di essere amato e di amare. In tal modo, non avete fatto del “Meeting” una sorta di enclave: al contrario, esso è diventato un crocevia per la Chiesa e per la società, un incontro che moltiplica gli incontri e ispira nuovi cammini». È davvero il momento di prendere un caffè.
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